Cgm-Centro San Vitaliano, intesa per dare una speranza ai detenuti

Sottoscritto l’accordo tra il Centro di giustizia minorile della Calabria e gruppo Citrigno: al via tirocini formativi e lavorativi per i ragazzi in carico ai servizi minorili

CATANZARO Una speranza concreta per i minori detenuti e anche un esperimento “pilota” che trasmette l’idea di una Calabria che non è malaffare ma è solidarietà e inclusione. A questi obiettivi tende il protocollo d’intesa sottoscritto tra il Centro per la Giustizia minorile per la Calabria, rappresentato dal direttore, Isabella Mastropasqua e il Centro clinico San Vitaliano di Catanzaro, guidato dal rappresentante legale Alfredo Citrigno. L’intesa è finalizzata all’avvio di tirocini formativi-lavorativi a favore dei ragazzi in carico ai servizi minorili della giustizia della Calabria.

IL PROTOCOLLO D’INTESA L’accordo – è stato evidenziato nella presentazione del protocollo tra Cgm e Centro San Vitaliano – «rappresenta una innovativa modalità di reinserimento sociale dei minori e giovani adulti entrati nel circuito penale che si affianca alle numerose attività pedagogico-educative offerte dalla giustizia minorile e rappresenta un’opportunità concreta di sinergie operative tra ente pubblico e il privato sociale; un passo importante verso la costruzione della solidarietà da parte delle imprese che perseguono anche finalità etiche, strumento di crescita e di arricchimento per chi offre il lavoro, per chi ne beneficia e per l’intero contesto sociale». I minori e i giovani adulti in carico ai servizi minorili – è riportato nel protocollo – parteciperanno ad attività formative e lavorative che saranno individuate tra i servizi gestiti dal Centro San Vitaliano, attraverso l’attivazione da parte della società di tirocini della durata minima di tre mesi.

GLI INTERVENTI Secondo Isabella Mastropasqua «con questa intesa perseguiamo due finalità. La prima è molto concreta, pratica: quella di costruire un percorso di reinserimento per i ragazzi che entrano nel circuito penale dando loro l’opportunità per apprendere un mestiere, spendersi con un titolo e acquisire competenze. Poi, c’è una finalità strategica, direi quasi politica. È necessario – ha spiegato il direttore del Centro giustizia minorile – investire di più nel costruire solidarietà diffuse sul territorio, costruire alleanze e strategie a livello primo tutto culturale, sotto questo aspetto va apprezzato lo sforzo del San Vitaliano di accogliere nel suo interno un ragazzo che ha commesso un reato. Spero che questo protocollo sia da stimolo anche ad altre realtà e ad altre imprese di questo territorio, che è molto sensibile, affinché facciano comunità e – ha sostenuto Mastropasqua – dimostrino di essere capaci di essere vicine le une alle altre e di prendersi a cuore le esigenze delle future generazioni». Il direttore del Cgm ha inoltre lanciato un appello a tutte le componenti della società calabrese «anche perché è fondamentale smantellare nei giovani detenuti e in generale nelle giovani generazioni il senso di grande sfiducia verso le istituzioni». Alfredo Citrigno ha illustrato la genesi del progetto, partito con un’esperienza fatta in un’altra struttura del gruppo aziendale, Villa Adelchi a Longobardi: «Abbiamo ospitato un detenuto del carcere di Paola, laureato in Scienza dell’educazione, al quale abbiamo dato la possibilità di un tirocinio formativo di sei mesi nella nostra struttura. Il tirocinio – ha ricordato Alfredo Citrigno – è stato molto positivo sia per lui, sia per i nostri pazienti sia i nostri collaboratori. Da qui è nata la nostra volontà di proseguire in questa linea di impegno sociale e l’intenzione di coinvolgere il Centro di giustizia minorile. E siamo riusciti anche ad abbattere i tempi e a supertare le solite pastoie della burocrazia completando l’iter nel giro di nemmeno un mese. E questo è stato possibile perché – ha detto ancora il rappresentante legale del Centro San Vitaliano – in questa sfida abbiamo messo il cuore». Ora – ha concluso Citrigno – «la nostra mission è quella di non far perdere la speranza ai giovani detenuti e soprattutto di non farli diversi, ed è quella di fare da sprone anche ad altre realtà a perseguire la strada dell’impegno sociale».

a. cant.





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