QUINTA BOLGIA | Torna in libertà l’ex dirigente dell’Asp Pugliese

Un’ordinanza del riesame ha diposto la scarcerazione del manager, coinvolto nell’inchiesta della Procura di Catanzaro su presunti illeciti nella fornitura del servizio di ambulanze. Il suo difensore: «È stato superato il limite del consentito»

CATANZARO Il dirigente dell’Asp, Giuseppe Pugliese, torna in libertà. Lo ha stabilito un’ordinanza del Tdl di Catanzaro al quale si è rivolta la difesa del manger in seguito all’aggravamento della misura cautelare emessa dal gip di Catanzaro. Pugliese dal 12 novembre scorso era agli arresti domiciliari in seguito all’operazione della Procura di Catanzaro “Quinta Bolgia” che ha investito l’Asp di Catanzaro. Nel provvedimento che disponeva i domiciliari, infatti, il gip aveva vietato a Pugliese ogni contatto con l’esterno, compresi i suoi legali, per la durata di 5 giorni fino allo svolgimento dell’interrogatorio di garanzia. Dalle intercettazioni, invece, è emerso che Pugliese, già da due giorni dopo l’arresto ha avuto contatti con il suo difensore e con il fratello, che è pure avvocato, per definire la strategia difensiva. Questo aveva aggravato, il 21 novembre, la sua misura cautelare: dai domiciliari al carcere di Crotone. Venerdì, su disposizione del Tribunale del Riesame, è tornato in libertà.
«Non conosciamo, allo stato, le motivazioni dei giudici del Riesame – scrive il difensore di Pugliese, l’avvocato Laratta – in quanto v’è unicamente un dispositivo che ordina la cessazione della misura cautelare in atto. Pur non conoscendo le motivazioni quale difensore di fiducia continuo, fermamente, a sostenere che il professionista non poteva assolutamente essere privato della libertà sebbene in misura attenuata e, soprattutto, che l’aggravamento della misura per avere violato la prescrizione di interloquire con il proprio difensore anche telefonicamente è stato disposto in base ad una norma di Legge abrogata da oltre 15 mesi».
«In pratica – prosegue il difensore – il dottor Pugliese è stato portato in carcere in base ad una norma di legge che non esiste e ad ulteriore sostegno di quanto affermo posso dirvi che è stato intercettato il suo telefono cellulare per un reato che non prevede assolutamente la possibilità di intercettare. Sono sempre stato ossequioso nei confronti dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria ma in questo caso, probabilmente, il limite del consentito è stato abbondantemente superato.
«Tutto quanto sto scrivendo – conclude Laratta – è stato oggetto di ampia discussione davanti al Tribunale del Riesame presieduto dal giudice Valea il quale nel breve volgere di poche ore ha messo fine a questo calvario. Nella mia arringa davanti il Tdl ho parlato della paura che può avere il cittadino davanti a situazioni del genere ma dopo aver preso atto che i giudici a Berlino vi sono ancora il mio cuore può riprendere a battere normalmente. Inutile dire che il merito della vicenda, toccato solo marginalmente, vede comportamenti del dottor Pugliese totalmente dissonanti con l’immagine che nell’ordinanza custodiale era stata data e che escludono, in maniera chiara ogni responsabilità del professionista. Per parlare di tutto ciò vi sarà momento processuale apposito. In questo momento godiamo per il successo professionale ottenuto ma soprattutto per la giusta remissione in libertà di un galantuomo». Secondo l’accusa, dalle indagini condotte dai finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro, Pugliese, insieme all’ex direttore generale dell’Asp di Catanzaro Giuseppe Perri e a Eliseo Ciccone, già responsabile del Suem 118 ed ora destinato ad altro incarico, avrebbero favorito un gruppo imprenditoriale, Croce Bianca, nella fornitura del servizio sostitutivo delle ambulanze del 118 per l’ospedale di Lamezia Terme.





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