Resta il “buco nero” di Partecipate ed enti sub-regionali

La relazione della sezione di controllo della Corte dei Conti riscontra ancora moltissime zone d’ombra nella gestione degli organi di sottogoverno, stigmatizzando anche le scelte contraddittorie della giunta

CATANZARO Chiamarli ancora “carrozzoni” forse non è un’esagerazione… Certo è che, per la Corte dei Conti, «l’impatto negativo delle società partecipate e degli enti strumentali sul bilancio della Regione è sia in termini di costi che di rischi». Lo sottolinea la Sezione di controllo della magistratura contabile nella relazione per il giudizio di parifica del Rendiconto 2017 della Regione Calabria.

IL CASO-CAOS DELLE PARTECIPATE Nella relazione un capitolo ad hoc è dedicato agli enti strumentali e alle società partecipate, interessate dal processo di razionalizzazione richiesto dal Testo Unico sulle società pubbliche (decreto legislativo 175 del 2916). Per quanto concerne le Partecipate, «l’occasione offerta dal Testo unico – scrive la Corte dei conti – poteva essere preziosa ai fini di una revisione di questi enti, significativa e attenta ai costi, ma questa occasione non sembra essere stata sfruttata al meglio dalla regione. Infatti, nel piano di revisione straordinaria, adottato con Dgr 424 del 2017 manca, in primo luogo, una valutazione degli effettivi risparmi che la razionalizzazione dovrebbe apportare alle finanze regionali, onde garantire il contenimento dei costi in società che offrono prodotti non indispensabili. I dati trasmessi dalla Regione mostrano esborsi per circa 60 milioni di euro annui a favore delle partecipate, i due terzi dei quali relativi a corrispettivi per servizi svolti e la restante parte rappresentata da contributi versati in conto capitale. La policy di riduzione dei costi sostenuti dalle partecipate – spiega ancora la magistratura contabile – non appare attualmente gestita in modo ottimale: la Regione infatti ha previsto il contenimento delle spese interne di queste società attraverso obiettivi “statici” mentre sarebbe stato opportuno fissare anche obiettivi ‘dinamici’ che tenessero conto di ciascuna realtà aziendale e delle sue specificità».

UNA REGIONE CONTRADDITTORIA Secondo la Corte dei Conti, inoltre, il piano di revisione straordinaria riflette «evidenti indecisioni strategiche», facendo tanto di esempi: «Partendo dalle società attive – si legge nella relazione della sezione di controllo – la Regione sceglie di mantenere partecipazioni in cinque enti (Banca Popolare etica, Sacal, Ferrovie Calabria, Fincalabra, Terme Sibaritide) smentendo le decisioni adottate non più di due anni prima con la delibera di giunta regionale 89 del 2015 con la quale era stato deciso di dismettere società (come Banca Popolare Etica) ora mantenute e di mantenere partecipazioni (come quelle in Aeroporto Sant’Anna e Sogas) attualmente da dismettere. Le incertezze decisionali – aggiunge la Corte dei Conti – hanno comportato anche esborsi a fondo perduto: nel triennio 2015-2017 a esempio sono state versate alle società Aeroporto Sant’Anna e Sogas, ritenute poi non strategiche, circa 2,5 milioni per ripiano di perdite». La Corte dei Conti poi evidenzia che le società partecipate «versano per lo più in una difficile condizione finanziaria: occorrerebbe pertanto che la Regione effettuasse approfondite riflessioni su ciò che ritiene realmente e attualmente essenziale per i suoi fini strategici».

ALTRO CAOS: ENTI SUB-REGIONALI La magistratura contabile si sofferma poi anche sugli enti sub-regionali, cioè gli enti strumentali e le fondazioni in cui la Regione Calabria detiene partecipazioni, come l’Arsac, l’Arpacal, l’Aterp, Calabria Verde, Calabria Lavoro, fondazione Film Commissione e fondazione Mediterranea Terina. In premessa la Corte dei Conti dà «atto che la Regione Calabria sta ponendo in atto notevoli sforzi per l’approvazione delle rendicontazioni e dei bilanci, tuttavia appare necessari insistere affinché la Regione prosegua il cammino teso ad assicurare per questi enti maggiore rigore nel rispetto delle regole di formazione approvazione dei bilanci, con l’instaurazione di flussi informativi tempestivi e costanti e il recupero dell’efficienza dell’azione amministrativa». La Sezione di controllo della Corte dei Conti infatti riscontra diverse «criticità» di questi enti, come il fatto che presentano «un elevatissimo grado di dipendenza finanziaria dalla Regione, dalla quale traggono la quasi totalità delle entrate correnti (nel solo 2017 la Regione Calabria ha trasferito a questi enti contributi per circa 267 milioni)», il fatto che «hanno una struttura dei costi fortemente sbilanciata alla copertura delle spese di auto-amministrazione, in particolare del personale, che assorbono anche il 70-80% delle risorse in entrata», e il fatto che «producono beni e servizi la cui utilità è poco misurabile». Anche qui la magistratura contabile fa qualche esempio, giusto per far capire di cosa sta parlando. «Se si osserva la situazione di Calabria Lavoro – si legge – emerge che l’azienda ha un grado di dipendenza finanziaria assoluto dalla Regione, i costi sostenuti dall’ente risultano sbilanciati sul versante delle spese per il personale, anche a causa del ricorso massivo a consulenze, il cui fenomeno non appare governato dalla Regione e sotto il profilo dell’output prodotto i documenti aziendali non permettono di individuare se la gestione dei progetti affidati all’azienda sia avvenuta secondo economicità ed efficienza». A parer della magistratura contabile poi anche «la gestione di Calabria Verde presenta criticità: anche questa azienda ha un elevatissimo grado di dipendenza economica dalla Regione e i contributi a essa trasferiti finiscono per essere impiegati quasi totalmente per sostenere le spese del personale, il cui utilizzo andrebbe razionalizzato. E numerose sono anche le criticità gestionali dell’Arsac: anche questo ente manifesta una forte dipendenza finanziaria dalla regione ma i trasferimenti coprono poco più delle spese per gli emolumenti ai dipendenti e per la gestione ordinaria, l’Arsac lamenta la mancanza di un atto definitivo approvato dalla giunta regionale per stabilire l’ordine organizzativo e l’assenza di attrezzature informatiche minime per portare avanti le funzioni di consulenza aziendale e divulgazione». L’invito finale della Corte dei Conti alla Regione è quello di «valutare se le performance prodotte da società partecipate ed enti sub regionali siano adeguate in relazione ai costi sostenuti dalla Regione».

Antonio Cantisani
redazione@corrierecal.it





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