Protezione civile, sei mesi di domande senza risposte

Il caso dei mezzi di soccorso impegnati nell’Alto Jonio mentre l’allerta meteo era sul Tirreno cosentino agita ancora la Cittadella dopo la denuncia di Paolo Cappadona. Il Csa-Cisal chiede chiarezza

CATANZARO Domande senza risposte e fatti ancora da chiarire. Il sindacato Csa-Cisal chiede che sia fatta piena luce su episodi, «tuttora poco lineari», accaduti circa sei mesi fa. Le coordinate sono i litorali del Cosentino e i quesiti riguardano i movimenti e gli impieghi degli operatori e dei mezzi della Protezione civile. Era una delle questioni evidenziate dal Paolo Cappadona, ex responsabile “Coordinamento Emergenze” della Protezione Civile Regionale, nella lettera di dimissioni inviata nell’aprile scorso. Il geologo rappresentava, fra le altre cose, «l’uso improprio» dei mezzi e del personale operativo destinato al pronto intervento per la gestione di situazioni emergenziali. «Fatto questo che, se vero, risulterebbe assai grave come peraltro ribadito da alcuni consiglieri regionali nel corso dell’ultima seduta assembleare di Palazzo Campanella», spiega il sindacato.
Nella sua nota di dimissioni, Cappadona faceva esplicito richiamo alle criticità registratesi il 21 marzo scorso quando violente mareggiate hanno colpito il litorale tirrenico cosentino. «In quella occasione – ricorda il sindacato – infatti il centro mezzi di Germaneto non risultava presidiato da unità operative e dunque non si era potuto attivare un intervento di supporto ai comuni interessati per i diffusi allagamenti che stavano interessando abitazioni private ed attività commerciali».
Partendo da quella nota e consultando i documenti ufficiali il sindacato è riuscito a ricostruire la storia ufficiale della vicenda.

L’ALLERTA METEO «La mattina del 21 marzo 2018 – si legge in una nota – le condizioni di allerta meteo sulla Calabria erano quelle riportate dal Bollettino meteo diramate il giorno prima (20 marzo): allerta gialla per criticità Idrogeologica-Idraulica e temporali sulle zone “Cala” 1, 2, 3, 4 e 8, con precipitazioni intense sulle zone “Cala” 1, 2 e 3. Ai sensi della nuova direttiva di allertamento meteo si imponeva pertanto l’assunzione per i comuni ricadenti nelle zone interessate e per la sala operativa regionale, della fase operativa di “Attenzione”. Intorno alle 10 e 30 del mattino – ricorda il sindacato – iniziano ad arrivare in Sala operativa a Germaneto le prime segnalazioni di forti mareggiate in atto sul litorale tirrenico cosentino e catanzarese (“Cala 1 e 2”). Si trattava, dalle prime informazioni raccolte, di fenomeni anomali. Assenza di vento sotto costa e onde lunghe con forte capacità di penetrazione. L’allora “Coordinatore Emergenze” della Protezione civile regionale, preso atto della situazione emergenziale in atto, disponeva un’urgente ricognizione delle aree interessate mediante il personale tecnico in servizio presso l’ufficio prossimità di Cosenza e si recava fisicamente in Sala Operativa a Germaneto per coordinare le attività».
«Giunte sul posto – continua la ricostruzione – le due squadre di tecnici di Cosenza inviate sui luoghi comunicavano che i fenomeni erano in via di attenuazione ma che avevano provocato ingenti allagamenti in abitazioni private ed attività commerciali, in particolare nel comune di Cetraro, e che si rendeva pertanto necessario inviare almeno due idrovore e una torre faro (per l’illuminazione notturna) al fine di supportare i comuni interessati nei primi interventi di soccorso ed assistenza».

I MEZZI SULL’ALTRA COSTA «A questo punto – scrive il Csa-Cisal – Cappadona, constatata l’indisponibilità di personale operativo presso gli uffici di Cosenza, contattava il referente del centro mezzi di Germaneto per disporre l’immediato invio dei mezzi richiesti.
Ed è solo allora che scopre, come riporta chiaramente nella sua lettera di dimissioni dall’incarico, che il centro mezzi di Germaneto non era presidiato da nessuno. Il referente del centro mezzi infatti, insieme a tutto il personale operativo di turno, si era recato, su disposizione dell’attuale dirigente della Protezione civile, in missione in alcuni “comuni dell’Alto Ionio” (così almeno riferisce per telefono). A questo punto, ricontattato il referente dell’ufficio di prossimità di Cosenza, sebbene con circa due ore di ritardo, si riusciva ad attivare l’intervento richiesto con il supporto di personale operativo di Azienda Calabria Verde nel frattempo rintracciato. E questa dunque è la cronaca che emerge dai documenti ufficiali».

DOMANDE SENZA RISPOSTE Restano però senza risposte, a quasi sei mesi dall’avvenimento dei fatti, alcune domande che il sindacato CSA-Cisal rilancia: «Come è possibile che il centro mezzi della sala operativa di Germaneto rimanesse senza alcun presidio la mattina del 21 marzo con una allerta gialla in corso che presupponeva l’attivazione della fase operativa di “attenzione”? Va sottolineato che il personale operativo della Protezione Civile Regionale usufruisce dell’istituto contrattuale della “turnazione” proprio per garantire il costante presidio in caso di emergenza. E ancora, in quale precisa area sono stati inviati quegli uomini della protezione civile e per fare cosa? Mentre l’emergenza era sul litorale tirrenico, pare che queste unità fossero invece su quello ionico. Tuttavia sul tipo di servizio prestato in quei posti non abbiamo ancora nessuna informazione. Di certo sappiamo che, ad esempio, nella zona di Roseto Capo Spulico non era in corso alcuna emergenza documentata e quell’area, come risulta dal bollettino del 20 marzo, non era interessata da alcuna allerta». «Sarebbe assai grave – prosegue il sindacato Csa-Cisal – se si scoprisse che quel giorno gli uomini e i mezzi della Protezione Civile fossero stati impiegati per “lavori” che nulla hanno a che fare con l’emergenza e la sicurezza dei cittadini. Certi dell’onestà del dirigente Carlo Tansi non vogliamo credere alla voce che già da tempo circola nei corridoi della Cittadella regionale, ossia che la squadra, proprio su indicazione del dirigente Tansi e proprio nelle ore in cui era scattata l’emergenza sul litorale tirrenico si trovava a Roseto Capo Spulico a rimuovere e riposizionare la lapide in memoria di Denis Bergamini. Abbiamo troppa fiducia nell’operato del dirigente Tansi per dare credito a questa illazione. Preferiamo non crederlo – sostiene il sindacato – e per questo invochiamo una risposta immediata per zittire questi rumors».

LE CONTRODEDUZIONI «Nella speranza che il dirigente della Protezione Civile si decida finalmente a rispondere con prove documentali su quanto accaduto in quelle ore, ricordiamo a tutti – sostiene il sindacato – che i mezzi e gli uomini della Prociv si muovono grazie ai soldi dei cittadini calabresi che pagano le tasse. E le pagano non per attività diverse da quelle di vedersi garantito un presidio di sicurezza, a maggior ragione quando ci sono fenomeni emergenziali in corso. E inoltre questo sindacato ritiene assai grave che, a quasi sei mesi dai fatti e a cinque dalla denuncia di Paolo Cappadona, nessuna risposta sia pervenuta dalle alte sfere della Cittadella regionale investite della vicenda. Ci risulta che il dirigente generale del dipartimento Presidenza abbia chiesto controdeduzioni in merito alla nota di dimissioni dell’ex “Coordinatore Emergenze”, ma la stessa risulti tuttora inevasa. È ora di fornire risposte, se non a questo sindacato, a tutti i calabresi che devono sapere come vengono impiegati i propri soldi e come vengono gestite le situazioni emergenziali dalla Protezione Civile, visto che potrebbe interessarli da un momento all’altro».







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