Processo ai clan di Torre di Ruggiero, chieste 23 condanne

Invocate pene dai 20 gli 8 anni di reclusione per gli imputati in rito abbreviato del processo “Orthrus”. Chiesti 6 anni per l’ex sindaco Pitaro. Nel mirino della Dda di Catanzaro gli affari della cosca Iozzo-Chiefari

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO Ha invocato pene dai 20 gli 8 anni di reclusione il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Debora Rizza nell’ambito del processo, con rito abbreviato, “Orthrus”, istruito contro la cosca Iozzo-Chiefari attiva nei territori di Torre di Ruggiero, Chiaravalle Centrale e territori limitrofi. La cosca risulta essere federata con i Gallace di Guardavalle e in contrasto con i Procopio-Sia-Tripodi di Soverato. Sei anni sono stati chiesti per l’ex sindaco Giuseppe Pitaro, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.
Nel complesso il pm ha chiesto la condanna di Antonio Ruì, 12 anni; Chiefari Vito, 8 anni; Chiefari Nicola, 8 anni; Chiefari Domenico 8 anni; Chiefari Giuseppe 8 anni; Giuseppe Pitaro, 6 anni; Giovanni Iozzo, 9 anni; Marco Garieri, 8 anni e 6 mesi; Raffaele Iozzo, 20 anni; Marco Garieri, 8 anni e 6 mesi; Marco Calicatrà, 8 anni e 6 mesi; Giuseppe Garieri, 8 anni e 6 mesi; Fabio Romeo, 8 anni; Giuseppe Marco Marchese, 12 anni; Claudio Marchese, 8 anni; Antonio Maiolo, 9 anni; Damiano Fasiano, 10 anni; Marta Sanginiti, 8 anni e 6 mesi; Salvatore Russo, 9 anni; Giovanni Giuseppe Iozzo, 9 anni; Alexander Daniele, 9 anni; Andrea Maida, 8 anni e 6 mesi; Stefano Pasquino, 9 anni.

ORDINARIO Sono stati rinviati a giudizio, e il processo per loro è iniziato il 6 novembre, Antonio Chiefari, Mario Iozzo, Antonio Gullà, Giuseppe Gregorio Iozzo, Luciano Iozzo, Marco Sasso.

OMICIDI Le indagini condotte dai carabinieri e coordinate dal sostituto procuratore Debora Rizza, indicano i fratelli Giuseppe Gregorio Iozzo e Mario, detto “Marino” Iozzo, quali responsabili dell’omicidio di Graziano Allegrotti avvenuto a Chiaravalle Centrale il 9 gennaio 2005 in seguito a una sparatoria alla quale aveva partecipato anche Giulio Cortese (al fianco di Allegrotti). Il conflitto a fuoco sarebbe stato generato da da un litigio intercorso ore prima tra i nipoti di Allegrotti e una coppia di fidanzati. Un litigio che aveva portato alla resa dei conti tra le parti e aveva lasciato una vittima sul campo.
Mario Iozzo, Luciano Iozzo e Giuseppe Gregorio Iozzo vengono inoltre accusati dell’omicidio di Giulio Cortese e della convivente Inna Abramova avvenuto il 27 aprile 2009 a Chiaravalle Centrale. Un agguato a colpi d’arma da fuoco organizzato e premeditato.

APPALTI PUBBLICI Concorso eterno viene imputato a Giuseppe Garieri e Mario Salvatore Garieri, imprenditori edili che avrebbero agevolato le attività economiche della cosca permettendole di introdursi nel ramo imprenditoriale dei lavori edili pubblici. Con i soldi della cosca avrebbero acquistato mezzi d’opera utilizzati per l’esecuzione di lavori lungo il percorso della “Trasversale delle Serre”. Sempre tramite gli Iozzo, i Garieri ottenevano lavori pubblici o subappalti. Nel collegio difensivo gli avvocati Sergio Rotundo, Vincenzo Cicino, Eugenio Felice Perrone, Vincenzo Savaro, Domenico Pasceri, Francesco Antonio Gareri, Giovanni Russomanno, Fabio, Tino, Vincenzo Ioppoli, Saverio Loiero, Stefano Nimpo, Salvatore Staiano.

IL TDL SU PITARO Lo scorso 12 ottobre il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha notificato l’odinanza attraverso la quale ha rigettato l’appello impugnato dalla Dda sull’ordinanza del gip che non ammetteva la custodia cautelare per Giuseppe Pitaro. I giudici del Riesame –Ermanna Grossi presidente, Michele Cappai relatore, Giuseppe de Salvatore a latere – si rifanno alla decisione del gip che richiamo spesso nell’ordinanza: «In primo luogo osserva il collegio che non può considerarsi sufficientemente delineata la struttura associativa rispetto alla quale dovrebbe porsi ed essere considerata, in chiave di supporto, la condotta del sindaco Pitaro». Secondo il Riesame: «La “mutazione” dell’originaria ipotesi investigativa nei termini illustrati non può allora che riverberarsi sulla configurazione di una condotta di concorso esterno a carico del Pitaro, il quale risulta avere avuto rapporti solo indiretti con l’unico soggetto riconosciuto come intraneo alla cosca, Chiefari Antonio (con il quale, a conti fatti, l’unico rapporto diretto considerato di interesse investigativo è quello del pranzo del 2014 alla presenza di “componenti dell’Area Tecnica” del Comune).Le condotte considerate rilevanti ai fini della contestazione di reato elevata a carico del Pitaro sono infatti quelle poste in essere per agevolare Chiefari Domenico – al quale, secondo l’ipotesi accusatoria, il Sindaco avrebbe assicurato una serie di incarichi alle dipendenze del Comune di Torre di Ruggiero durante il periodo dei suoi mandati – ovvero le società di famiglia, che comunque risultano intestate ai figli di Antonio, Pietro Antonio e Nicola». Domenico Chiefari, secondo i giudici: «ha assunto il ruolo di operatore sociale, operaio manutentore ed agente di polizia municipale, ruoli comunque marginali che non sembrano potergli aver conferito possibilità di veicolare all’interno del Comune le esigenze della consorteria criminale della quale è stato comunque giudicato come non appartenente».
«Evanescente appare poi – scrive il Riesame – secondo quanto già rilevato dal gip, il riferimento alla possibilità per il sodalizio di introdursi negli appalti comunali e di vedere accresciuto il senso di sicurezza e la propria capacità di condizionamento politico in conseguenza delle condotte addebitate al Pitaro, non essendo stato spiegato in modo convincente, in atti, in quale modo effettivamente l’odierno indagato abbia potuto assicurare simili risultati alla cosca». (a.truzzolillo@corrierecal.it)





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