Catanzaro, la Procura indaga sui rimborsi anomali ai consiglieri

Accertamenti su presenze nelle Commissioni e assegni versati alle aziende per l’attività istituzionale. Le qualifiche “gonfiate” dopo le elezioni e i casi delle assunzioni in ditte che appartengono a parenti dei politici

CATANZARO Non è più solo bagarre politica: i lauti rimborsi che alcune ditte ricevono dal Comune di Catanzaro a causa delle assenze dei propri dipendenti/consiglieri comunali per impegni istituzionali sono diventati un caso giudiziario. Sulla vicenda, che da oltre un mese tiene banco sulla stampa (noi ne abbiamo parlato qui e qui), la Procura di Catanzaro ha acceso i riflettori e venerdì scorso ha acquisito dagli uffici comunali documenti riguardanti, in particolare, l’attività delle commissioni permanenti. Le ipotesi di reato – ma il quadro, ovviamente, resta ancora da definire in maniera più chiara – sarebbero truffa aggravata ai danni dello Stato e falso.
La questione, in sintesi, verte su due fronti. Da un lato ci sono le riunioni delle commissioni permanenti che dovrebbero tenersi dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 14. Un impegno costante che dovrebbe giustificare, almeno, i 150mila euro di rimborsi che il Comune, con la determina dirigenziale del 6 marzo 2018, ha impegnato sul capitolo di bilancio 2018. Il massimo, secondo la legge, della cifra rimborsabile. Il punto è che le riunioni delle commissioni permanenti, per quanto riguarda il monte ore e la frequenza, pare non siano state così frequenti e costanti. 
Così, per esempio, sono stati liquidati 13.411,32 euro a una ditta visti «gli oneri sostenuti per i permessi concessi al dipendente, consigliere comunale, per l’espletamento del mandato elettorale nei mesi di gennaio, febbraio, marzo, aprile e maggio 2018». Mandato elettorale che si manifesta non solo con la partecipazione ai consigli comunali ma, soprattutto, con l’attività delle commissioni permanenti che a Catanzaro sono cinque: Urbanistica, Patrimonio, Polizia urbana, Mobilità e traffico; Igiene ambientale e Lavori pubblici; Risorse finanziarie, Affari generali, Personale e Servizi demografici; Politiche sociali, Cultura, Pubblica istruzione e sport; Turismo, Politiche del mare e Attività produttive. I consiglieri comunali generalmente fanno parte di due, a volte tre, commissioni.
Il 19 luglio, sempre con determina dirigenziale, viene stabilito un rimborso di 4.383,79 per permessi concessi a un dipendente/consigliere per l’espletamento del mandato elettorale nei periodi di aprile e maggio 2018. E così via, gli esempi sono parecchi e riportano cifre sostanziose.

CON QUALI QUALIFICHE LAVORATIVE SI ENTRA IN COMUNE? Ma la questione è anche un’altra. Con quali qualifiche lavorative sono stati assunti i consiglieri nel momento in cui sono entrati in Comune? Perché i rimborsi tengono conto anche della qualifica aziendale di un dipendente per liquidare le cifre che le ditte fatturano all’amministrazione del capoluogo. Ditte che, tra parentesi, sono otto: parliamo della Zoo-market, Verdeoro società cooperativa prod. ortofr., A. B. immobiliare s.r.l, Idea Italian Store s.r.l., Adhospites srls, Siram s.p.a, La Notifica srls, Azienda Aopc. Così si registrano casi come quello di un consigliere che, nel momento in cui è entrato in consiglio, a giugno 2017, presentava una dichiarazione dei redditi nella quale dichiarava di avere percepito nell’anno 2016, 13.549 euro. La dichiarazione, però, entra in conflitto con il rimborso elargito con la determina 2133 dell’otto agosto scorso nella quale il consigliere, assunto come consulente da una ditta il cui 61% delle quote appartengono al fratello, dà diritto alla stessa ditta di ottenere un rimborso di 1.861,45 euro per il mese di giugno, di 1.978,38 euro per il mese di aprile e di 2.405,41 euro per il mese di maggio. A conti fatti il consigliere entra in Comune con una qualifica aziendale che, nell’arco di un anno, ha fatto quasi raddoppiare il suo reddito. E questo non sarebbe l’unico esempio di assunzione presso parenti, con redditi lievitati al momento di entrare in consiglio, sui quali la Procura vuole vederci chiaro.

VERIFICHE SULLE AUTOCERTIFICAZIONI Ma chi doveva controllare che le riunioni delle commissioni consiliari si svolgessero correttamente e per il numero di ore certificato? 
Secondo il regolamento comunale, è il presidente di commissione che certifica la presenza dei consiglieri comunali, o meglio, accerta la presenza del numero legale che deve essere pari ad almeno un terzo dei componenti. Inoltre il presidente di commissione «verifica il mantenimento nel corso dello svolgimento dei singoli punti dell’ordine del giorno. In caso di mancanza o qualora venga meno il numero legale, il presidente deve, rispettivamente, dichiarare deserta la seduta oppure sospenderla per un tempo non superiore ad un’ora. Trascorso invano il periodo di sospensione il presidente toglie la seduta». Ma chi controlla che questa autocertificazione prodotta dai presidenti delle commissioni sia valida? Manca la verifica di un soggetto terzo. Anche perché diversi dipendenti/consiglieri sono anche presidenti di commissione. E anche su questo la Procura sta svolgendo delle verifiche.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it







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