Le (ultime?) bordate di Scura sulla sanità inquinata

Nell’audizione informale davanti alla Commissione Sanità del Senato il commissario rilancia le accuse alla Regione («ha distrutto il dipartimento») e al sistema complessivo. E spiega la scelta di autonominarsi commissario dell’Asp di Reggio. Il M5S: «È ora di fare le valigie»

CATANZARO Sarà pure prossimo alla sostituzione (ne è convinto il senatore forzista Marco Siclari), ma non accenna ad arretrare. Il commissario alla Sanità Massimo Scura, in un’audizione informale davanti alla Commissione sanità del Senato (oggi tocca al governatore Mario Oliverio e al suo delegato Franco Pacenza) ha rilanciato accuse durissime al sistema. A partire da un problema «etico e culturale» che investirebbe tutta la regione («ultima nel numero di donazioni di organi e prima per comuni sciolti per mafia: mi domando perché in sanità avrebbe dovuto essere diverso») e anche il settore che è stato chiamato a guidare. 
Le accuse dell’ingegnere toscano sono la summa di quanto dichiarato nei mesi scorsi. Un j’accuse che parte da lontano, dai tempi del suo arrivo in Calabria: «C’era questa situazione – dice –: Lea con la soglia più bassa d’Italia, perdita totale di 65 milioni di euro nel 2014. Debito sconosciuto nelle aziende di Reggio Calabria, privati pagati a consuntivo senza alcuna programmazione, zero relazioni sindacali. Tasso dipendenti che usufruivano della legge 104 doppio rispetto alla media italiana, a Reggio triplo».
Un quadro tremendo, al quale si affiancano le storie del «dirigente di struttura complessa condannato per truffa che è stato incaricato in una nuova struttura complessa e del detenuto condannato per reati mafiosi che in carcere ha continuato a percepire lo stipendio». Per il commissario è il Reggino l’area in cui i servizi arrancano: «Ci sono zero risonanze. Io ne ho fatte comprare tre e devono essere ancora installate». E poi c’è Locri, dove «manca l’orologio marcatempo. Tutte le volte che è stato installato è stato distrutto». A quella struttura il commissario dedica un passaggio “speciale”: «Alla ministra Lorenzin ho mandato un dossier che cominciava così: “Il primo problema dell’ospedale di Locri è che è a Locri”. Se fosse nelle colline senesi o in provincia di Varese, dove ho la residenza, nel giro di qualche mese diventerebbe un ospedale efficiente».
Scura discute di tutto. E spiega che l’unico modo per migliorare i servizi e ridurre la mobilità passiva è «aumentare il personale. Ad oggi sono stati assunti 4500 nuovi addetti e ne sono andati via altrettanti. Oggi abbiamo un risparmio sul preventivo di spesa del personale di oltre 30 milioni perché sono stati assunti quelli che servivano. Poi, naturalmente c’è un ritardo, comunque, che stiamo cercando di colmare».
Un pensiero va anche alla Regione, che « spesso non si presenta ai contenziosi con altre Regioni e quando va alle conferenze Stato-Regioni è rappresentato da una persona che secondo me è illegittimamente presente perché non è un consigliere regionale, e comunque non porta nessun frutto. L’ho denunciato a tutti i tavoli». Il riferimento, non nuovo, è a Franco Pacenza, consulente del governatore per la Sanità. Ma non è l’unico riservato alla Regione, che Scura accusa da mesi di aver smantellato il dipartimento Tutela della salute: «Il dirigente generale da un anno è ad interim con altri dipartimenti, mancano direttori di settore per personale, Lea, rete ospedaliera, emergenza-urgenza, affari generali e bilancio».
Scura spiega poi il motivo che lo ha portato ad autonominarsi commissario dell’Asp di Reggio Calabria: «Qui i dirigenti subiscono influenze da parte della politica e dell’ambiente. Questa azione è un ultimo gesto d’amore: voglio aggredire il debito pregresso e sventare i doppi pagamenti». A Catanzaro, invece, il commissario rileva le «resistenze pazzesche» per arrivare all’accorpamento delle due aziende ospedaliere (Pugliese-Ciaccio e Mater Domini): «Sono tre anni che con il rettore provo a farle unificare».
L’ultima stoccata è per Oliverio: «Perché ha distrutto il dipartimento tutela della salute? Voleva fare uno dei suoi cento dispetti al commissario?». Scura ricorda che «nonostante tutto ci sono segnali di risveglio. In molte cose sostituisco di fatto il dipartimento. E quei quattro o cinque direttori di settore lavorano più di me». Poi la chiosa finale: «Non avrei mai accettato di andare in Calabria, l’ho fatto amore di questa terra perché sono mezzo calabrese».
Nel mirino dei senatori, che hanno incalzato il commissario per quasi due ore, anche la mancata decadenza dei manager delle aziende in disavanzo, questione riproposta in più circostanze dal M5S.

«PER SCURA È L’ORA DELLE VALIGIE» Proprio da una componente M5S della commissione, la senatrice Bianca Laura Granato, giunge un duro commento all’audizione, firmato anche dal deputato Francesco Sapia: «Per l’ingegnere Massimo Scura è giunta l’ora delle valigie – scrivono. Nei prossimi giorni tornerà a tempo pieno sindaco di Alfedena, grazie soprattutto alla lunga e costante attività di denuncia del Movimento 5stelle in Calabria. Scura – proseguono i due parlamentari 5stelle – si è arrampicato sugli specchi e ha confermato, del che non c’era bisogno, la sua assoluta inadeguatezza quale commissario per l’attuazione del Piano di rientro dal disavanzo sanitario della Calabria. Nel suo monologo da imperatore sconfitto, non ha fatto alcun riferimento alla mancata, per sua imperdonabile scelta, riattivazione degli ospedali di Praia a Mare e Trebisacce, nonostante le sentenze definitive di riapertura del Consiglio di Stato. Non ha detto nulla sulla mancata decadenza, per sua gravissima scelta, dei 7 direttori generali delle aziende del Servizio sanitario calabrese protagonisti di disavanzi di bilancio. Nulla ha riferito sulle pesantissime criticità di gestione rilevate dal tavolo interministeriale di verifica dello scorso aprile e ribadite con forza in una nostra recente interpellanza alla Camera; nulla sul milionario surplus di finanziamento illegittimo al policlinico universitario di Catanzaro e sulla forzatura dell’integrazione tra gli ospedali Pugliese e Mater Domini; nulla sullo sfascio dell’Asp di Reggio Calabria e sull’illegittimità della sua nomina, per diritto creativo, quale capo della stessa Asp». «Inoltre – continuano i due parlamentari – Scura ha taciuto bellamente sulla questione, serissima, della Chirurgia dell’ospedale di Crotone, oggetto di ispezione ministeriale in fase di consegna, e sulla necessità di stabilire un equilibrio sano tra pubblico e privato nella sanità calabrese». «Infine – concludono Sapia e Granato – Scura ha fatto implicitamente vanto dell’apertura della Cardiochirurgia dell’ospedale di Reggio Calabria, la cui direzione voleva, con l’allora rettore dell’Università di Catanzaro, Aldo Quattrone, che fosse affidata senza concorso pubblico, invece poi espletato grazie al Movimento 5stelle. Ora il governo dovrà cambiare tutto, partendo dalla bussola della legalità e dai bisogni dei malati, troppo a lungo ignorati dagli esecutivi precedenti e dal governatore Mario Oliverio, da più di tre anni primo complice dell’uscente Scura».







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