Catanzaro, la maggioranza blinda la pratica “Vivere insieme”

In consiglio comunale passa il progetto per le periferie risalente al 1998. Opposizioni contrarie: è stato ideato da un’associazione vicina al forzista Parente

CATANZARO Tre ore di dibattito, anche acceso, su una sola pratica all’ordine del giorno. Si sapeva che l’odierno Consiglio comunale di Catanzaro non sarebbe stato una passeggiata e i fatti hanno confermato le previsioni della vigilia: un muro contro muro su un provvedimento molto controverso che alla fine la maggioranza di centrodestra porta a casa di forza e digrignando i denti.

L’ORDINE DEL GIORNO Al centro dei lavori – si leggeva nel “burocratese” dell’ordine del giorno – “l’adesione alla richiesta del soggetto partner, l’associazione interregionale ‘Vivere Insieme’, relativa al Dpcm del 25 giugno 2016 per il progetto di riqualificazione Catanzaro sud, da periferia a nuova centralità, in aree ex piano di zona numero 5 Corvo-Aranceto”. Fuori dal burocratese, si tratta di una pratica molto delicata, una pratica che scotta parecchio. Una pratica però anche “robusta”, risalente nel tempo – i primi passi in Comune li fa nel lontano 1998 – e destinata a riqualificare una delle aree più degradate del capoluogo con un progetto sontuoso, dell’importo di 16 milioni tra pubblico e privato, che prevede la realizzazione di un centro socio-sanitario, di un centro sociale polivalente, di un’area dedicata al benessere e alla cura degli animali. Insomma, una pratica per nulla ordinaria. Ma anche una pratica molto contestata dall’opposizione, in primo luogo perché all’associazione “Vivere insieme” – a Catanzaro non è affatto un mistero, peraltro – sarebbe legato uno dei “colonnelli” del centrodestra catanzarese, Claudio Parente, oggi capogruppo di Forza Italia alla Regione e leader di “Officine del Sud”, tra gli azionisti della maggioranza del sindaco Sergio Abramo. E poi contestata perché – sempre secondo l’opposizione – inserita di forza nell’agenda politica tanto da determinare un’urgente convocazione del Consiglio comunale, calendarizzato infatti nella giornata di ieri.

IL DIBATTITO IN AULA La motivazione di questa convocazione in fretta e furia la fornisce, in aula, nell’assenza di Abramo costretto ad assentarsi per un problema di salute, il vicesindaco Ivan Cardamone, che evidenzia la necessità di approvare urgentemente la pratica “Vivere Insieme” alla luce di una inderogabile scadenza ministeriale fissata a venerdì, oltrepassata la quale – rileva Cardamone – si sarebbe messo a rischio un progetto ambizioso e fondamentale per lenire le sofferenze di una popolosa periferia di Catanzaro, Com’è prevedibile, la minoranza apre il fuoco di sbarramento, chiedendo chiarimenti sulla tempistica e sull’utilità pubblica della pratica e contestandone l’urgenza, anche se l’opposizione si guarda bene dall’evocare la figura di Parente dietro il provvedimento. Non manca chi fa intendere con, con lo stop del governo al bando nazionale delle periferie, il Consiglio comunale rischia di licenziare una pratica che in realtà è “carta straccia”. Roberto Guerriero di “S&D” rimarca la totale assenza di urgenza e le tante lacune del provvedimento, del quale – è la sua accusa – non è stato possibile prendere praticamente visione. “Cambiavento” di Gianmichele Bosco e Nicola Fiorita parte all’attacco, parlando apertamente di iter oscuro e di fretta dettata «non dal ministero, che ha scritto al Comune solo a inizi di agosto, ma da un privato molto speciale, che il 3 settembre ha inviato al Comune una sua comunicazione», per cui «non c’è tutta questa necessità di approvare la pratica adesso». Per questo Fiorita propone il rinvio della pratica in modo da poter approfondire tutte le questioni e chiarire tutti i dubbi, facendo inedito asse con il consigliere di Forza Italia Giovanni Merante, “anima critica” della maggioranza, che non fa mistero di una lunga serie di perplessità e getta un po’ di scompiglio nel centrodestra. Ma non c’è aria di rinvio, il centrodestra sterilizza le dissidenze e blinda la pratica e in un amen, anche con il solito sotterraneo contributo di spezzoni dell’opposizione, boccia la richiesta di rinvio e chiude una volta per tutte la ventennale pratica di “Vivere Insieme”. «Quello che conta è il risultato, il resto è fuffa», commenta un consigliere di centrodestra. E forse ha ragione…

a. cant.





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