L’assenteista seriale e il suo “protettore”, indagati il direttore sanitario di Lamezia e l’archivista di Girifalco

La Procura di Catanzaro ha chiesto la sospensione dal servizio per Antonio Gallucci e Rosario Tomarchio. Le accuse, a vario titolo contestate, sono truffa e abuso d’ufficio. Il Tribunale, all’esito delle indagini della Guardia di finanza, ha disposto nei confronti dell’impiegato il sequestro preventivo pari a 11mila euro

di Alessia Truzzolillo
LAMEZIA TERME Centonovantasei ore e 11 minuti di assenze ingiustificate dal luogo di lavoro e un ingiusto profitto da oltre 11mila euro. Ore fatte di lunghe penniche in auto, lunghe soste al bar, visite alla mamma, giri in auto con figlio e fratello, passaggi alla Cittadella Regionale. Il tutto con la complicità e copertura da parte del proprio diretto superiore.
Un rapporto stretto quello tra il direttore sanitario dell’ospedale di Lamezia Terme, Antonio Gallucci, 54 anni, residente a Soverato, e l’impiegato amministrativo, addetto all’archivio delle cartelle cliniche nella sede di Girifalco, Rosario Tomarchio, 56 anni, di Soveria Mannelli. Talmente stretto da consentire – secondo l’accusa – a Tomarchio di assentarsi dal luogo di lavoro a proprio piacimento, anche per sei ore in una giornata, o di timbrare l’inizio e la fine del servizio direttamente all’ospedale di Soveria Mannelli (dove Tomarchio risiede) o Catanzaro Lido e Lamezia Terme sebbene in queste strutture non ricopra nessun incarico. Oggi l’assenteista “seriale” Tomarchio è indagato per truffa e per abuso d’ufficio in concorso con il suo “protettore” Gallucci. La Procura di Catanzaro, in seguito alle indagini della Guardia di finanza di Lamezia Terme, ha chiesto l’interdizione dal servizio nei confronti dei due indagati i quali verranno sentiti dal gip il prossimo 28 maggio. Inoltre, essendo emerso dalle indagini che in 41 giorni effettivi di lavoro – monitorati dalla Fiamme gialle tra il 6 giugno 2018 e il 19 febbraio 2019 – Tomarchio si sia assentato, anche grazie alla costante protezione di Gallucci, per ben 34 giorni, conseguendo un ingiusto profitto calcolato in 11.582,12 euro, il Tribunale di Catanzaro, su richiesta vergata dal procuratore Nicola Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Capomolla e dal sostituto Chiara Bonfadini, ha disposto un sequestro preventivo nei confronti dell’impiegato, pari al valore dell’ingiusto profitto.
LA GIORNATA DI UN ASSENTEISTA Un contratto da 36 ore lavorative settimanali, per cinque giorni con due rientri pomeridiani, lunedì e mercoledì, in qualità di referente dell’archivio cartelle cliniche nella sede dell’archivio che si trova a Girifalco. Trentasei ore settimanali spalmate, secondo l’accusa, di assenze ingiustificate dal luogo di lavoro con scuse accampate di uscite per motivi di servizio. A giugno 2018 scattano le indagini della Guardia di finanza del Gruppo di Lamezia Terme. L’attività comprende l’acquisizione di atti ma anche di certosini servizi di monitoraggio nel corso dei quali Tomarchio è stato più volte beccato fuori dall’ufficio intento a svolgere occupazioni non attinenti alle sue mansioni lavorative. Gli esempi non mancano.
Il 13 giugno 2018 l’impiegato, vidima il badge di entrata al mattino alle 8:25 a Girifalco e quello di uscita la sera alle 18:45 a Soveria Mannelli. I miliari accertano che quella mattina, subito dopo avere vidimato, Tomarchio si reca al bar dove resta fino alle 8:55. Alle 10:15 esce di nuovo dall’ufficio per recarsi di nuovo al bar, fino alle 10:50 per poi dirigersi verso l’ospedale di Lamezia Terme dove “entrava alle 11:15 e si intratteneva fino alle 15:08”, orario in cui lasciava Lamezia per andare a far visita alla madre a Soveria Mannelli fino alle 17. Gli investigatori calcolano che si è assentato dal lavoro per un totale di 4 ore e 15 minuti.
Ma il record è di giorno 15 giugno 2018: 6 ore e 19 minuti, pur facendo risultare un’entrata a Girifalco alle 8:39 e un’uscita a Lamezia Terme alle 15:04. In realtà alle 8:45 l’impiegato stava già uscendo dal proprio ufficio per recarsi verso Lamezia Terme. Qui alle 10:50 si è incontrato con un’altra persona arrivata a bordo di una Bmw, intestata ad Antonio Gallucci. I due uomini si sono allontanati con la Bmw per fare ritorno alle 15:25. Il 26 giugno Rosario Tomarchio è rimasto in auto, lato conducente, nel parcheggio del Polo sanitario di Girifalco, dalle 10 alle 12:45 disteso a riposare. Alla fine, rialzato il sedile, “metteva in moto l’auto ed usciva dalla struttura per non farvi più ritorno”.
In diverse occasioni Tomarchio ha timbrato il badge anche dalla sede di Soveria Mannelli, da Lamezia Terme, da Catanzaro Lido quando “la sede di servizio del Tomarchio era esclusivamente e in pianta stabile quella di Girifalco”, è scritto nella richiesta di interdittiva. Il ruolo di responsabile dell’archivio doveva consistere nel reperire le cartelle cliniche richieste via fax dalle direzioni mediche degli ospedali di Lamezia, Soveria e Soverato, produrne una copia fotostatica e inviarla agli uffici richiedenti tramite autista. La consegna delle cartelle non rientra nelle mansioni dell’archivista.
LA PROTEZIONE DI GALLUCCI Secondo la Procura di Catanzaro, gli accertamenti investigativi della Guardia di finanza di Lamezia Terme «hanno confermato la serialità delle condotte fraudolente del dipendente Tomarchio, proseguite anche grazie alla costante protezione offerta ad ampio raggio dal suo diretto superiore, il dottore Gallucci; questi, infatti, durante l’intero periodo oggetto di attenzione investigativa, si è reso autore di 6 disposizioni di servizio, autorizzazioni e comunicazioni volte a giustificare l’assenteismo (a lui ben noto) del Tomarchio ed attribuirgli ingiustificatamente sempre maggiore libertà e discrezionalità nella gestione dell’orario di lavoro e nella scelta del luogo ove attestare l’inizio e la fine del servizio, nell’evidente (ma quanto mai maldestro) tentativo di offrirgli una solida copertura in caso di successive contestazioni da parte tanto dell’Amministrazione quanto dell’autorità giudiziaria».
Le autorizzazioni “sospette” emesse da Gallucci in favore di Tomarchio risalgono al 6 luglio 2018, quando l’impiegato viene autorizzato a vidimare il proprio badge anche in altre strutture dell’Asp «sebbene fosse consapevole che il Tomarchio non aveva alcuna ragione di servizio per allontanarsi dal proprio ufficio, in quanto assegnato in via esclusiva all’archivio di Girifalco»; il 4 settembre 2018 il direttore sanitario dispone che, a far data dal primo settembre, Tomarchio fosse assegnato anche alla propria segreteria per lo svolgimento di non meglio specificate funzioni che sarebbero state successivamente individuate dallo stesso Gallucci, precisando, inoltre che Tomarchio avrebbe risposto soltanto a Gallucci del proprio operato; il 20 settembre 2018 Gallucci autorizza Tomarchio a timbrare l’inizio e la fine del servizio all’ospedale di Soveria Mannelli, suo comune di residenza, sebbene non ricoprisse alcun incarico in questa struttura; il 14 gennaio 2019 il dirigente dispone che Rosario Tomarchio «ora come allora effettuerà il normale orario di servizio con la con la flessibilità consona al fabbisogno lavorativo». Una disposizione fumosa e non meglio specificata; il 16 gennaio 2019, Galluci dispone che venga messa a disposizione di Tomarchio la stanza dell’ex direttore amministrativo nell’ospedale di Soveria Mannelli «nei giorni che ritiene opportuni e per le attività di competenza», benché l’impiegato seguitasse a non svolgere alcuna mansione all’interno dell’ospedale montano.
GIUSTIFICAZIONI E STRATEGIE La prima autorizzazione risale al 6 luglio. Prima di allora Tomarchio non aveva mai ricevuto l’incarico di consegnare direttamente le cartelle cliniche. Sentito dai finanzieri, Gallucci giustifica la cosa affermando che aveva autorizzato Tomarchio per motivi di urgenza, per mancanza di autisti, perché fino al mese di settembre ve ne sono solo due, oberati da più incarichi. Ma secondo la Procura questa spiegazione è «del tutto inverosimile» e smentita da un dato eclatante: tra il 6 giugno e il 18 settembre 2018 Tomarchio ha consegnato 9/10 cartelle, una ai primi di agosto e le altre ai primi di settembre, e tutte a Soverato nonostante a Lamezia Terme, alla data del 19 settembre 2018, fossero in attesa di ricevere ben 33 cartelle cliniche richieste da maggio 2018 e più volte sollecitate. Dove sta l’urgenza di quei permessi? Un’urgenza che viene a cozzare con un’ulteriore dato: la prima autorizzazione viene concessa il 6 luglio 2018. Pochi giorni dopo Gallucci concede a Tomarchio un congedo feriale di 30 giorni consecutivi, lasciando totalmente chiuso l’archivio di Girifalco, «ben sapendo come il Tomarchio fosse in quel periodo l’unico impiegato addetto a quella sede di servizio».
Il 6 luglio è una data strategica anche per un motivo: il giorno prima, durante un’attiva di monitoraggio da parte della Guardia di finanza, Tomarchio si era presumibilmente accorto della presenza dei militari. Il giorno dopo scatta l’autorizzazione con la formula “ora come allora”, che, secondo l’accusa ha il sapore di un nullaosta pronto a sanare le assenze passate quanto quelle future. Secondo l’accusa, il diretto superiore di Rosario Tomarchio era a conoscenza delle condotte illecite di quest’ultimo ma, invece di attivarsi per porvi un freno, «rimaneva inerte davanti a cotanta spregiudicatezza ed interveniva con autorizzazioni ad hoc volte a sanare anche per il passato le violazioni del Tomarchio». Proprio il 15 giugno 2018 la Finanza becca Tomarchio che si allontana dal posto di lavoro e incontra Gallucci per allontanarsi con lui per alcune ore. Su questo punto Antonio Gallucci, sentito dalla polizia giudiziaria, non è stato in grado di fornire giustificazioni.
Ma le giustificazioni che non reggono al vaglio delle indagini non le fornisce solo Gallucci. Il 18 settembre 2018, Tomarchio viene fermato dalla Finanza alle 14:25 a Soveria Mannelli. Doveva essere in servizio ma si trovava in macchina con il figlio e il fratello. Si giustifica dicendo che doveva consegnare delle cartelle cliniche all’ospedale di Soveria, ed esibisce la documentazione. Un’ora dopo, però, la responsabile dell’archivio di Soveria, sentita dalle Fiamme gialle, negava di avere ricevuto alcuna cartella dall’indagato e nei mesi precedenti Tomarchio non si era mai recato a Soveria Mannelli per consegnare cartelle cliniche o altra documentazione. L’emergenza della consegna delle cartelle cliniche esisteva realmente. Peccato che i permessi dati per fronteggiarla servissero, secondo la Procura di Catanzaro, a proteggere assenze ingiustificate e lunghe penniche. (a.truzzolillo@corrierecal.it)





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