Caos all’ospedale di Lamezia: pazienti in coda per ore per prenotare un esame

Il calvario di decine di persone costrette ogni giorno ad attese interminabili davanti agli sportelli del Cup. «Un inferno». La situazione diventa drammatica per chi necessita di analisi frequenti. La dirigente: «Manca il personale, ma nessuno ci ascolta» – VIDEO

di Giorgio Curcio
LAMEZIA TERME Sveglia all’alba per rincorrere un posto in prima fila. Una corsa che per decine di pazienti inizia già alle 5 del mattino, fra il sole che sorge all’orizzonte e le prime auto che iniziano a percorrere le strade ancora addormentate. Non c’è un solo minuto da perdere per chi ha necessità di recarsi all’ospedale “Giovanni Paolo II” di Lamezia Terme per prenotare un prelievo ematico e – si spera – effettuare l’esame già nella stessa mattinata.
Una sorta di percorso a tappe forzate che ormai in molti conoscono. E agli altri che arrivano più tardi (dalle 7 in poi) non resta che ingoiare l’amaro boccone e mettersi in fila. E attendere, per ore.
CODE INTERMINABILI Il nostro viaggio nella sanità lametina, dunque, riparte dall’ennesima criticità, arricchendosi con un nuovo e sconcertante capitolo. Già perché non bastavano la chiusura di diversi reparti – tra cui Dermatologia -, gli enormi disagi per quello di Cardiologia e le montagne di rifiuti nei pressi del Pronto Soccorso (risolto dopo la nostra segnalazione). Tra le criticità del presidio lametino, infatti, c’è anche l’incredibile calvario che ogni mattina decine e decine di pazienti devono subire, tra mugugni e qualche strillo, davanti agli sportelli del Cup.
E tra “totem” elettronici che non funzionano, eliminacode confusionari e il personale evidentemente carente e insufficiente, ci si organizza come si può. Spesso ricorrendo anche a liste di prenotazione su carta e penna, in attesa che lo sportello dell’accettazione apra i battenti attorno alle 8.
«Una situazione insostenibile – dicono alcuni dei pazienti – è un inferno: ci tocca stare in fila per ore in attesa che il display mostri il nostro numero. Sono troppo lenti e non sappiamo il perché. Molto spesso – ci raccontano – è necessario anche perdere mezza giornata di lavoro per attendere la prenotazione del prelievo del sangue. Com’è possibile?».
Tempi biblici anche per la prenotazione di altri esami: «A luglio – ci racconta un’altra paziente – sono venuta per una eco all’addome (un’ecografia addominale) e mi hanno rimandato al prossimo anno, costringendomi ad andare a pagamento da un privato».
IL DISAGIO DEGLI SCOAUGULATI Situazione che diventa quasi drammatica per i pazienti scoagulati che necessitano di esami molto frequenti: «Pare vogliano cambiare tutti i programmi, costringendo i medici curanti a compilare una sola impegnativa alla volta per i prelievi – ci racconta uno dei pazienti in fila – ma se anche così non fosse la situazione rimarrebbe comunque drammatica: ci tocca fare la fila per la prenotazione, poi attendere il nostro turno negli ambulatori e poi procedere con i prelievi, sperando che i medici non siano già andati via. E se ho bisogno di un prelievo il venerdì?».
LA DENUNCIA L’ennesima criticità per l’ospedale lametino, da troppo tempo ormai lontano da standard qualitativi accettabili. «Dovrebbe essere l’ospedale a venire incontro ai bisogni dei pazienti e non viceversa, è una situazione inaccettabile». Questo quanto denunciato da Giuseppe Marinaro del “Comitato malati cronici” che da anni, a Lamezia Terme, si batte per i diritti dei pazienti dell’ospedale. «È impensabile – dice – che i pazienti debbano stare cinque ore in coda sperando di poter solo prenotare un prelievo. Come se non bastasse, bisogna stare in coda anche per ritirare i risultati perché il servizio di posta elettronica è stato sospeso».
MANCA IL PERSONALE «Ci vorrebbe il personale che – dalle 8 alle 10 – si occupi dei pazienti ma io il personale non ce l’ho». Si difende così la dottoressa Luigia Fanelli, direttore facente funzioni del Laboratorio Patologia Clinica dell’ospedale di Lamezia Terme. «Stiamo cercando di migliorare il servizio e in buona parte ci siamo riusciti. Ma è normale che tutto non possa funzionare alla perfezione, spero che i pazienti capiscano. Avremmo bisogno di altri infermieri e di altro personale, lo abbiamo chiesto ma nessuno ci ascolta». (redazione@corrierecal.it)





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