L’indagine su Greco coinvolge (anche) magistrati e giornalisti

Due toghe avrebbero assicurato coperture ai comportamenti del carabiniere forestale. Nel mirino anche fughe di notizie e il presunto “ricatto” di un cronista

CATANZARO Porta lontano l’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che già ha segnato il clamoroso arresto del maresciallo dei carabinieri forestali Carmine Greco. Porta lontano e porta alcune delle carte più scottanti fuori dalla Calabria e precisamente alla Procura della Repubblica di Salerno, ufficio competente per le indagini a carico di magistrati in servizio nel distretto giudiziario della Corte d’Appello di Catanzaro. La loquacità del maresciallo Greco, in uno con la certezza di aver messo al riparo le sue conversazioni ambientali più delicate da ogni possibile intercettazione, ha fatto sì che oggi il pool di investigatori messo insieme dalla Dda di Catanzaro si ritrovi in mano materiale inedito quanto devastante. Materiale che finisce con il coinvolgere un ristretto ma pericoloso giro di personaggi pubblici che avrebbero deviato i propri compiti istituzionali al fine di pilotare alcune indagini, preservare dalle inchieste noti esponenti politici nazionali e regionali, incassare tangenti in cambio di “aggiustamenti” di scottanti inchieste riguardanti il mondo della forestazione e dell’edilizia sociale.
In alcune intercettazioni condotte dai carabinieri del Reparto operativo di Catanzaro, il maresciallo Greco, così come in passato avevano fatto alcuni dirigenti di “Calabria Verde”, mena vanto di ottime introduzioni nel mondo politico e di possenti coperture in quello giudiziario. Anche il mondo dei media, a sentire Greco, era a sua disposizione e tramite alcuni cronisti cosentini si diceva in grado di utilizzare anche i migliori salotti televisivi nazionali al fine di soccorrere gli “amici” e colpire quanti non erano allineati. Ed ecco che le carte più scottanti finite nel fascicolo stralciato dall’indagine principale e curato da Paolo Sirleo (un magistrato di indubbio spessore che ha lasciato il posto di ispettore presso il ministero della Giustizia per tornare a lavorare con Nicola Gratteri, insieme al quale ha firmato in passato indagini delicatissime sul riciclaggio internazionale) spiccano il volo per la Procura di Salerno.
In alcune compaiono i nomi di magistrati vittime di un tentativo (anche a mezzo stampa) di costante delegittimazione da parte della criminalità mafiosa che avrebbe goduto dei servigi del maresciallo infedele. In altre, invece, ci sono i nomi di magistrati (due) che avrebbero assicurato coperture istituzionali ai loschi comportamenti del Greco. Ovviamente le avventate “riflessioni” di Carmine Greco potrebbero essere frutto di audaci millanterie ma a stabilirlo dovranno essere i pubblici ministeri della Procura di Salerno: il codice vieta qualsiasi approfondimento da parte dei magistrati catanzaresi. Certo, a conferire credibilità alle “esternazioni” del maresciallo Carmine Greco c’è proprio il suo curriculum fatto di prestigiosi incarichi, come quello di consulente per le politiche ambientali degli ex ministri Clini e Galletti, e di importanti deleghe investigative, come da ultimo quella avuta nell’ambito della maxi-inchiesta sulle responsabilità politiche e amministrative che hanno preceduto, accompagnato e seguito l’alluvione di Rossano.
Nessun dubbio, invece, sulla esistenza di una fuga di notizie che avrebbe consentito, al Greco, di conoscere l’esistenza dell’indagine avviata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e attivarsi per cercare di deviarne l’esito.
Dalle intercettazioni emergerebbe anche la prova di altre fughe di notizie riguardanti le indagini su “Calabria Verde”, nonché sul controllo mafioso nel taglio dei boschi e sui rapporti intercorsi tra Gaetano Pignanelli, capo di gabinetto del governatore Mario Oliverio, e imprenditori del comparto forestale. Una fuga di notizie che farebbe il paio con quella di cui si occupa un’altra indagine finita, anche questa, a Salerno e originata dalla denunzia di un noto e facoltoso imprenditore. Questi nei mesi scorsi ha denunciato, esibendone le registrazioni, un giornalista cosentino che gli avrebbe chiesto un incontro “amichevole” per informarlo di un’indagine della Procura di Castrovillari. Il cronista avrebbe millantato la possibilità di intervenire sul magistrato inquirente o comunque evitare che l’indagine finisse sui giornali. Al rifiuto di procedere a tale incontro, secondo la querela presentata a Cosenza e poi girata per competenza a Salerno, il giornalista avrebbe minacciato rappresaglie anche sul fronte giudiziario.

Paolo Pollichieni
direttore@corrierecal.it





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto