A Lamezia Centro trasfusioni a rischio collasso

La struttura serve anche gli ospedali di Soveria Mannelli e di Soverato, ma la carenza di organico potrebbe presto trasformarsi in un calvario per i pazienti e il personale di molti reparti

di Alessia Truzzolillo
LAMEZIA TERME Il Centro trasfusionale di Lamezia Terme non serve solo l’ospedale della Piana ma anche quelli di Soveria Mannelli e di Soverato. Un territorio vastissimo, basti pensare che nel 2018 sono stati effettuati circa 6000 controlli incrociati su altrettante sacche di sangue da destinare ai pazienti dei tre nosocomi. Attualmente il Centro trasfusionale è aperto 12 ore al giorno e vi è reperibilità notturna per le emergenze. Ma da qui a breve il rischio è che il Centro si riduca a 6 ore giornaliere con battenti chiusi già alle due del pomeriggio. Il risultato rischia di essere un calvario per i pazienti e per il personale sanitario di reparti quali, per esempio, Ostetricia, Chirurgia, per non parlare del Pronto Soccorso, ma anche Ortopedia. Insomma, un paziente con una forte emorragia, una partoriente, un paziente malato cronico (come nei casi di persone affette da patologie oncologiche) dovranno incrociare le dita e sperare di non avere bisogno di una trasfusione dopo le 14? Come al solito la qualità della vita – e il rispetto dei Livelli essenziali di assistenza – è subordinato all’applicazione di leggi e decreti ampiamente derogati. Ma procediamo con ordine. A marzo 2017 il Centro trasfusionale poteva contare su un direttore, due medici e quattro tecnici. A gennaio 2018 un tecnico è deceduto, tra l’altro è morto sul posto di lavoro. I tecnici intervenuti a sostituirlo non sono stati inviati dall’Asp ma dall’Azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio di Catanzaro. Hanno contratti a tempo determinato: uno scade il 5 giugno e l’altro è scaduto il 30 maggio. Un altro tecnico andrà in pensione il primo agosto. Per assicurare al Centro la regolare copertura dei turni servirebbero 6 tecnici di laboratorio sanitario biomedico. Attualmente ce ne sono 4, due professioniste esperte e due assunte il primo maggio, ancora in formazione e non completamente in grado di avere piena autonomia, in grande difficoltà se fossero da sole durante un turno di reperibilità. Se non si dovesse assicurare la regolare copertura dei turni di lavoro, il Centro rischia di passare dalle 12 ore attuali a 6 ore, con chiusura alle 14. E non verrebbe meno il vitale lavoro di controllo incrociato per stabilire la compatibilità tra una sacca di sangue e il paziente che la riceve. Verrebbe meno, soprattutto nei casi di emergenza, l’esperienza del medico in grado – com’è accaduto di recente a Lamezia in un’intervento di concerto tra l’equipe di Chirurgia e il Centro trasfusionale – di somministrare a un paziente con un’emorragia gastrica che non si fermava, quattro sacche di sangue già trasfuse, un nuovo farmaco che ha consentito di arrestare l’emorragia.

QUEL DECRETO INATTUABILE L’attesa, adesso, è nel capire se i dirigenti dell’Asp di Catanzaro, tra questi il direttore sanitario facente funzioni Amalia De Luca, decideranno di dare seguito al dca 68 del 29 giugno 2015 attuativo del cosiddetto decreto Scopelliti, ampiamente derogato nei tempi e nei modi. Il decreto Scopelliti prevedeva che i Centri trasfusionali di Lamezia, Castrovillari e Polistena passassero a 6 ore. Dodici ore erano garantite a Rossano, Paola, Locri, Vibo Valentia e Crotone. Attivi h24 Reggio Calabria, Catanzaro e Cosenza. Ora, già considerare un comprensorio come quello lametino, che serve anche Soveria e Soverato, alla stregua di centri decisamente più piccoli, sembra un paradosso sul quale aprire una lunga dissertazione a parte. Ma c’è in più da considerare che il decreto Scura – che rende attuativo il Dpgr 58 del giugno 2014 (ossia il decreto Scopelliti) – prevede che «la piena attuazione del riordino della rete trasfusionale regionale richiede dei tempi di adeguamento». Ovvero che la realizzazione del Centro unico regionale di validazione biologica, già avviata, comporterà delle fasi esecutive intermedie; che ricorre la necessità di assicurare continuità alle attività dei Servizi trasfusionali per garantire i Livelli essenziali di assistenza in materia di Medicina trasfusionale. E, soprattutto, prevede che «per non interrompere tali attività, pertanto, si rende necessario che i Servizi trasfusionali continuino ad assicurare le attività e a mantenere l’organizzazione attualmente in essere, per il tempo strettamente necessario al completamento dell’attuazione della rete trasfusionale regionale». Rete trasfusionale regionale ancora non completata del tutto. Quello che abbiamo oggi è un Centro a Lamezia in grave carenza di organico che deve assicurare le sacche di sangue a Soverato – ospedale che assiste un grosso numero di malati cronici, con staffette da 280 chilometri: per ogni controllo incrociato sono tre viaggi – e che deve fare fronte alle emergenze di un territorio che si estende dalla costa tirrenica ai monti pre-silani. Un’emergenza che, come spesso accade quando c’è di mezzo l’ospedale di Lamezia Terme, trova protagonista il colpevole silenzio dei rappresentanti politici. (a.truzzolillo@corrierecal.it)





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