REVENTINUM | Il sequestro dell’avvocato Pagliuso nella faida della montagna 

Le indagini della Dda di Catanzaro ricostruiscono l’incontro nel bosco imposto al giovane legale ucciso nel 2016. Fu immobilizzato e posto davanti a una buca scavata nel terreno con un mezzo meccanico

LAMEZIA TERME Tra i reati, a vario titolo, contestati alle 12 persone fermate giovedì mattina dai carabinieri del comando provinciale di Catanzaro su disposizione della Procura guidata da Nicola Gratteri, oltre all’associazione a delinquere vi è anche violenza privata e sequestro di persona nei confronti dell’avvocato Francesco Pagliuso, ucciso a 42 anni, nella notte del 9 agosto da un sicario in seguito identificato dagli investigatori in Marco Gallo, 33 anni. Gallo è accusato di essere l’esecutore dell’omicidio. Il cerchio sul caso non si è ancora definitivamente chiuso ma gli inquirenti stanno stringendo la morsa in maniera sempre più pressante.
Tre anni prima del delitto l’avvocato era stato portato in bosco e minacciato. Lo aveva raccontato egli stesso a sua sorella Antonia. Il fatto viene riportato nelle procedimento che ha portato all’arresto di Marco Gallo, il quale è ritenuto braccio armato della famiglia Scalise di Decollatura. Dall’inchiesta “Reventinum” della Dda di Catanzaro emergono, oggi, le tremende modalità delle minacce al legale. Pagliuso sarebbe stato, infatti, incappucciato e condotto da Lamezia Terme in un bosco del Reventino e, lì, sarebbe stato immobilizzato e posto davanti a una buca scavata nel terreno con un mezzo meccanico. Questo, secondo gli inquirenti, per piegarlo alla volontà della cosca, con riferimento alle determinato e al comportamento da tenere nel procedimento a carico di Daniele Scalise.
L’episodio è stato raccontato, in parte, da Antonia Pagliuso. La sorella del legale ha spiegato che, durante la latitanza di Daniele Scalise, tra la primavera del 2012 e quella del 2013, il fratello era stato condotto da Pino Scalise in un bosco laddove ad aspettarli c’erano Giovanni Vescio, Francesco Iannazzo e Daniele Scalise. Nel corso dell’incontro, Francesco Pagliuso sarebbe anche stato «aggredito e minacciato dai suoi interlocutori poiché accusato di non aver difeso in maniera adeguata Daniele Scalise nell’ambito di alcuni procedimenti che lo vedevano coinvolto».
Secondo quello che il giovane avvocato raccontò a sua sorella, solo l’intervento di Pino Scalise, padre di Daniele, «avrebbe scongiurato ben più gravi conseguenze» nel corso di quell’incontro. È proprio a Scalise, però, che la Dda contesta il sequestro di persona e la violenza privata con l’aggravante mafiosa nei confronti dell’avvocato (gli altri presunti responsabili sono, nel frattempo, deceduti). E sempre Scalise, secondo gli investigatori, avrebbe minacciato Pagliuso anche dopo l’episodio del bosco, direttamente all’interno del suo studio di Lamezia Terme.

LA FAIDA DEL REVENTINO  Alcuni giorni dopo l’accaduto, nell’udienza del processo celebratosi a Cosenza e che vedeva come imputato Daniele Scalise in aula erano presenti anche Giovanni Vescio e Francesco Iannazzo i quali, posizionandosi alle spalle di Pagliuso durante l’arringa, a mò di controllo, assumevano un atteggiamento intimidatorio nei confronti del professionista. Vescio e Iannazzo verrano uccisi un bar di Decollatura, il 19 gennaio del 2013. Per questo delitto verranno condannati a 20 anni di carcere, in appello, Domenico e Giovanni Mezzatesta, padre e figlio. Ad assumere la difesa dei Mezzatesta cisarà l’avvocato Pagliuso. Scelta che non incontra il favore degli Scalise. La sorella di Francesco Pagliuso racconterà poi agli inquirenti «dell’inevitabile inasprimento dei rapporti del fratello con la famiglia Scalise all’indomani del duplice omicidio Vescio-Iannazzo e, soprattutto, a seguito della difesa assunta dal Francesco Pagliuso dei responsabili del duplice omicidio, trattasi dei Mezzatesta, padre e figlio, che peraltro avevano ormai da tempo incrinato i loro rapporti con gli Scalise, a causa di vecchi interessi economici nel predominio delle estorsioni, degli appalti pubblici nella zona del Reventino». Dopo questi avvenimenti un lunga scia di sangue si dipanerà dal Reventino alla Piana. Il 24 giugno 2017 verrà ucciso a Catanzaro Gregorio Mezzatesta, fratello di Domenico. Un anno prima, il 9 agosto 2016, Francesco Pagliuso era stato freddato nel giardino della sua abitazione. Per entrambi i delitti è finito in carcere Marco Gallo. Ma il cerchio sulla faida per il predominio della zona del Reventino si sta chiudendo.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it







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