I sindacati portano a Roma la «disperazione» degli lsu-lpu calabresi

Cgil, Cisl e Uil annunciano la mobilitazione nella Capitale per la mancanza di risposte dal governo nazionale e dal Parlamento. Stigmatizzata l’assenza dei deputati e dei senatori calabresi. Allarme per Gioia Tauro e per San Ferdinando

LAMEZIA TERME Da Roma non arrivano notizie, e già questa è una cattiva notizia, e poi non c’è nessun parlamentare di parte governativa – grillino e/o leghista – e anche questa è una cattiva notizia. Le due cattive notizie, messe insieme, sono sufficienti ai sindacati Cgil, Cisl e Uil della Calabria per rompere gli indugi e annunciare la “presa” di Roma: una mobilitazione a sostegno della vertenza dei precari ex lsu-lpu, che a fine dicembre, dopo 20 anni sulle “montagne russe”,  rischiano di non aver alcun futuro perché in sede di discussione della legge di bilancio del governo nazionale al Parlamento non c’è alcuna garanzia sulle risorse necessarie a proseguire il loro percorso di stabilizzazione. Del resto, in commissione Bilancio alla Camera ci sarebbero tre emendamenti in questa direzione ma nessuno proveniente dalla maggioranza gialloverde.

LA BOMBA SOCIALE DEI PRECARI «Il rischio di un grave arretramento nella vicenda Lsu-Lpu è molto alto: non arrivando risposte in Calabria, andremo a chiederle e prenderle a Roma», spiega il segretario generale della Cgil, Angelo Sposato. Rincara la dose il segretario della Cisl Calabria, Tonino Russo: «C’è una situazione di grande disperazione, perché gli ex lsu-lpu calabresi da 20 anni stanno lavorando per il “governo in nero: dopo 17 anni siamo riusciti a far avere loro un vero contratto di lavoro con i Comuni e altri enti pubblici con l’impegno per una loro stabilizzazione entro tre anni, ma in queste ore il loro futuro sta andando in fumo. C’è un problema di mancanza di volontà politica, se è vero che che si propone un reddito di cittadinanza ma si vuole distruggere il lavoro che c’è». E anche il segretario della Uil Calabria, Sandro Biondo, ribadisce «la grande preoccupazione per il futuro degli ex lsu-lpu. Ora la vertenza si sposta a Roma, con l’obiettivo di lanciare un messaggio forte e inequivocabile al governo nazionale. Confidiamo nella possibilità di trovare una convergenza massima da parte della Regione e dei sindaci, e confidiamo n un ripensamento della deputazione parlamentare». Intanto, nel pomeriggio Sposato, Russo e Biondo hanno raggiunto la Cittadella per ragguagliare il presidente della Regione Oliverio delle loro intenzioni di spostare la mobilitazione per i precari contro il governo nazionale direttamente a Roma: e domani Cgil, Cisl e Uil Calabria riuniranno l’attivo unitario per ratificare la decisione.

PARLAMENTARI SOTTO ACCUSA È questa, in estrema sintesi, la risultanza di una giornata di passione, nella quale i sindacati hanno potuto misurare anche il (minimo) grado di affidabilità della deputazione parlamentare calabrese. Cgil, Cisl e Uil avevano infatti invitato i senatori e i deputati eletti nella regione per un confronto sulla piattaforma sindacale rispetto alle scelte del governo nazionale nella legge di bilancio, ma i parlamentari della maggioranza governativa hanno completamente disertato la riunione, alla quale ha partecipato solo il democrat Ernesto Magorno per l’opposizione. «In gran parte la motivazione ufficiale che ci è stata fornita è la necessità di essere a Roma per i lavori parlamentari sulla legge di bilancio, ma è una motivazione che regge davvero per pochi», osserva Sposato che stigmatizza soprattutto «l’inerzia dei deputati e senatori del Movimento 5 Stelle, che adesso devono capire che gli slogan non bastano più». «Una vera e propria latitanza», la bolla Biondo, mentre Russo parla di «assenza ingiustificata che comunque la dice sula sulla scarsa attenzione della politica calabrese ai drammi della nostra terra».

IL SILENZIO SU GIOIA TAURO Drammi che sono, in effetti, tanti, secondo i sindacati, che oggi hanno anche posto l’accento su altri dossier delicati, come quello del porto e dell’area portuale di Gioia Tauro. Anche qui, Cigl, Cisl e Uil danno sfogo alla «grande preoccupazione per le scelte e i ritardi del governo nazionale»: Sposato manifesta «la contrarietà allo scorporo dei porti di Reggio Calabria e Villa San Giovanni dall’Autorità portuale di Gioia Tauro», mentre Biondo si dichiara «sbalordito del fatto che pochi giorni fa il presidente del Consiglio dei ministri è sceso in Calabria ma non ha voluto incontrare la società calabrese e non ha affrontato le emergenze di questo territorio, tra cui il porto di Gioia Tauro e la Zes, della quale oggi non si sa più nulla».

IL DOLORE PER SAN FERDINANDO Ma c’è anche l’attualità più stringente, che ha le sembianze delle baracche in fiamme della tendopoli di San Ferdinando e il volto struggente del giovane 18enne gambiano Suruwa Jaiteh, bruciato vivo insieme al suo sogno di una vita migliore. «Convocare i tavoli solo quando succedono le tragedie ormai non basta più», dice ancora Sposato, secondo il quale «è necessario che i tavoli producano risultati e che ci si soffermi su tre priorità. La prima – prosegue il segretario della Cgil Calabria – è fare una grande azione di contrasto al caporalato e allo sfruttamento, perché se ci sono ghetti così è perché ci sono sfruttati e sfruttatori. Bisogna poi fare una grande battaglia per i diritti umani, e bisogna fare una tracciabilità del collocamento e serrati controlli forti nella filiera dei trasporti. Su tutte queste cose abbiamo chiesto da tempo impegni al governo e alla Regione, ma ad oggi questi impegni non ci sono stati. Oggi è evidente che il problema lo dobbiamo affrontare in modo molto più incisivo e forte di quanto finora fatto». Secondo Russo della Cisl «non è più accettabile intervenire con soluzioni tampone, per questo chiediamo un tavolo istituzionale con tutte le istituzioni perché non possiamo più accorgerci di queste emergenze solo quando muore qualcuno». Infine, Biondo della Uil osserva che «il Decreto Sicurezza va assolutamente rivisto, perché la politica dell’accoglienza diffusa nei piccoli centri va migliorata ma non smantellata. In campo dev’essere messo un progetto serio: deve farlo il governo nazionale, ma anche il governo regionale e la politica calabrese devono mettere in campo politiche di integrazione coerenti con il fatto che la Calabria è terra di approdo».

Antonio Cantisani
redazione@corrierecal.it





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