Ecco come venivano truffati i risparmiatori di Lamezia

I dettagli dell’inchiesta che ha portato all’arresto del promotore finanziario Vincenzo Torchia. È lui stesso a ricostruire la vicenda parlando con gli inquirenti: «Così entrai in un giro vorticoso da cui sapevo che non sarei uscito». Del raggiro sono state vittima 68 persone

di Alessia Truzzolillo
LAMEZIA TERME È accusato di truffa, nei confronti di 68 persone,  e autoriciclaggio Vincenzo Torchia, 50 anni, consulente finanziario di una filiale lametina di banca Fideuram (qui la notizia dell’arresto). Secondo l’accusa, formulata dalla Procura di Lamezia Terme, in seguito alle indagini della Guardia di finanza di Catanzaro e del Gruppo di Lamezia, Torchia si sarebbe fatto consegnare consistenti somme di denaro a fronte della promessa di forme di investimento ad interessi vantaggiosi; avrebbe poi omesso di trasmettere alla Fideuram gli ordini di versamento impartiti dai clienti, rilasciando a questi ultimi false distinte di presentazione valori e false rendicontazioni. Il “profitto” di questo reato ammonterebbe a 6.655.201,00 euro. Venerdì il gip Emma Sonni ha disposto la misura degli arresti domiciliari per Torchia e il sequestro preventivo, nei confronti dell’indagato, di 4.685.491,47 euro.

ALTRI INDAGATI Ad operare in questo raggiro, però, secondo l’accusa, Torchia non sarebbe stato solo. Sono accusati di autoriciclaggio la moglie Ida Rosa Condina e il cognato Gianluca Condina, che avrebbero trasferito il denaro illecitamente recuperato da Torchia in attività finanziarie e investimenti. In più Torchia, il padre Pasquale e il cognato avrebbero trasferito fraudolentemente la titolarità di un appartamento a Pasquale Torchia con lo scopo di aggirare il reato di autoriciclaggio. È accusato di truffa anche il promotore Fideuram Santo Mario Adamo per aver rilasciato a diversi clienti, situazioni portafoglio attestanti incrementi finanziari non veritieri nei quali si attestava un capitale investito di valore maggiore rispetto a quello reale. Ad una delle persone offese, per esempio, era stato riferito di un capitale investito pari a 113.314,96 euro, mentre in realtà ammontava a 36.485,94, euro arrecando così al correntista un danno di 36.485,02 euro e procurando all’indagato un ingiusto profitto costituito dalle commissioni percepite da Fideuram in virtù del volume e da numero delle operazioni di investimento. Per favoreggiamento personale è indagata anche Cinzia Bruno, segretaria della filiale di Fideuram che sarebbe stata a conoscenza delle attività dei propri dominus Torchia e Adamo, avrebe dichiarato agli investigato di non sapere nulla, aiutando gli indagati ad eludere le indagini a loro carico.

LE DICHIARAZIONI DI TORCHIA È lo stesso Torchia che riferisce agli investigatori: «Dall’anno 2010 circa, il mercato immobiliare, come è noto, non ha dato buoni frutti e notavo che i diversi clienti erano diffidenti ad investire il loro denaro. Nonostante ciò, comunicavo ai clienti false rendicontazioni sui loro investimenti, per non perdere il cliente. Si è verificato, invece, che gli interessi promessi, purtroppo, non si avveravano poiché come ho detto il mercato andava al ribasso. Nel momento in cui il cliente veniva a disinvestire la somma da me rendicontata e non avendo o non disponendo di tale somma ero costretto a rifondere la parte mancante con denaro contante sottratto ad altri clienti, ai quali avevo promesso a sua volta rendimenti molto allettanti, entrando in un giro vorticoso in cui sapevo che non sarei uscito. In pratica si è verificato che ai clienti poco esperti in materia chiedevo di investire denaro contante ed agli stessi rilasciavo ricevute di investimento indicando sulle stesse l’importo del denaro investito e la scadenza dell’interesse. In realtà prendevo questo denaro per far fronte al pagamento degli interessi che avevo promesso con le stesse modalità…». Lo racconta Torchia a settembre 2016 e secondo il gip «comincia ad ammettere ampiamente gli addebiti» dimostrandosi pentito. Secondo l’accusa l’indagato avrebbe collocato il danaro illegalmente sottratto ai clienti Fideuram su un conto cointestato con la moglie e su un conto Unicredit, per poi effettuare da questi conti correnti bonifici a favore della “Skrill Ltd”, intermediario finanziario estero operante attraverso internet e avente sede nel Regno Unito, Londra, che garantisce rapidi accreditamenti su conti esteri dei cessionari difficilmente identificabili.

L’ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE Secondo l’accusa Vincenzo Torchia, che a settembre aveva fatto le sue dichiarazioni alla polizia giudiziaria, a ottobre con Gianluca Condina e Ottavio Estini avrebbero avrebbero creato un’associazione per delinquere «allo scopo di compiere più reati ai danni della Fideuram». Lo scandalo Fideuram era già scoppiato (qui la notizia del 2016) e diversi investitori stavano correndo ai ripari per recuperare almeno parte dei risparmi. Stando alle indagini, Torchia avrebbe speculato sull’ideazione di falsi rimborsi attribuiti a soggetti che in realtà non sarebbero mai stati vittime del raggiro. Quindi avrebbe promosso un’associazione che sarebbe stata diretta alla formulazione di falsi contratti di investimento per cercare di far ottenere dei rimborsi a persone – tra le quali Estini, la madre di Condina, e altri che sono in corso di identificazione – che in realtà non sarebbero mai state truffate da Torchia. La falsa documentazione sarebbe stata predisposta da Torchia, il disbrigo delle pratiche e il contatto coi legali da Condina e le percentuali di suddivisione degli illeciti da Estini. I falsi documenti sarebbero poi stati inviati a Fideuram che avrebbe largito le somme all’associazione ritenendo che fossero da destinare a vittime del raggiro. Secondo il gip «se da un lato risultano versate in atti conversazioni tra Condina ed Estini, dal cui tenore si evince in maniera univoca la sicura natura truffaldina dell’intera operazione che gli stessi si accingono a realizzare» ai danni di Fideuram, dall’altro non emerge altrettanto chiaramente il ruolo di Torchia. Le conversazioni captate che riguardano il promoter sarebbero laconiche e suscettibili di alternativa lettura. Mentre, per quanto riguarda Estini e Condina, cognato di Torchia, «non vi è dubbio – scrive il gip – che che gli stessi si siano adoperati per recepire dei rimborsi da parte dell’istituto di credito simulando falsi contratti di investimento stipulati con il promotore Torchia da una serie di soggetti non allo stato identificati». (a.truzzolillo@corrierecal.it)





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