Sacal, il Tribunale conferma la legittimità delle deleghe di De Felice

I giudici di Catanzaro si sono pronunciati sul ricorso presentato dai consiglieri Adele e Renato Caruso e dal socio Lamezia Sviluppo

LAMEZIA TERME Il Tribunale civile di Catanzaro ha respinto il reclamo proposto dai consiglieri di amministrazione della Sacal Adele e Renato Caruso e dal socio Lamezia Sviluppo. Si è così definito il procedimento cautelare avente ad oggetto la richiesta di sospendere gli effetti delle delibere impugnate (delibera assembleare del 21 Giugno 2017 e delibera consiliare del 27 Giugno 2017) e relative, in particolare, all’assetto dei poteri delegati al presidente del Cda di Sacal Arturo de Felice e agli emolumenti riconosciuti al Consiglio ed allo stesso presidente. A renderlo noto è la stessa società aeroportuale calabrese.
In accoglimento delle tesi difensive dei propri legali della Sacal, avvocati Maurizio Martinetti e Valerio Donato, il Tribunale ha confermato il provvedimento cautelare negativo, con motivazioni parzialmente diverse da quelle rese dal Giudice di prima istanza. In sintesi i giudici, stando a quanto rende noto Sacal, hanno «ritenuto che la provenienza dal solo Presidente della convocazione assembleare sia irregolarità formale che non può essere fatta valere dai reclamanti Consiglieri Adele e Renato Caruso e dal socio Lamezia Sviluppo S.r.l.; ritenuto non configurabili le denunciate violazioni dell’art. 12, comma 2 dello Statuto sociale di Sacal, ritenendo immune da vizi formali il termine di convocazione, di giorni 3, dell’organo amministrativo; ritenuto sussistente, nei limiti della sommarietà della cognizione della fase di giudizio, un principio di fumus in relazione alla censura di eterodirezione da parte dei soci di maggioranza». Riguardo agli emolumenti deliberati a favore del presidente e del Cda, il Tribunale «ha confermato, nella fase di cognizione sommaria, che il deliberato degli organi di Sacal rispetta il combinato disposto degli artt. 4, co. 4, D.L. n. 95/2012 e art. 11, co. 6, D.lgs. n. 175/2016; riconosciuto irrilevanti, sotto il profilo del periculum in mora, le censure sulla presunta illegittimità alla carica di consigliere dell’attuale presidente, Arturo De Felice, avverso il provvedimento di designazione e contestuale nomina; e quindi insussistenti i requisiti di legge per disporre la sospensione cautelare dell’efficacia delle delibere impugnate».







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