Concorsi «irregolari», bufera su Calabria Lavoro

La commissione Antindrangheta raccoglie la testimonianza di un ex collaboratore del dipartimento Turismo. Che sarebbe stato ingiustamente escluso da una selezione pubblica dopo essere arrivato primo. Accuse all’ex commissario Zinno e alla dg Tallarico. Il presidente Bova pronto a inviare gli atti in Procura

REGGIO CALABRIA Il presidente Arturo Bova è stato netto: «Ci sono notizie di reato gravissime, invierò tutti gli atti alla Procura competente». Quella andata in scena nell’ultima seduta della commissione Antindrangheta è stata una vera e propria requisitoria contro i vertici attuali e passati dell’Agenzia Calabria Lavoro e del dipartimento regionale Turismo.
A pronunciarla, nel corso di una lunga audizione, è stato un ex collaboratore della Regione, Marco Borgese, esperto di turismo nonché figlio di Domenico, defunto albergatore di Gioia Tauro le cui testimonianze portarono alla condanna per usura ed estorsione di alcuni esponenti della famiglia Piromalli.
In commissione, Borgese (nella foto accanto) ha puntato il dito contro l’ex commissario di Calabria Lavoro, Luigi Zinno (foto d’apertura), l’attuale direttore generale reggente del dipartimento Turismo, Sonia Tallarico, e il responsabile unico del procedimento che lo riguarda, Simona Caracciolo. Sarebbero loro, secondo Borgese, i principali responsabili delle «ingiustizie» da lui subite; sarebbero loro a essersi macchiati dei reati di «abuso d’ufficio e peculato» in relazione all’esito di un concorso per entrare a far parte dell’Osservatorio regionale sul turismo. Accuse che il presidente dell’Antimafia regionale Bova ha evidentemente considerato degne di attenzione, dal momento che ha già annunciato di voler mettere «a conoscenza dell’autorità giudiziaria» gli atti prodotti dall’ex collaboratore.

IL CURRICULUM Borgese vanta una lunga collaborazione con la Regione Calabria. Lui stesso si definisce il «maggior esperto di turismo in Calabria». Il suo curriculum, depositato agli atti della commissione, attesta una lunga serie di titoli universitari: tre lauree (specialistica in Economia del turismo; Economia del turismo e dell’Ambiente; Economia e gestione dei servizi turistici), un master (Management del turismo e del turismo residenziale), uno stage a Malta. Lungo anche l’elenco dei suoi incarichi professionali, tra cui spiccano quelli svolti in Regione: ricercatore senior dell’Osservatorio sul turismo (dal 2002 al 2008) e collaboratore (dal 2009 al 2015) del Sistema informativo turistico Turiscalabria, il portale istituzionale dedicato al settore.

LA STORIA L’occasione per mettere di nuovo a frutto queste esperienze si presenta nel 2016, quando la Regione pubblica un avviso pubblico – gestito da Calabria Lavoro e finanziato con fondi europei – per il reclutamento di 16 esperti da impiegare nell’Osservatorio sul turismo, tra cui 8 ricercatori senior, la categoria per la quale partecipa Borgese. E, in effetti, il decreto 88 del 30 dicembre 2016, firmato dal predecessore di Zinno, Fortunato Varone, prende atto della graduatoria definitiva relativa ai vari profili e riconosce l’idoneità di Borgese, che si classifica al primo posto tra i ricercatori senior (sopra, l’elenco ufficiale).
Non resta, allora, che presentare la documentazione necessaria per formalizzare il nuovo contratto di collaborazione. Nel frattempo, con un decreto firmato il 16 gennaio 2017 dal governatore Oliverio, Zinno diventa il nuovo commissario di Calabria Lavoro. Coincidenza o meno, per Borgese le cose iniziano a complicarsi. È lui stesso a raccontarlo nella memoria depositata in commissione Antindrangheta: «Il 17 gennaio ricevo dalla rup, in qualità di beneficiario, richiesta di documentazione per definire l’incarico». A Borgese vengono chiesti i contratti di attività lavorativa nei diversi settori inerenti al nuovo incarico ma anche la dichiarazione di insussistenza di cause di incompatibilità. «Il sottoscritto – ricorda ancora l’ex collaboratore – ha inviato tutta la documentazione comprovante il lavoro presso il dipartimento Turismo della Regione, con i contratti di 71 mesi e 16 giorni lavorativi e le pubblicazioni per il “Rapporto sul turismo”, il Piano di marketing e il Piano di sviluppo sostenibile attinenti alla richiesta». Questa documentazione, tuttavia, «non è stata sufficiente per il rup, che ha chiesto al sottoscritto di farsi attestare dal dipartimento Turismo le attività svolte». Dovrebbe essere una formalità, invece «il direttore generale Sonia Tallarico, dissentendo da ogni norma sulla trasparenza, non ha voluto rilasciare l’attestazione con delle motivazioni grottesche: “Le attività da attestare risalgono a periodi antecedenti alla nomina a dirigente generale del dipartimento turismo; tra i compiti certamente non rientra quello di rilasciare attestazioni di sorta; la sottoscritta, avendo fatto parte della Commissione di valutazione prevista dall’avviso, ha l’obbligo o quanto meno l’opportunità di astenersi alle fasi successive del procedimento”».
Il risultato finale di questo “inghippo” burocratico è che Borgese, dopo essersi classificato al primo posto della graduatoria, viene dichiarato inidoneo. Per l’ex collaboratore, «l’abuso d’ufficio si è concretizzato con lo scorrimento della graduatoria» – determinato da un nuovo decreto, il 55, firmato dal nuovo “capo” dell’Azienda regionale – di cui avrebbero beneficiato «figure già ampiamente conosciute in Regione per aver lavorato alle dipendenze del commissario Zinno alla Programmazione nazionale e comunitaria», che «hanno avuto e continuano ad avere doppi incarichi» e sprovviste di «competenze turistiche».

LA STABILIZZAZIONE E L’APPELLO Nella memoria, Borgese annota anche il tentativo di ottenere la stabilizzazione lavorativa nel dipartimento, in virtù dei precedenti contratti e delle nuove norme a favore delle vittime di mafia incluse nella legge “Antindrangheta”, approvata pochi mesi fa dal consiglio regionale. Borgese chiude il suo dossier con un appello: «Chiedo alla Commissione di denunciare le ingiustizie subite alla Procura di Catanzaro (ma l’ufficio competente potrebbe essere quello di Reggio, città dove ha sede Calabria Lavoro, ndr)» e di intervenire «presso il dipartimento Organizzazione e risorse umane affinché si possa definire, in tempi celeri, un contratto a tempo indeterminato con la Regione Calabria dopo tanti anni di sacrifici».
Al termine della seduta, la commissione Antindrangheta ha deciso di audire Zinno, Tallarico e Caracciolo, che dovranno fornire le loro versioni in merito alle dichiarazioni di Borgese.

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it





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