Regione, sedi distaccate ai confini della realtà

La relazione di un dirigente racconta lo stato degli uffici periferici. Tra dipendenti che «non svolgono alcuna attività» (nonostante la produttività del settore sia al 100%), lavoratori costretti a segnalare la presenza inviando foto dal proprio smartphone e sedi «in pessime condizioni igienico-sanitarie». La Csa-Cisal: «Qualcuno dia un ordine al caos»

CATANZARO «Sopralluogo, relazione con tanto di censimento delle sedi periferiche e del personale, convocazione di una riunione urgente di tutti i dipendenti per programmare la futura attività lavorativa. Dopo un lungo letargo, durato quasi quattro anni, l’agricoltura calabrese si è finalmente risvegliata accorgendosi che esistono le sedi periferiche regionali, piene di falle logistiche e strutturali, e che c’è un oggettivo problema dell’organizzazione del lavoro del personale distaccato». Il sindacato Csa-Cisal ricorda in una nota che «da maggio di quest’anno illustra le colossali disfunzioni delle sedi periferiche, comunque: meglio tardi che mai! Il dirigente del settore Uot Funzioni Territoriali del dipartimento “Agricoltura e Risorse Agroalimentari”, con una per nulla invidiabile latenza, è finalmente riuscito, il 13 agosto, a presentare la famosa relazione (di dieci cartelle) dopo il tour ispettivo delle strutture fatto in circa una settimana. Abbiamo la pistola fumante, direbbero alcuni. Nel quadro generale si fa la scoperta dell’acqua calda: “distacco della rete telefonica e del collegamento internet” in quasi la totalità degli uffici, la Uotp di Catanzaro è rimasta di fatto senza unità lavorative ed è poi un continuo arrovellarsi dietro le carenze strumentali e strutturali. Quando però si arriva sul più bello, cioè finalmente alla descrizione puntuale di ogni singola sede, il dirigente del settore premette: “come relazionato dal titolare di posizione organizzativa”, facendo riferimento a un funzionario». «Un’affermazione – rileva il sindacato – in contrasto con la prima parte del report dove è il dirigente, riferendosi a se stesso, a dire che: “ha ritenuto intraprendere un’ulteriore iniziativa effettuando appositi sopralluoghi presso tutte le sedi degli uffici agricoli di zona”, riferendosi al famoso tour ispettivo. Nel punto più gustoso del report quindi il dirigente emula Santa Lucia, mettendo i suoi occhi nel piattino offrendoli al funzionario per portarli in giro per le sedi. Non è però sicuramente San Tommaso visto che poi la firma in fondo alla relazione è proprio la sua. Forse tanto timore deriva da cosa è illustrato nei passaggi successivi della relazione? Nelle sedi di Villapiana, Cetraro, Roggiano Gravina e San Marco Argentano si legge, a chiare lettere, che ci sono complessivamente 7 dipendenti (2 categoria B, 3 categoria C e 1 categoria D e un altro non specificato) che “non svolgono alcuna funzione” o “alcuna attività”. Sì, avete capito bene – scrive il sindacato –. In un atto formale contenente una relazione ispettiva c’è una circostanziata denuncia su alcuni lavoratori delle sedi distaccate che prendono lo stipendio regionale senza svolgere alcuna mansione. Un’accusa tanto grave quanto l’improvvida scelta di scriverlo nero su bianco su un documento che può circolare liberamente in Cittadella minando l’immagine e la professionalità dei lavoratori. Un’affermazione di cui lo stesso responsabile dell’Uot Funzioni territoriali del dipartimento “Agricoltura e Risorse Agroalimentari” si guarda bene (biblicamente siamo arrivati all’impersonificazione di Pilato) dall’assumersi l’onere delle conseguenze poiché chiude la relazione sostenendo: “eventuali responsabilità di natura penale, amministrativa e contabile del datore di lavoro che, ovviamente, il sottoscritto, per le proprie competenze, declina”. Ma chi ha assegnato, a fine anno, il punteggio di produttività a questi dipendenti che secondo tale ricostruzione sarebbero inerti e nullafacenti nelle proprie sedi periferiche?». Un passaggio che il sindacato Csa-Cisal considera «grave», prima di avanzare. «Se il dirigente attesta che alcune unità lavorative appartenenti al suo settore sono improduttive – continua la nota –, perché non svolgono, a suo dire, “nessuna attività” lavorativa, ci chiediamo come sia stato possibile, quale miracolo sia stato compiuto per raggiungere il massimo punteggio di performance, considerato che i dati della relazione della performance 2016, pubblicati sul sito istituzionale della Regione Calabria, attribuiscono al dirigente e all’intero dipartimento “Agricoltura e Risorse Agroalimentari” una percentuale di raggiungimento degli obiettivi pari al 100% (vedi tabella). Un mistero, dato che la valutazione viene attribuita ai dirigenti al raggiungimento dei risultati di performance dei dipendenti del settore, compreso il personale delle sedi periferiche in questione».

«Da una parte il dirigente attesta con la sua relazione l’improduttività di alcune unità lavorative ma parrebbe – e di questo il sindacato si riserva di effettuare approfondimenti nei prossimi giorni – che le valutazioni individuali dei dipendenti dicano ben altro. A questo punto vale la relazione dove si attesta che i dipendenti non svolgono alcuna attività lavorativa (e in questo caso andrebbe rivalutata la performance del dirigente e dei dipendenti) oppure la relazione diventa solo uno strumento di denigrazione per i lavoratori? Del resto, usando la stessa relazione del dirigente, come sarebbe stato possibile per i lavoratori raggiungere il massimo degli obiettivi se non solo presso le proprie sedi mancano gli strumenti di lavoro essenziali come la connessione alla rete internet e telefonica, ma anche il materiale di cancelleria, computer, stampanti, scrivanie e sedie? E, soprattutto, chi avrebbe dovuto vigilare su di loro, dal momento che il dirigente dichiara che non svolgono nessuna attività lavorativa? Come mai, se ritenuti inerti, i lavoratori non hanno ricevuto alcuna mansione dal proprio dirigente? Di chi sono le responsabilità? Il dirigente se ne è accorto soltanto pochi giorni fa?».

«Ma le chicche della relazione – prosegue il sindacato – sulle sedi periferiche non sono finite qui. Gli uffici visitati sono stati in totale 22: 17 nella provincia di Cosenza, 2 in quella di Crotone e 3 in quella di Catanzaro. E se la rete internet e quella telefonica sono una rarità (con tutti gli impedimenti lavorativi immaginabili) non mancano alcune perle che testimoniano un’irragionevole impostazione logistica del personale. A Cariati lo stabile di 140 metri quadri è dedicato a un solo dipendente che evidentemente starà comodissimo mentre a Sibari sono invece più sfortunati perché i quattro lavoratori devono stare nello stesso identico spazio (140 metri quadri) e litigare per utilizzare l’unica postazione Pc disponibile. In ben 9 uffici non è presente il rilevatore delle presenze, fatto che comporta l’indecoroso obbligo per il personale di provare al proprio superiore di essere in ufficio con il proprio smartphone (inviando al dirigente una foto utilizzando peraltro la propria rete dati)».
«Metodi ingiustificabili – stigmatizza il sindacato – per una pubblica amministrazione nell’epoca della digitalizzazione. Nella scorsa nota avevamo, a ragion veduta, descritto l’esistenza di sedi spettrali, figurarsi quanto saranno inquietanti quando è lo stesso dirigente (o il funzionario, in attesa di capire la paternità del sopralluogo) ad ammettere, ad esempio, che a Castrovillari l’ufficio “si presenta in uno stato poco decoroso per un ufficio pubblico”. Quello di Roggiano Gravina versa “in pessime condizioni igienico sanitarie” mentre quello di Petilia Policastro “si presenta in pessimo stato di manutenzione”. Gli uffici di Cassano allo Jonio sono “alquanto vetusti, con un impianto elettrico non idoneo per un ufficio pubblico”. C’è poi il caso dell’ufficio, da 50 metri quadri, di San Giovanni in Fiore in cui c’è “una forte risalita di umidità e non presenta fonti di riscaldamento”».
«La relazione – evidenzia il sindacato – contiene, non per tutti gli uffici, delle stime sul numero delle pratiche lavorate dai dipendenti. Restando al caso di San Giovanni in Fiore, si segnala che l’ufficio abbia svolto “attività istruttoria ed assegnazione carburanti per uso agricolo per circa 210 aziende agricole”. Guarda caso, sempre nella relazione, per la sede “nobile” (viste le attenzioni delle massime sfere della Cittadella) non è stata evidenziata, probabilmente per dimenticanza, la mancanza della rete telefonica e neppure quella internet, così come pare che la dotazione organica non sia composta da sole 5 unità lavorative ma da qualcuna in più… Peccato che da gennaio sia venuta meno la connessione internet, quindi come è stato svolto questo carico di lavoro? E come lo hanno svolto tutte quelle sedi periferiche che non hanno la connessione internet e telefonica, la maggioranza secondo la relazione? A questo punto è lecito chiedersi, sono verosimili tutte le risultanze della relazione o su alcune agli occhi si è sostituita la fantasia? Interrogativi che il sindacato rivolge al dirigente generale reggente del dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane” e al dirigente generale reggente del dipartimento “Agricoltura e Risorse Agroalimentari”. Soprattutto a quest’ultimo, visto che è stato proprio lui a convocare i circa sessanta dipendenti delle sedi periferiche in Cittadella il prossimo 29 agosto. “Riunione che avrà carattere di programmazione/coordinamento”, dice nella comunicazione il dirigente del settore Uot Funzioni Territoriali. Quanta urgenza, dopo tutti questi anni di silenzio e indifferenza verso i dipendenti delle sedi periferiche tanto da revocare le ferie per la data in questione. Cosa si dirà: nessun dorma? O ci sono dipendenti pagati dall’ente pubblico che non svolgono nessuna funzione? O le sedi sono talmente disastrate da non poter essere considerate uffici pubblici? O qualche dirigente si alzerà e dirà come sia “opportuna una seria riflessione sulla chiusura” degli uffici. Cosa ventilata dal dirigente dell’Uot nella relazione ma di cui è pronto a lavarsi le mani, imputando ad altri la responsabilità di tale scelta».
«Magari si discuterà di tagli – ipotizza il sindacato – ma siamo piuttosto convinti che è molto più probabile che nel prossimo futuro le sedi distaccate aumenteranno ancora nella provincia di Cosenza (probabilmente con l’aggiunta di una nuova sede). E non certo per ragioni legate al benessere organizzativo, al buon funzionamento degli uffici o per perseguire l’interesse pubblico, tutti elementi che latitano in questa faccenda. Per tutte le sedi periferiche – ricorda il sindacato – i calabresi pagano circa mezzo milione di euro all’anno». Il sindacato Csa-Cisal si rivolge, di nuovo, «al presidente della giunta regionale e all’assessore al Personale e al Bilancio affinché riprendano in mano la proposta di delibera sulla riorganizzazione degli uffici periferici dell’amministrazione regionale affinché si dia finalmente un ordine al caos regnante nelle attività amministrative e nell’organizzazione logistica delle sedi. Non ci daremo per vinti».





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