Valli Cupe, il vescovo di Crotone: «Dispiaciuto per le dimissioni di Lupia»

Monsignor Graziani chiede l’intervento della Regione per «non disperdere l’esperienza della Riserva, a causa di miopie e ristrettezze mentali localistiche»

CROTONE «Sono profondamente dispiaciuto per le dimissioni da direttore della Riserva naturale Valli Cupe del dottor Carmine Lupia che ha avuto fin da ragazzo, verso il bene ambientale in cui è cresciuto, e dove è tornato per mettere al servizio della collettività calabrese la sua grande professionalità maturata in Italia e all’estero, un amore e una passione semplicemente straordinari. La Chiesa colloca l’ecologia ambientale dentro l’ecologia umana, perché l’uomo ha necessità di un ambiente naturale salubre e congeniale al bisogno di crescere nelle virtù e nell’incontro con Dio». È quanto afferma, in una nota, monsignor Domenico Graziano, arcivescovo di Crotone-Santa Severina, in relazione alla situazione venutasi a creare nella Riserva naturale regionale delle Valli Cupe in seguito alle dimissioni di Lupia. «C’è un nesso – prosegue il presule – fra degrado ambientale e degrado morale; se si osserva con attenzione, nell’offesa alla natura e nel deturpamento dell’ambiente, si rinviene sempre una fragilità delle comunità. A salvarci dal degrado, non sarà l’intelligenza artificiale, peraltro utilissima, ma è essenziale lo sguardo nuovo delle persone verso il Creato, in particolare l’ambiente e le bellezze paesaggistiche. Trovo che l’esperienza di Lupia, sostenuta dagli storici amici delle Valli Cupe e dalla buona politica, vada nella giusta direzione e sia orientata da valori solidi, primo fra tutti il rispetto dell’equilibrio nel rapporto uomo-natura. “Rivelami il paesaggio in cui vivi e ti dirò chi sei”, è stato eloquentemente detto. In quell’area della Calabria, ha preso corpo un’esperienza naturalistica che, attraverso la valorizzazione dell’ambiente, riconosce, al contempo, la sacralità dei luoghi da cui nasce il rapporto con la fede, un’importanza centrale alla riscoperta delle radici culturali e dell’identità delle comunità coinvolte. È un’area su cui sta incidendo positivamente un modello di sviluppo sostenibile che l’Archivio della Generatività sociale dell’Università Cattolica di Milano, dopo ricognizioni scrupolose, ha definito “un Monastero naturalistico per il XXI secolo”».
«Non nutro dubbi che, pur nel clima di disorientamento generale che caratterizza il dibattito pubblico – sostiene ancora Graziani – la Regione saprà attivare le misure indispensabili per evitare di disperdere, a causa di miopie e ristrettezze mentali localistiche, un rilevante patrimonio naturalistico e un sistema di buone pratiche ambientali che va avanti da oltre due decenni e che, finalmente, dopo aver ottenuto un riconoscimento giuridico, grazie ad una legge regionale che ha istituito tre anni or sono la Riserva delle Valli Cupe, oggi non può essere trascurato col rischio di vanificare sforzi, sacrifici e impegni individuali e collettivi. Il mio auspicio è che, in tempi brevi, si corra ai ripari, interpretando le osservazioni esposte dal dottor Lupia non come criticità irrisolvibili, anzi come l’occasione propizia messa a disposizione dalla Provvidenza, per fare di più e meglio, con l’intento, in particolare, di: allargare gli spazi della Riserva all’insegna del coinvolgimento soprattutto dei più giovani; ampliare i suoi interlocutori istituzionali; irrobustire un esempio naturalistico universalmente apprezzato che può continuare a dare slancio all’insieme delle nostre Aree protette e speranza e fiducia alla Calabria positiva alla luce del messaggio evangelico».







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