La Calabria perderà 500mila abitanti nei prossimi 50 anni

Dal rapporto Svimez dati drammatici sullo spopolamento. Economia in ripresa (+2% nel 2017), ma gli standard sanitari e di servizi restano lontani da quelli del Nord. Mentre le famiglie si impoveriscono per le spese mediche

LAMEZIA TERME Dati confortanti sulla ripresa (che finalmente si intravede) e drammatici, invece, sotto il profilo demografico. È vero che la Calabria nel 2017 è la regione, tra quelle meridionali, che fa registrare il più alto tasso di sviluppo (+2%, contro l’1,9% e l’1,8% di crescita in Sardegna e Campania). Ma le proiezioni sullo spopolamento offerte dal rapporto Svimez sono più che preoccupanti.

ADDIO A MEZZO MILIONE DI ABITANTI Il trend non è inedito ma le cifre sono significative. A inizio del 2017, la popolazione calabrese era di 1 milione 965mila persone. Nel 2065, stimano gli esperti, sarà di 1 milione 497mila unità. È un saldo negativo di 468mila abitanti, quasi diecimila all’anno. Come se ogni dodici mesi sparisse una città delle dimensioni di Castrolibero, comune dell’area urbana di Cosenza. È la conseguenza locale di «una profonda rivoluzione demografica che, oltre il complessivo declino, sta ridisegnando la struttura della popolazione, con una evidente perdita di peso e di ruolo del Sud e delle giovani generazioni». Le previsioni dell’Istat delineano, infatti, un percorso di forte riduzione della popolazione nei prossimi cinquanta anni, con una manifestazione più intensa nel Sud (-5 milioni) che nel resto del Paese (-1,5 milioni). Nel Mezzogiorno, infatti, «sono più deboli le fonti di alimentazione della crescita della popolazione: sempre meno nati e debole contributo delle immigrazioni. Tutto ciò farà del Sud l’area più vecchia d’Italia e tra le più vecchie d’Europa: ci si attende che l’età media passi dagli attuali 43,3 anni (più bassa di quella registrata nel Centro-Nord) ai 51,6 anni nel 2065, ciò inevitabilmente riduce la popolazione in età da lavoro compromettendo le potenzialità di crescita del sistema economico».

«RECESSIONE ALLE SPALLE» Se il futuro si annuncia difficile, nel triennio 2015-2017, Svimez vede una ripresa e la conferma «che la recessione è ormai alle spalle per tutte le regioni italiane, e tuttavia gli andamenti sono alquanto differenziati: mostrando, in un quadro di crescita sostanzialmente omogeneo in tutto il Paese, elementi di difficoltà che dalle regioni meridionali si estendono soprattutto a quelle centrali, e in particolare Umbria e Marche (le uniche che negli ultimi due anni fanno registrare una flessione dell’economia). In Calabria nello stesso periodo «sono state soprattutto le costruzioni a trainare la ripresa (+12% nel triennio), grazie anche alle opere pubbliche realizzate con i Fondi europei, seguite dall’agricoltura (+7,9%) e dall’industria in senso stretto (+6,9%). Molto più modesto nell’ultimo triennio l’andamento dei servizi (+2,9%)».

SANITÀ IN AFFANNO I numeri della Svimez confermano anche gli affanni della sanità calabrese. «L’intero comparto sanitario» delle regioni meridionali «presenta differenziali in termini di prestazioni che sono al di sotto dello standard minimo nazionale, come dimostra la griglia dei Livelli Essenziali di Assistenza nelle regioni sottoposte a Piano di rientro: Molise, Puglia, Sicilia, Calabria e Campania, sia pur con un recupero negli ultimi anni, risultano ancora inadempienti su alcuni obiettivi fissati». Altra conferma: «I dati sulla mobilità ospedaliera interregionale testimoniano le carenze del sistema ospedaliero meridionale, soprattutto in alcuni specifici campi di specializzazione, e la lunghezza dei tempi di attesa per i ricoveri. Le regioni che mostrano i maggiori flussi di emigrazione sono Calabria, Campania e Sicilia, mentre attraggono malati soprattutto la Lombardia e l’Emilia-Romagna».

«I lunghi tempi di attesa per le prestazioni specialistiche e ambulatoriali – secondo il rapporto – sono anche alla base della crescita della spesa sostenuta dalle famiglie con il conseguente impatto sui redditi. Strettamente collegato a ciò è il fenomeno della cosiddetta “povertà sanitaria”, secondo il quale si verifica sempre più frequentemente che l’insorgere di patologie gravi costituisca una delle cause più importanti di impoverimento delle famiglie italiane, soprattutto nel Sud e nelle Isole. In Italia, nel 2015, l’1,4%% delle famiglie italiane si è impoverito nel 2015 per sostenere le spese sanitarie non coperte dal Servizio Sanitario Nazionale; nelle regioni meridionali la percentuale sale significativamente raggiungendo il 3,8% in Campania, il 2,8% in Calabria, il 2,7% in Sicilia; all’estremo opposto troviamo la Lombardia con lo 0,2% e lo 0,3% della Toscana».

I TEMPI DEGLI UFFICI PUBBLICI I divari si confermano anche per l’efficienza degli uffici pubblici in termini di tempi di attesa all’anagrafe, alle Asl e agli uffici postali. La Svimez ha costruito un indice sintetico della performance delle Pubbliche Amministrazioni nelle regioni italiane sulla base della qualità dei servizi pubblici forniti al cittadino nella vita quotidiana. Fatto 100 il valore della regione più efficiente (Trentino- Alto Adige) emerge che quelle meridionali, ad eccezione della Campania che si attesta a 61, della Sardegna a 60 e dell’Abruzzo a 53, sono al di sotto di 50: Calabria 39, Sicilia 40, Basilicata 42, Puglia 43. Ultimi anche secondo questi parametri, dunque. (ppp)







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