I dati shock di Cittadinanzattiva sulle scuole calabresi

Presentato il Rapporto sulla sicurezza. Verifiche sulla vulnerabilità sismica solo nel 2% degli istituti. Il 99% dei Comuni si dice impreparato a gestire eventuali emergenze

ROMA In Italia più di due scuole su cinque si trovano in zona a rischio sismico elevato per un totale di 18.665 edifici, ma solo il 5% è stato adeguato sismicamente. È quanto emerge dal XVI Rapporto sulla sicurezza delle scuole di Cittadinanzattiva dal quale si evince anche che dal punto di vista sismico solo il 9% delle scuole ha subito dei miglioramenti. In testa ci sono gli edifici del Molise, dove l’intervento e’ stato effettuato nel 41% delle scuole e la Valle D’Aosta con il 40%. Va, invece, molto male per il Lazio e la Sicilia dove il miglioramento vale solo per il 3% delle scuole. Non meglio nemmeno sul fronte delle verifiche. Dal rapporto emerge che solo per il 29% delle scuole è stata effettuata la verifica di vulnerabilità sismica (che sarà obbligatoria entro fine dicembre 2018). Fanalino di coda questa volta è la Calabria con solo il 2% di verifica, la Campania con il 4% e la Sicilia con il 7%, regioni in cui insistono un maggior numero di scuole in zone ad elevata sismicità. Infine sono ben pochi i Comuni che si dichiarano pronti a gestire eventuali emergenze. A livello nazionale, si dice pronto del tutto il 24% del campione di Cittadinanzattiva, in parte l’11%. Ma la percentuale sale al 60% per il Friuli Venezia Giulia e scende al 7% in Campania, 3% in Basilicata e 1% in Calabria.

SCUOLE INAGIBILI Solo un quarto delle scuole italiane ha l’agibilità-abitabilità, poco più della metà (53%) il collaudo, circa un terzo è in possesso della certificazione di prevenzione incendi e il 36% quella igienico-sanitaria. In generale si rilevano notevoli disomogeneità tra le varie aree del Paese: il Sud arranca, poiché solo il 17% delle scuole ha il certificato di prevenzione incendi, il 15% quella igienico-sanitaria, il 15% quello di agibilità, il 18% il collaudo statico. Un po’ meglio al Centro, dove il 19% ha il certificato di prevenzione incendi, il 18% quello igienico-sanitaria, il 22% quello di agibilità e il 21% il collaudo statico. Più positivi i dati al Nord, con il 64% delle scuole in possesso del certificato di prevenzione incendi, il 67% quello igienico-sanitario, il 63% l’agibilità e il 61% il collaudo statico. A livello regionale, sempre in base ai dati di Cittadinanzattiva, in grave ritardo è il Lazio (9% delle scuole in possesso dell’agibilità-abitabilità, il 6% della prevenzione incendi), la Campania (11% con agibilità-abitabilità, 17% prevenzione incendi) e la Calabria (12% con agibilità-abitabilità e nessuna scuola in regola per quanto riguarda la prevenzione incendi).

GESTIONE DEL RISCHIO: LA CALABRIA NON RISPONDE Seimila edifici scolastici – altro dato evidenziato nel rapporto – si trovano in aree a rischio alluvione, ma solo per il 9% delle scuole monitorate è stato adottato il Piano di gestione del rischio. La Sardegna spicca come regione virtuosa, poiché il Piano è attuato per oltre un terzo delle scuole (36%), al contrario in Abruzzo, Puglia e Sicilia dove è presente solo nell’1% degli istituti. Ma soprattutto emerge una situazione di non controllo, ci sono Regioni che non forniscono risposte su quasi la totalità del campione di scuole di loro competenza, come la Calabria (94% di non risponde) e l’Emilia Romagna (82%).

INVESTIMENTI Gli investimenti per la manutenzione degli edifici scolastici crescono, ma continua ad esserci un importante divario fra le varie Regioni italiane. Nel 27% delle scuole sono stati fatti interventi di manutenzione ordinaria e nel 19% di manutenzione straordinaria. Gli enti locali sono intervenuti tempestivamente, in media, nell’86% dei casi, sulla base delle richieste avanzate dai dirigenti scolastici per la manutenzione ordinaria e nel 49% per quella straordinaria. Sul campione degli istituti esaminati dall’associazione, a livello di risorse investite, si parla in media di oltre 50mila euro per gli interventi di manutenzione ordinaria e di oltre 228 mila euro per quelli straordinari, con grandi differenze regionali: nel primo caso, ad investire di più è la Lombardia (quasi 119mila euro), meno la Puglia (2.943 euro) e la Calabria (2.440 euro). Nel secondo caso primo e’ l’Abruzzo con un investimento di 1 milione e 316 mila euro, mentre in ultima posizione si posiziona il Trentino Alto Adige con 31.687 euro.





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