Sanità, i calabresi rischiano un nuovo aumento delle tasse

Il Tavolo di verifica: di questo passo, il 2018 si chiuderà con un disavanzo di 105 milioni. Irap e Irpef potrebbero salire. E il blocco del turn over darebbe il via alla paralisi. Preoccupazione per 142 milioni «inspiegabilmente» non trasferiti alle Aziende sanitarie e ospedaliere

CATANZARO In testa alle prescrizioni del Tavolo Adduce c’è il solito tormentone dei rapporti tra il commissario al Piano di rientro e la Regione. I tecnici del ministero lo ripetono come un mantra da anni: «In merito alle notevoli criticità operative evidenziate dal Commissario» l’invito alla Regione è «a garantire l’adeguato supporto alla struttura commissariale e a potenziare adeguatamente la struttura regionale deputata alla sanità, che risulterebbe particolarmente carente». Massimo Scura lo ripete a ogni buona occasione: il dipartimento Tutela della Salute è ridotto ai minimi termini e la collaborazione, in queste condizioni è impossibile. Forse neppure a Roma sperano di riuscire a invertire la tendenza e dedicano alla questione sempre meno spazio nei verbali che raccontano le verifiche periodiche dei ministeri all’andamento del Piano di rientro.
La preoccupazione è più viva quando si passa all’analisi dei conti. Che, in prospettiva, propone una conseguenza che rischia di finire direttamente nelle tasche dei calabresi. Il risultato di esercizio risultante del primo trimestre 2018, al netto delle coperture fiscali, se «proiettato linearmente all’anno, farebbe prospettare un disavanzo di circa 105 milioni di euro». Il campanello d’allarme è suonato il 18 luglio scorso attorno al Tavolo. Assieme all’invito, rivolto alla struttura commissariale, «a monitorare la spesa delle aziende sanitarie per l’anno 2018 e ad attuare gli interventi necessari al contenimento del disavanzo che si sta prospettando». È urgente, perché questo disavanzo, se confermato nel suo sviluppo, sarebbe «maggiore rispetto alla capacità di copertura determinata dalle aliquote fiscali dell’anno d’imposta 2019». Fuori dai tecnicismi: c’è il rischio che si attivino le sanzioni previste dalla normativa, cioè «l’ulteriore aumento delle aliquote fiscali nella misura dello 0,15% e 0,30% rispettivamente di Irap e addizionale Irpef oltre che il blocco automatico del turn over del personale del servizio sanitario regionale e il divieto di effettuare spese non obbligatorie da parte del bilancio regionale, entrambi fino al 31/12 dell’anno successivo a quello di verifica». Un rischio enorme per la sanità calabrese, che solo negli ultimi mesi ha visto la possibilità di tornare a puntellare un organico esausto dopo anni di blocco delle assunzioni. Un nuovo stop per tutto il 2019 significherebbe la paralisi. E si capisce bene perché il paragrafo sia in grassetto nella relazione. Non è il solo, ovviamente, perché le emergenze che si trascinano di verifica in verifica sono tante. Si va dal mancato aggiornamento sulle risorse preordinate per il pagamento del debito pregresso al “caso dei casi”, quello dell’Asp di Reggio Calabria, per la quale la conclusione della procedura di regolarizzazione delle poste debitorie non si è ancora concretizzata.
Una spia si accende anche su 142,8 milioni di euro rimasti in Gestione sanitaria accentrata senza essere trasferiti agli enti del Servizio sanitario regionale. Queste somme, «trattenute inspiegabilmente», dovranno cambiare presto destinazione. Uno dei punti del mandato commissariale è quello di «trasferire liquidità al servizio sanitario», fatto ancora più urgente in Calabria, dove «gli enti presentano su scala nazionale i maggiori ritardi nel pagamento dei fornitori». I ministeri chiedono, poi, «alla struttura commissariale di motivare perché è stato consentito alla Gsa di trattenere così ingenti risorse e invitano la struttura commissariale a evitare il ripetersi di tale circostanza». Altra anomalia è «la dimensione della crescita delle anticipazioni verso il tesoriere (+369%) che non ha pari in Italia, dove invece, al netto della Calabria, le anticipazioni sono diminuite considerevolmente (-53%)». La sanità regionale è l’unica a indebitarsi ancora con le banche. E continua a mostrare «carenze» nell’assistenza ai pazienti, specie nell’adesione agli streaming, nell’assistenza ai disabili e nella qualità dell’assistenza. E poi ci sono ritardi cronici nell’implementazione delle reti assistenziali specialistiche e – altro tormentone – mancano aggiornamenti sulla prevista integrazione tra l’Azienda ospedaliera Pugliese Ciaccio e la Mater Domini. Sembra una sanità immobile, nella quale Regione e commissario non dialogano mentre a Roma aspettano aggiornamenti che tardano in troppi settori. Solo una cosa potrebbe muoversi a breve, se non si troveranno contromisure adeguate: l’aumento delle tasse. E non è una buona notizia.

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it





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