Civita, indagato il colonnello che “accusò” il carabiniere arrestato per mafia

Incrocio tra l’inchiesta sulla strage del Raganello l’operazione antimafia “Stige”. Il sopralluogo sui cantieri della ditta Spadafora

CATANZARO C’è un incrocio tra l’indagine sulla strage del Raganello, condotta dalla Procura di Castrovillari, e la maxi-inchiesta “Stige” coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro contro la cosca Farao-Marincola di Cirò Marina, che indaga, tra le altre cose, sull’ingerenza del clan nel monopolio del taglio boschivo in Sila tramite la ditta Spadafora.
Il punto di incrocio vede come protagonista il tenente colonnello dei carabinieri forestali Gaetano Gorpia che nell’inchiesta della Dda di Catanzaro (che il 9 gennaio 2018 ha portato all’arresto di 169 persone) è tra gli investigatori che “accusano” l’indagato maresciallo Carmine Greco, arrestato il sette luglio 2018 con l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso (il Tribunale del riesame ha successivamente riqualificato l’accusa in concorso esterno in associazione mafiosa, ndr), perché avrebbe favorito, protetto e tutelato la ditta Spadafora legata alla cosca di Cirò. Oggi il colonnello Gorpia, in qualità di dirigente dell’ufficio Biodiversità dei Carabinieri forestali, è tra i sette indagati per la strage del Raganello che il 20 agosto scorso ha visto la morte di dieci persone, nove escursionisti e una guida, a causa di un’onda di piena mentre si trovavano nelle gole del torrente. I reati contestati, a vario titolo, sono omicidio colposo e lesioni colpose, inondazione colposa ed omissione di atti d’ufficio.

L’INDAGINE SU GRECO Nell’aprile 2016 il colonnello Gorpia, risulta dall’indagine dell’antimafia, «aveva osservato un intenso traffico di autoarticolati che trasportavano legname, “sempre a pieno carico”». La situazione era già stata segnalata al Corpo forestale che, dopo alcune verifiche, non aveva denunciato tagli abusivi. Nel maggio successivo il colonnello invia i suoi collaboratori per appurare quanto stava accadendo. Questi scrivono due relazioni, una nella quale segnalano che non vi erano sconfinamenti nel demanio e una seconda nella quale danno atto che dopo avere completato il sopralluogo, erano stati raggiunti da uomini appartenenti al corpo forestale – stazione Cava Melis – che chiedevano loro i motivi del sopralluogo. Poco dopo, segnalano i collaboratori di Gorpia, vengono raggiunti dallo stesso Greco che “montato su tutte le furie” li invita a seguirlo nei suoi uffici, ma questi rifiutavano. «Inoltre si rilevava che la ditta che stava eseguendo i lavori era quella della famiglia Spadafora». Dopo questo episodio, il via vai di camion colmi di legna non si arresta così il 30 maggio 2016 il colonnello Gorpia si reca personalmente sul luogo in cui stavano operando il taglio boschivo. E qui rileva una serie di irregolarità, di assenze evidenti di permessi e autorizzazioni. Tutto questo viene riportato in una relazione di servizio «la cui copia veniva insistentemente richiesta, tramite missive, da Greco e dal suo superiore (l’ingegnere Roseti)».

ACCUSATORI E ACCUSATI La relazione di Gorpia non è l’unico elemento di accusa ai danni di Greco ma è la relazione di un pubblico ufficiale e ha il suo peso. D’altronde l’ordinanza che dispone l’arresto del maresciallo di Cava Melis pone in luce un’altra questione. Ossia che il maresciallo Greco appare anch’egli nel ruolo di investigatore “accusatore” in uno dei filoni dell’indagine “Calabria Verde”, condotta dalla Procura di Castrovillari contro una funzionaria dell’ente regionale, Antonella Caruso, accusata di avere ricevuto 20mila euro dall’imprenditore del taglio boschivo Antonio Spadafora per ottenere un importante appalto per un’attività di disboscamento nel territorio di Castrovillari. La dirigente viene arrestata il 27 aprile 2018 e Greco fa parte degli investigatori che hanno portato avanti le indagini.
Antonio Spadafora appartiene a quegli imprenditori del taglio boschivo arrestati in “Stige” con l’accusa di essere legati, con un ruolo egemone, alla criminalità organizzata. Ma secondo il gip che ha disposto l’arresto di Greco, il rapporto tra gli Spadafora e il maresciallo era tanto stretto da consentire ai primi di orchestrare e manipolare l’indagine a carico di Antonella Caruso, con reciproco vantaggio. Carmine Greco, che indagava sul caso, ne riportava un vantaggio investigativo, con grande eco mediatica “mentre Antonio Spadafora assumeva il ruolo di imprenditore concusso a fronte del ruolo sommerso di imprenditore egemone e facente parte della criminalità organizzata” come invece emerge nella maxi indagine “Stige”. Secondo gli investigatori e il gip, la Caruso ha certamente ricevuto tale somma di denaro ma Greco, a conoscenza dell’indagine, suggeriva ad Antonio Spadafora come scrivere gli sms e come cucirsi addosso il ruolo da concusso.

PROSPETTIVE  IN SINTESI Prospettive che mutano, ruoli che si capovolgono da indagine a indagine. Proviamo a sintetizzare in maniera didascalica questa vicenda un po’ complessa che si dipana per tutto il 2018.
1) Nove gennaio 2018, parte l’operazione antimafia “Stige”. Vengono arrestate 169 persone, su richiesta della Dda di Catanzaro, considerate legate alla cosca Farao-Marincola di Cirò Marina. Gli affari sui quali la cosca aveva messo le mani sono tanti e coprivano gran parte del territorio crotonese e non solo. Tra le altre cose la cosca è accusata di gestire il monopolio del taglio boschivo in Sila grazie alla connivenza di una ditta, gli Spadafora di San Giovanni in Fiore. Tagli ovunque, concorrenza sbaragliata, camion a pieno carico che arraffavano senza controlli e senza essere fermati, ricostruisce la Dda.
2) 27 aprile 2018, la Procura di Castrovillari, nell’ambito di un filone dell’inchiesta “Calabria Verde” indaga una funzionaria dell’ente regionale, Antonella Caruso, accusata di avere ricevuto 20mila euro dall’imprenditore del taglio boschivo Antonio Spadafora. Antonio Spadafora fa parte di quegli Spafora di cui sopra, accusati di associazione mafiosa dalla Dda. Nell’inchiesta della Procura di Castrovillari, Antonio Spadafora appare come concusso, uomo costretto a pagare la mazzetta per avere l’appalto. A indagare su questa vicenda c’è un maresciallo, Carmine Greco, comandante dei forestali di Cava Melis.
3) 7 luglio 2018 la Dda di Catanzaro fa arrestare il comandante Carmine Greco con l’accusa di associazione mafiosa: avrebbe favorito e tutelato l’attività illecita degli Spadafora, con cui avrebbe avuto rapporti molto stretti. Così stretti, scrive il gip di Catanzaro, da orchestrare a dovere l’indagine su Antonio Spadafora. Gli avrebbe suggerito, sapendo che la Caruso era intercettata, quali sms mandarle. Insomma avrebbe curato la regia delle indagini cucendo addosso a Spadafora il ruolo meno grave di concusso, quasi una “vittima del sistema”. Su Carmine Greco, tra le altre cose, pesa una relazione del 2016 fatta dal tenente colonnello dei carabinieri forestali Gaetano Gorpia che aveva notato l’andirivieni di questi camion carichi di legna della ditta Spadafora ed era andato sul posto verificando diverse irregolarità che mettevano in luce gli scarsi controlli di Greco e dei suoi uomini.
4) settembre 2018, tragedia del Raganello: una piena travolge chi si trova nelle gole sul Pollino, muoiono 10 persone. Indaga la Procura di Castrovillari che iscrive nel registro degli indagati sette persone, accusate, a vario titolo, di omicidio colposo e lesioni colpose, inondazione colposa ed omissione di atti d’ufficio. Tra questi vi sono tre sindaci, il presidente del Parco del Pollino e il tenente colonnello Gorpia, unico ufficiale indagato, anche se pare che l’inchiesta tenderà ad allargarsi.
Sono tutte indagini che portano un proprio bagaglio di accusati e accusatori ma si trovano ancora nelle posizioni di partenza. La parola fine deve ancora approdare in tribunale.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto