L’omaggio alla foresta al festival delle erranze

Il concerto di arpe di Sabrina e Simona Palazzolo e di percussioni di Gabriele Lotta hanno animato la kermesse nel cuore della Faggeta di Condrò. Fra Platania, Carlopoli e Conflenti proseguiranno i prossimi appuntamenti dell’evento ideato dal naturalista Francesco Bevilacqua

SERRASTRETTA Si è svolto, ieri, domenica 2 agosto a Serrastretta, nel cuore della Faggeta di Condrò, nel gruppo montuoso del Reventino-Mancuso, il concerto di arpe e percussioni previsto dal cartellone del Festival delle Erranze e della Filoxenia. Mentre i tre maestri, Sabrina e Simona Palazzolo (arpe celtiche) e Gabriele Lotta (percussioni) sistemavano i loro strumenti in un anfiteatro naturale incastonato tra i faggi colonnari della Cona del Corvo (Serrastretta), due gruppi di camminatori partivano contemporaneamente da Serrastretta e da Platania per raggiungere a piedi il luogo, guidati dalle rispettive pro-loco. Alla fine, sono state duecento le persone che, sedute sulla soffice lettiera di foglie, hanno assistito al magico concerto di musiche della tradizione irlandese e del Sud-America meravigliosamente interpretate dal Trio Clàrson di Messina.
Si è trattato dell’evento clou dell’intero Festival, voluto soprattutto per simboleggiare l’importanza dei luoghi e del paesaggio all’interno della vita civile, sociale, culturale ed economica delle comunità del Reventino-Mancuso e di qualunque altra area interna del Sud Italia.
Si è trattato – come ha detto Francesco Bevilacqua, ideatore del Festival, nel suo discorso introduttivo – di «un concerto “per” il bosco piuttosto che “nel” bosco. Nel senso che, per una volta, anziché ricevere dalla foresta i doni che da secoli essa elargisce alle popolazioni che vi abitano intorno (ossigeno, equilibrio idrogeologico, regolazione climatica, materie prime, bellezza, ispirazione), sono state le persone a fare al bosco un regalo artistico». Alla magica musica delle arpe e delle percussioni la faggeta ha risposto con lo stormire delle fronde nel vento ed i cinguettii degli uccelli. Mentre gli spettatori hanno manifestato la loro gratitudine verso la faggeta e le arpe non applaudendo ma battendo con legni secchi sulla lettiera di foglie. Francesco Bevilacqua ha ricordato che Charles Darwin, il naturalista e scienziato ideatore della teoria dell’evoluzione, aveva fatto qualcosa di simile suonando l’oboe per una pianta di mimosa.
Proprio il figlio di Darwin, Francis, famoso botanico, aveva già affermato attraverso i suoi studi che le piante sono esseri intelligenti, sfidando il razionalismo scientista dell’epoca. Ed uno psicologo e fisico, Gustav Theodor Frechner aveva scritto un libro sull’anima delle piante. Sennonché la moderna neuorobiologia delle piante – che ha nel botanico dell’Università di Firenze prof. Stefano Mancuso, d’origine calabrese, uno dei suoi massimi esponenti – ha appurato che gli alberi, pur non possedendo un organo come il cervello, hanno cellule neuronali negli apici delle radici e che attraverso quelle assumono informazioni dall’ambiente circostante, le decodificano, comunicano fra loro, elaborano strategie. Nel complesso, ogni bosco è una vera e propria “rete” vivente ed intelligente che avrebbe molto da insegnare agli uomini. Non per nulla Bernardo di Chiaravalle soleva dire che s’impara più dai boschi che dai libri.
Inoltre ogni foresta è un paesaggio, ossia un crogiolo di natura e cultura percepito dagli osservatori umani che con esso hanno rapporti da secoli. E, come tale, fa parte delle comunità umane che lo abitano, anzi, come sanciscono la Convenzione Europe e del Paesaggio ed il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, è bene comune identitario delle popolazioni locali.
Francesco Bevilacqua ha ricordato che le piante e gli alberi vivono sulla Terra da 400 milioni di anni mentre l’Homo sapiens da appena 200 mila anni. Sicché occorre diffidare da tutti coloro che propugnano massicci interventi sui boschi affermando che le foreste non possono sopravvivere senza le “cure” degli uomini. Occorre invece rispettare le foreste ed essere molto cauti e parsimoniosi nello sfruttare le loro risorse. Altrimenti si potrebbe avverare quel che diceva René de Chatebriand, ossia che la foresta precede l’uomo, il deserto lo segue. Altrettanto significativa la differenza numerica fra gli alberi e gli uomini presenti sulla Terra: 3000 miliardi di alberi contro 7,6 miliardi di uomini. Una tale moltitudine di alberi contribuisce in modo essenziale all’equilibrio vitale del pianeta, mentre un numero relativamente piccolo di esseri umani ha condotto la Terra sull’orlo del collasso ecologico.

I PREMI A conclusione del concerto, presenti i sindaci di Carlopoli, Mario Talarico, di Serrastretta Felice Mastrioanni e il vice-sindaco di Conflenti Raffaele Mastroianni, nonché i rappresentanti delle altre organizzazioni coinvolte, sono state conferite alla Faggeta di Condrò tre onorificenze, con tanto di pergamene e certificazioni.
La prima: la cittadinanza onoraria delle comunità di Carlopoli, Conflenti, Decollatura, Lamezia Terme, Motta S. Lucia, Serrastretta. La seconda: la laurea honoris causa delle università di Oxford e Cambridge in letteratura, storia e filosofia, scienze naturali, fisica, chimica ed economia. La terza: a nome dell’UCESCO (United Countries Educational Scientific and Cultural Organization), il titolo di patrimonio mondiale dell’Umanità, ma prima ancora di patrimonio locale delle sue comunità.
Gli eventi del Festival continueranno in questa settimana fra Platania, Carlopoli e Conflenti e ne daremo notizia con un successivo comunicato stampa.





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