I legali della “Domus Aurea”: «Dal ministero ricostruzione contraddetta dai fatti»

La proprietà della struttura contesta i contenuti della relazione Urbani. «Inevasa la richiesta di fornirci dispositivi di protezione, le Autorità ci hanno abbandonati e abbiamo denunciato tutto. Falso il caso dell’anziana deceduta senza che nessuno se ne fosse accorto. Ci era stato chiesto di non spostare le salme dal letto»

CATANZARO Antonello Talerico e Ileana De Santis, legali della società che gestisce la Rsa “La Ginestra Hospital” e la Casa protetta “Domus Aurea”, rispondono alle osservazioni contenute nella verifica ispettiva firmata dal direttore generale della Programmazione del ministero della Sanità Andrea Urbani. Il nodo è la gestione dell’emergenza Covid nelle due strutture sanitarie: il ministero ha sottolineato le presunte carenze da parte della proprietà. Che si difende.
«La relazione suddetta – scrivono i legali – nella parte in cui riferisce circa le presunte “lacune e inesattezze” emergenti dalla relazione del direttore sanitario della Struttura e delle inadempienze e sottovalutazione del rischio sia sotto il profilo della prevenzione che in quello della gestione dell’emergenza da parte dei vertici (sanitari ed amministrativi) della struttura socio-sanitaria appaiono contraddetti dalla realtà dei fatti. È pacifico ed incontestabile che la società avesse disposto misure atte a prevenire il contagio secondo le linee guida risultanti dai provvedimenti del Ministero della Salute, della Protezione civile e della Regione Calabria (solo a titolo esemplificativo si è disposta la chiusura totale a parenti visitatori e fornitori benché la normativa regionale consentisse l’accesso controllato, per un breve lasso di tempo di un parente per volta con Dpi, si sono attuate cioè anche misure più stringenti di quelle richieste) e che gli anziani ospiti ricevessero un livello cure ed attenzioni impeccabile all’interno della struttura prima dell’esplodere dell’emergenza».
«Da quanto emerge dalle varie fonti giornalistiche – nella relazione si fa volutamente confusione su tempistiche, sulle misure attuate pre e post emergenza – cioè pre e post 25 marzo 2020. Si afferma falsamente anche che non sarebbero state rispettate le indicazioni fornite dall’infettivologo sulla divisione dei malati e sui percorsi. Ebbene, premesso che l’unica divisione strutturalmente e concretamente realizzabile all’interno della struttura era la divisione in piani degli anziani e la separazione dei covid-positivi dai covid-negativi, tale suddivisione è stata immediatamente disposta. Si è curiosi di sapere, secondo gli eminenti esperti del Ministero e non solo, come potessero esserci percorsi totalmente differenziati quando alcune strutture sono necessariamente comuni e non sdoppiabili come ad esempio ascensore e montalettighe».
«Riguardo i Dpi – spiegano ancora i legali –, si specifica quanto pubblicamente denunciato in costanza di emergenza: la società ha richiesto l’invio di Dpi idonei al trattamento di Covid conclamati sin da subito poiché a disposizione si avevano unicamente Dpi non sufficienti al trattamento di pazienti Covid-19 e sul mercato in quel dato momento storico in piena emergenza sanitaria nel nord d’Italia non si riusciva a reperirne. La richiesta formulata oralmente i primi giorni e per iscritto nei giorni successivi è rimasta quasi totalmente inevasa. I ritardi nei soccorsi e nel trasporto in ospedale degli anziani sono notori».
Il punto per Talerico e De Santis è che «le Autorità non hanno inteso fornire concreti e tempestivi aiuti. Tutto ciò è stato pubblicamente denunciato agli organi di stampa e alla Procura della Repubblica. Anche il presunto abbandono dell’ospite deceduta di cui nessuno si sarebbe accorto è falso. Sul punto occorre precisare come le Autorità avessero impartito la disposizione di non spostare assolutamente le salme dai letti fino al trasporto all’esterno da eseguirsi secondo le procedure stabilite e dal personale delle ditte. Ragion per cui l’anziana deceduta non poteva essere collocata nella camera mortuaria e preparata come sarebbe avvenuto in condizioni normali. In merito ai pasti offerti dalla Croce Rossa, si specifica che gli stessi sono stati rifiutati in quanto gli stessi venivano preparati in loco da uno dei due cuochi in forza alla struttura».
«Pur non conoscendo integralmente la relazione del dottor Urbani – si legge ancora nella nota –, si attende l’esito dell’accesso agli atti, si ritiene che quanto riportato sui giornali non risponda neanche lontanamente al vero. La ricostruzione operata è finalizzata ad imputare colpe e responsabilità alla società che però non trovano conferme fattuali e, al contrario, sono smentite da innumerevoli prove audio-visive delle telefonate intercorse con le Autorità, documenti ecc. in possesso di questa società (osserviamo che il Corriere della Calabria ha riportato in maniera fedele il contenuto della verifica ispettiva, eventuali discostamenti di quella relazione dal “vero” saranno valutati dalle autorità competenti, ndr) e che verranno senz’altro fornite molto presto all’Autorità giudiziaria affinché si faccia luce sulla vicenda e si accertino le reali responsabilità penali, civili ed amministrative dei soggetti coinvolti».







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