«Il Mise ci ha chiesto di commissariare la Camera di commercio»

Oliverio interviene sulle vicende dell’ente camerale del capoluogo: «Abbiamo atteso il pronunciamento del Consiglio di Stato e abbiamo dovuto prendere atto delle sollecitazioni del Ministero». D’Ippolito (M5S) invita al dialogo. Mammoliti (Cgil): «Situazione kafkiana»

CATANZARO Le vicende che hanno portato al commissariamento (con “barricate”, come abbiamo raccontato qui) della Camera di Commercio di Catanzaro continuano a suscitare polemiche e perse di posizione. Lo scontro tra gli ex vertici dell’ente camerale e la Regione non accenna a placarsi, e oggi lo stesso governatore Mario Oliverio è intervenuto sulla questione spiegando che «è il ministero dello Sviluppo economico che non riconosce la validità e la legittimità della presenza di quegli organi camerali». «Ci sono più missive del Mise – ha dichiarato Oliverio – che chiedono alla Regione di procedere al commissariamento. Noi abbiamo atteso il pronunciamento degli organi della giustizia, e alla luce dell’ultimo pronunciamento del Consiglio di Stato e dell’ulteriore sollecitazione del Mise abbiamo dovuto prendere atto e procedere al commissariamento della Camera di Commercio di Catanzaro, altrimenti non avremmo aspettato un anno, l’avremmo fatto prima se c’era la volontà di non tenere conto del loro percorso. L’elezione degli organi camerali è stata contestata dal Mise, che a più riprese ha sostenuto la non validità di quel percorso. C’era il problema dell’unificazione delle Camere di Commercio, tant’è che il Consiglio di Stato si è pronunciato su questo, non sulla loro legittimità. E alla vigilia della nomina del commissario il Mise ha riproposto un’altra volta la questione, diffidando la Regione a procedere: e noi non potevano non procedere, perché altrimenti saremmo stati noi a passare dalla parte del torto e ci saremo esposti noi al commissariamento del Mise. Sarebbe stata una lesione per la funzione democratica della Regione». «È grave – ha concluso Oliverio – il fatto che sia stato impedito l’ingresso del commissario nella sede camerale, perché se ci fosse stata una volontà mossa da altre considerazioni non avremmo aspettato un anno. Anzi, con Daniele Rossi e con i vertici camerali abbiamo anche dialogato: non metto in discussione la loro buona fede, ma sanno bene che abbiamo lavorato per un anno per mantenere quella situazione, poi davanti all’evidenza di atti formali di diffida della Regione da parte del Ministero non c’era altra scelta che procedere al commissariamento».

D’IPPOLITO (M5S): «OLIVERIO SCELGA DIALOGO» «Sono molto circostanziate e perciò non possono passare nell’ombra le denunce dei vertici della Camera di Commercio di Catanzaro su atti e comportamenti della Regione Calabria e del governatore Mario Oliverio riguardo alla gestione dell’ente delle imprese», ha affermato il deputato M5s Giuseppe d’Ippolito, per anni consigliere camerale e presidente dell’Albo regionale dei gestori ambientali. Nei giorni scorsi il parlamentare si era appellato alla Regione Calabria e alla Camera di Commercio catanzarese, invitandole «a parlarsi, a prescindere da ogni scadenza elettorale e a mantenere fisso l’obiettivo primario, che è l’interesse dell’utenza e il corretto svolgimento delle funzioni pubbliche, fondamentali, che competono alla Camera di Commercio». Oggi D’Ippolito torna sullo scontro in atto, esprimendo «forte preoccupazione per la possibilità che di questo passo si perdano i contributi comunitari di gestione e dunque si blocchi l’attività della Camera di Commercio di Catanzaro a servizio delle aziende, col rischio che vadano a monte pure gli incontri istituzionali avviati dall’ente nei mesi scorsi per l’apertura a nuovi mercati fuori dell’Italia». Perciò D’Ippolito chiama in causa Oliverio, cui chiede «di ritirare il commissariamento e di agire con responsabilità sul piano politico, scegliendo la via del dialogo piuttosto che quella dell’imperio, la quale finora non ha portato alcun vantaggio alle imprese calabresi»

MAMMOLITI (CGIL): «SITUAZIONE KAFKIANA» Il segretario della Cgil Area Vasta (Catanzaro, Crotone e Vibo) Raffaele Mammoliti, ha invece invitato il Ministero a «intervenire per porre fine a una situazione kafkiana che rischia di danneggiare il territorio». «Quanto sta accadendo alla governance della Camera di Commercio di Catanzaro – ha detto Mammoliti – rappresenta una situazione senza precedenti, esplosiva. E il “caso” scatenato a seguito degli atti prodotti dalla Regione va chiarito, e risolto, in tempi rapidissimi». «Vogliamo conoscere quale sia l’organo legittimato a governare la Camera di Commercio di Catanzaro – ha aggiunto il sindacalista –. Nella Regione regnano tempi elefantiaci mentre il supporto ai processi produttivi richiede tempi immediati. Lo scontro al quale stiamo assistendo non fa bene al territorio, e non solo. La nomina adottata dal presidente della Regione, che auspicavamo potesse ripristinare un clima di ritrovata collaborazione, pare invece infittire la confusione e il caos istituzionale catapultando un ente così prestigioso come la Camera di Commercio di Catanzaro in un conflitto senza precedenti con implicazioni anche su Unioncamere regionale. Per quanto ci riguarda, non è in discussione la professionalità dei singoli soggetti interessati alla vicenda (Sganga, Rossi, Franzè) ma l’atteggiamento adottato dalla Regione che ci porta a esprimere serie perplessità, senza dietrologie, valutando semplicemente i fatti, sulla tempistica di tutta la vicenda e sulle reali intenzioni che si potrebbero celare dietro questa vicenda. A tal proposito, mi preme infatti ricordare quanto espresso dalla Cgil nel novembre 2017 circa la solerzia con la quale la Regione notificava ad horas la comunicazione della sospensione di procedere all’insediamento del Consiglio della Camera di Commercio di Catanzaro nel mentre, per il decreto di nomina dei componenti del Consiglio stesso, aveva impiegato oltre 60 giorni. Se in quell’occasione la Regione avesse adempiuto al decreto di nomina atteso, probabilmente tutto questo non sarebbe accaduto. Pertanto, non possiamo che denunciare i ritardi della Regione e, contestualmente, dell’intera classe politica catanzarese che non si è attivata per come avrebbe dovuto per sollecitare il decreto di nomina in tempi utili a garantire la piena legittimità degli organismi di governo». Quindi, l’invito ad abbassare i toni e imboccare la via del confronto: «Riteniamo che proseguire con un atteggiamento di scontro non sia utile, anche perché non consente a tutti gli attori di partecipare, così come previsto dalle normative vigenti, alla gestione ordinaria dell’ente. Chiediamo dunque alla Regione e al Ministero competente di attivarsi affinché si possano finalmente individuare e condividere soluzioni utili al ripristino con gli atti necessari (e possibilmente in tempi rapidissimi) di un governo legittimo e “ordinario” della Camera di Commercio di Catanzaro. Sinceramente, quando in un territorio si riscontrano difficoltà ad affermare lo Stato di diritto non è certo un buon segnale…».







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