I “coniugi killer” rinviati a giudizio per il delitto Berlingeri

Inizierà il 29 novembre il processo che vede alla sbarra Federica Guerrise e Marco Gallo, che è accusato anche per gli omicidi Mezzatesta e Pagliuso

LAMEZIA TERME Partirà il prossimo 29 novembre, davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro, il processo a carico dei coniugi Marco Gallo, 32 anni, e Federica Guerrise, 30, accusati di avere organizzato e portato a compimento, il 19 gennaio 2017, l’omicidio del fruttivendolo di etnia rom Francesco Berlingeri, 57 anni. Nel corso dell’udienza preliminare che si è tenuta mercoledì mattina davanti al gup di Lamezia Terme, Valentina Gallo, i due imputati sono stati tenuti a distanza anche se è stato concesso loro un breve attimo per salutarsi con un abbraccio e un bacio.
L’accusa, rappresentata dal sostituto procuratore di Lamezia Terme, Marta Agostini, ha delineato gli elementi di prova a carico dei due coniugi chiedendo il rinvio a giudizio.
Le parti civili, rappresentate in giudizio dagli avvocati Pino e Alessandro Zofrea, hanno abbracciato le tesi dell’accusa. Dal canto loro le difese, gli avvocati Antonello Mancuso e Francesco Siclari, non hanno avanzato richiesta di riti alternativi. Secondo l’accusa, Marco Gallo (imputato dalla Dda di Catanzaro per il delitto di Gregorio Mezzatesta – avvenuto a Catanzaro il 24 giugno 2017 – e indagato per l’omicidio dell’avvocato Francesco Pagliuso, ucciso a Lamezia la sera del 9 agosto 2016) avrebbe materialmente eseguito l’agguato sparando da distanza ravvicinata alla vittima mentre questa stava scaricando della merce davanti al suo negozio nel quartiere di Sambiase, a Lamezia, mentre la moglie avrebbe invece fatto da “specchietto”, avvisando telefonicamente il marito dell’arrivo dell’obiettivo.

LE INDAGINI Secondo le indagini condotte dalla Squadra mobile di Catanzaro e dal commissariato di Lamezia Terme, su ordine della Procura guidata da Salvatore Curcio, la giovane avrebbe accompagnato il marito nelle attività di perlustrazione sul luogo del delitto il giorno prima dell’agguato. Lui a bordo della sua moto da enduro e lei alla guida di una Fiat 600. E il giorno dell’omicidio lei avrebbe fatto da specchietto, aspettando nella macchina e avvisando il marito con una telefonata del rientro della vittima nel suo negozio di frutta e verdura. Due minuti dopo la telefonata, è la ricostruzione degli investigatori, Gallo sarebbe arrivato a bordo della moto sorprendendo Berlingeri che stava scaricando gli ortaggi comprati nel mercato ortofrutticolo di Catanzaro. Gallo si sarebbe affiancato all’uomo e lo avrebbe fulminato con quattro colpi centrandolo alla testa.

LA DIFESA Ad incastrare i due coniugi sarebbero state le meticolose analisi delle videocamere della zona che hanno ripreso la moto con a bordo Gallo e la Fiat 600 della Guerrise nel giorno precedente l’agguato e nel momento dell’omicidio. Ai video si unisce l’analisi delle celle telefoniche che individuerebbe i due imputati nei predetti luoghi. Secondo la difesa la Fiat 600 ripresa dalle telecamere non coinciderebbe con quella della donna, sia per una questione di somiglianza che per il fatto che non se ne legga la targa in nessun filmato. E per quanto riguarda geolocalizzazione della cella telefonica, questa abbraccia un raggio di tre chilometri, un bacino troppo vasto secondo gli avvocati. Inoltre l’arma di Gallo, quella almeno che lui deteneva regolarmente e con la quale andava ad esercitarsi al poligono, non avrebbe sparato nei giorni del delitto.
Delitto che ha portato anche al ferimento ad una gamba del nipote di 11 anni di Berlingeri colpito mentre aiutava lo zio a scaricare la merce. Al momento i familiari del giovane non hanno manifestato la volontà di costituirsi parte civile. Ma potrebbero cambiare idea per l’inizio del dibattimento, il 29 novembre prossimo.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it





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