Si ferma (troppo presto) l’appalto per la nuova Procura di Catanzaro

Dopo l’apertura delle prime buste la procedura si blocca. Sono bastate le lamentele di poche imprese per stoppare tutto. E rallentare i tempi

CATANZARO Si inceppa subito dopo la partenza l’iter che deve portare alla scelta del consorzio di imprese che dovrà ristrutturare il vecchio ospedale militare di Catanzaro, trasformandolo nella nuova sede della Procura distrettuale antimafia.
Il 24 settembre scorso la Commissione (composta dai commissari Pisano, Parducci e Garifo, responsabile del procedimento l’ingegnere Salvatore Virgillo), insediata dalla Direzione regionale dell’Agenzia del demanio, ha convocato le ditte partecipanti per avviare l’esame delle rispettive offerte, previa verifica del rispetto dei requisiti tecnici richiesti dal bando di gara.
Le imprese interessate sono otto ma le buste aperte sono state solo due. Infatti, subito dopo, la Commissione, con una decisione che rischia di generare polemiche e contenziosi, ha aderito alla richiesta di alcuni concorrenti e ha sospeso le operazioni.
Secondo quel che è stato possibile ricostruire, già le prime due offerte sarebbero risultate irricevibili per carenza dei requisiti tecnici richiesti dal bando. Sembra che, contrariamente al solito, questa volta la prescrizione sia rigida: ogni azienda partecipante deve avere in proprio le caratteristiche tecniche fissate dal bando. In altri casi è previsto che tali requisiti possano essere in capo ad altra azienda collegata ma qui, probabilmente proprio per la delicatezza dell’opera, non è possibile alcuna deroga. Nel fissare le regole il bando è stato categorico: o l’azienda ha i requisiti richiesti oppure viene eliminata dalla gara d’appalto.
Fin qui sembrerebbe tutto chiaro ma, nella patria del diritto… e del rovescio, pare che siano bastate le rimostranze di alcune imprese escluse o a rischio di esclusione per spingere a una sospensione dell’apertura delle offerte e a un rinvio dei lavori di assegnazione della gara.
Insomma, more solito, si rischia di perdere in sede di aggiudicazione tutto il tempo guadagnato in un anno, durante il quale si è arrivati allo sblocco dell’accordo tra ministero della Giustizia e Comune di Catanzaro, al finanziamento dell’opera, alla sua progettazione e all’avvio della gara d’appalto.
È forse il caso di ricordare che l’intervento costerà circa nove milioni di euro al netto degli arredi e delle strutture di sicurezza; sarà interamente a carico del ministero della Giustizia; regalerà alla città spazi comuni e aule multilinguaggio. Inoltre eviterà che gli uffici giudiziari trasmigrino a Germaneto; porterà a un risparmio di circa un milione di euro che annualmente viene versato ai “soliti noti” per il fitto di immobili privati che ospitano uffici della Procura e centro della polizia giudiziaria; impedirà che anche un immobile storico come l’ospedale militare (a sua volta sorto su un ex convento) crolli e finisca poi in mano alla speculazione edilizia.
Una battaglia, questa del recupero dell’ex ospedale militare e del potenziamento degli uffici della Procura antimafia, ingaggiata già all’atto del suo insediamento dal procuratore distrettuale Nicola Gratteri.
Evidentemente, però, anche le vie della mala burocrazia sono infinite. Da qui lo stallo di questi giorni.

Paolo Pollichieni
direttore@corrierecal.it





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