Le mani delle cosche sull’eolico, in manette il sindaco di Cortale – NOMI

L’operazione “Via col vento” della Dda di Reggio ha portato all’arresto di 13 persone. Sequestrate anche 6 imprese. Accertate le infiltrazioni dei clan Paviglianiti, Mancuso, Anello e Trapasso nella realizzazione delle opere. Bombardieri: «Un imprenditore reggino come mediatore» – VIDEO

REGGIO CALABRIA Anche con il vento la ‘ndrangheta voleva fare affari e guadagnare milioni. E di pulito c’è (forse) solo l’energia nei parchi eolici calabresi finiti in mano ai clan. Lo ha svelato la Dda di Reggio Calabria, che ha scoperto come in quattro province su cinque – Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia – i clan Paviglianiti di San Lorenzo, nel reggino, Mancuso di Limbadi e Anello di Filadelfia, entrambi nel vibonese, e Trapasso di Cutro, nel crotonese, abbiano di fatto gestito la costruzione dei parchi eolici. Un affare andato in porto – è emerso dall’indagine dei carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria – anche grazie alla connivenza di amministratori e imprenditori.
In manette sono finite 13 persone, tutte accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, illecita concorrenza con violenza o minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo o delle finalità mafiose, e induzione indebita a dare o promettere utilità. Fra loro ci sono anche Francesco Scalfaro, 59 anni, attuale sindaco di Cortale, nel catanzarese, e sei imprenditori. Sotto sequestro sono finite anche 6 imprese del valore di 42 milioni di euro.
Coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo e dai pm Antonio De Bernardo (oggi a Catanzaro), Giovanni Calamita e Antonella Crisafulli, l’inchiesta “Via col vento” è partita da Reggio Calabria ma ha permesso di accertare la sistematica infiltrazione dei clan nei lavori necessari alla realizzazione di diversi parchi eolici in quasi tutte le province calabresi. «E sempre con gli stessi metodi, tipicamente mafiosi» dice il procuratore capo della Dda reggina, Giovanni Bombardieri. Al centro dell’indagine, un imprenditore reggino in grado di proporsi in tutta la Calabria come portavoce delle istanze dei clan e rappresentante dei loro interessi. «Si comportava – spiega Bombardieri – come una sorta di mediatore commerciale dei clan e in questa veste interloquiva con le grandi imprese, anche straniere, che si erano aggiudicate gli appalti». Il metodo di «sistematica infiltrazione» – così la definiscono gli investigatori – era sempre lo stesso. «In diverse situazioni e province – afferma il procuratore – agli imprenditori che si erano aggiudicati l’appalto sono state imposte le ditte che dovevano essere impiegate nei cantieri perché i lavori venissero portati a termine».

Carcere:
Giuseppe Evalto, classe ’63
Antonino Paviglianiti, classe ’65
Rocco Anello, classe ’61
Giuseppe Errico, classe ’54
Romeo Ielapi, classe ’72
Pantaleone Mancuso, classe ’61
Giovanni trapasso, classe ’48

Domiciliari:
Domenico Fedele D’Agostino, classe ’58
Francesco Scalfaro, classe ’59
Riccardo Di Palma, classe ’72
Mario Fuoco, classe ’51
Giovanni Giardino, classe ’72
Mario Scognamiglio, classe ’77

Sequestro preventivo delle seguenti società:
Autotrasporti F.E. S.R.L. con sede a Pizzo (VV);
La Molisana Trasporti s.r.l., con sede a Guardiaregia (CB);
Paviglianiti S.r.l. con sede a Reggio Calabria;
Ditta Ielapi Romeo, con sede in Filadelfia (VV);
Hipponion global security service, con sede a Vibo Valentia (VV);
Hotel “Ulisse ristorante Nausicaa DAL 1972”, sito in Maida (CZ).

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it







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