“Scheria”, pene severe per i Gallelli e i Procopio-Mongiardo

Condanne tra i 16 e i 7 anni per sette esponenti di spicco delle cosche del Soveratese accusati di avere vessato per quasi 20 anni il proprietario di un villaggio

scheria

CATANZARO Pene severe e confisca di denaro nella disponibilità dei condannati per un valore complessivo di 159.973,39 euro. Così si è concluso, in primo grado, il processo con rito ordinario contro sette esponenti di spicco delle cosche Gallelli e Procopio-Mongiardo accusati di avere vessato per quasi 20 anni l’imprenditore Andrea Dominijanni, proprietario di un villaggio turistico a Sant’Andrea dello Jonio, nel Soveratese. Dalle denunce dell’imprenditore è nata l’operazione della Dda di Catanzaro “Scheria” che il 13 agosto del 2015 ha portato a otto arresti. Il tribunale collegiale di Catanzaro, presieduto da Tiziana Macrì, ha condannato gli imputati a pene dai 16 ai sette anni di reclusione. Nello specifico è stato condannato Vincenzo Gallelli a 16 anni e 6 mesi di reclusione,; Andrea Santillo, 7 anni e 10 mesi; Andrea Cosentino, 7 anni e 4 mesi; Mario Mongiardo, 7 anni e 2 mesi; Gerardo Procopio, 7 anni e 8 mesi; Fiorito Procopio, 7 anni e 4 mesi; Michele Lentini, 7 anni e 4 mesi. Il collegio ha, inoltre, disposto la confisca di 54.226,53 euro a carico di Vincenzo Gallelli; 22.746,85 a carico di Vincenzo Gallelli e Andrea Cosentino in solido tra loro; 33mila euro a carico di Vincenzo Gallelli e Andrea Santillo; 7.500 euro a carico di Vincenzo Gallelli e Mario Mongiardo; 7.500 euro a carico di Gerardo Procopio e Vincenzo Gallelli; 4.500 euro a carico di Gerardo Procopio; 15.500 euro a carico di Fiorito Procopio e Michele Lentini; 15mila euro a carico di Vincenzo Gallelli, Andrea Santillo e Mario Mongiardo.

ASSENTI LE ISTITUZIONI Ad essere risarcita sarà la sola parte civile costituita da Andrea Dominijanni. Ad appoggiare il denunciante non vi sono le istituzioni, né Regione, né Comune, né la Provincia di Catanzaro. Eppure le accuse rivolte, a vario titolo, agli imputati non sono da poco: associazione per delinquere, estorsione, intestazione fittizia di beni. Quindici milioni di lire all’anno, 7.500 euro con il cambio del conio. Questa la cifra che l’imprenditore Andrea Dominijanni, difeso dall’avvocato Giuseppe Antonio Galgano del foro di Potenza, era costretto a versare per poter mantenere il suo villaggio turistico a Sant’Andrea dello Jonio e per la “tranquillità” nella gestione della sua attività. Una gestione che poteva essere minacciata in qualunque modo e momento. Nella notte tra il primo e il due aprile 1997 avviene il primo atto intimidatorio, del quale sono accusati Vincenzo Gallelli, Andrea Cosentino e Andrea Santillo. Vennero danneggiati 55 alloggi del residence, distrutte le porte, i mobili e i sanitari. Data questa “prova di forza” il clan pretese «per il mantenimento della tranquillità» la somma pattuita per ogni anno dal 1997 al 2003. Nel 2004, cambiano gli assetti delle cosche e a chiedere l’estorsione subentrano Fiorito Procopio e Michele Lentini. Nell’estate 2004 si limitano a pretendere 500 euro, a dicembre 2004 arrivano a 7.500 euro e così anche a dicembre 2005. Dominijanni, attivo nel ramo dell’edilizia privata e degli appalti pubblici, è stato taglieggiato anche in questi settori. Nel 2009, per esempio, l’impresa di costruzioni Si.Fi.L srl della famiglia Dominijanni aveva avuto un subappalto per la realizzazione del sottopasso ferroviario di Sant’Andrea Jonio. E qui entrano in gioco Vincenzo e Maurizio Gallelli, Andrea Santillo, e Mario Mongiardo a chiedere la somma di 15mila euro, divisa in tre/quattro rate per permettere una tranquilla prosecuzione dei lavori. Senza contare gli uomini che venivano imposti come dipendenti. Con gli arresti e le operazioni messe in campo dalla Dda di Catanzaro contro le cosche soveratesi qualcosa cambia. Dominijanni, sfinito, sente arrivato il momento di liberarsi da quel giogo che lo opprime da quasi 20 anni. Nell’ottobre 2014 si rivolge agli avvocati dello sportello Sos Giustizia creato da Libera e dalla Camera di commercio di Catanzaro. Grazie allo sportello e all’immediato supporto fornito anche dagli uomini della Questura di Catanzaro, l’imprenditore ha dato vita a una importante operazione contro le cosche Gallelli e Procopio-Mongiardo. Un risultato importante per la liberazione di un territorio dall’oppressione della cosche ma anche dalla paura.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it





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