Fake news, social e complotti inventati. Vi spieghiamo il metodo Tansi

La bufala degli stipendi da 6mila euro alla Protezione civile. Quella sui mezzi mai immatricolati. Le teorie sulla sua sospensione. La finta mail mandata da hacker gentili. Il dirigente si accredita come burocrate “antisistema”. Ma è il sistema che lo ha nominato. E davanti alle critiche non risponde mai nel merito, affidandosi ai like

LAMEZIA TERME Carlo Tansi non è il primo e non sarà l’ultimo. Il tentativo di delegittimare il lavoro del Corriere della Calabria è iniziato nel 2010, ancor prima che settimanale e giornale online vedessero la luce. Ci abbiamo fatto l’abitudine. Vale comunque la pena di raccontarla questa storia «grave ma non seria», per dirla con Flaiano. Prendendo a prestito il titolo da Woody Allen – e con le citazioni la chiudiamo qui – allora “Deconstructing (nel senso di “spieghiamo”, ndr) Tansi”, vediamo di capire bene di cosa stiamo parlando, dentro e fuori dai social nei quali si consuma un attacco piuttosto scomposto ma feroce prima al direttore del Corriere della Calabria (che oggi ha sporto querela contro il dirigente) e poi al giornale tutto (e a questo proposito l’editore sta valutando l’eventualità di una denuncia). Serve un po’ di pazienza.

CONSTRUCTING TANSI Tansi era già un personaggio prima di diventare il capo della Protezione civile regionale. Geologo conosciuto in tutta Italia, ottimi rapporti con la stampa e con la magistratura, per conto della quale ha eseguito consulenze tecniche per diverse importanti inchieste. I suoi allarmi sulla cattiva gestione del territorio hanno contribuito a far crescere, tra i calabresi, la consapevolezza dei rischi idrogeologici ai quali siamo tutti esposti. Era già molto popolare sui social. Anche un pizzico populista; l’invettiva antipolitica ci può stare. Il geologo, però, ha sempre risparmiato Mario Oliverio, con il quale è in ottimi rapporti da anni, fin da quando il governatore era presidente della Provincia di Cosenza. È stato Oliverio, infatti, a volerlo alla guida della Protezione civile. E al presidente, Tansi si è rivolto in una delle sue performance social. Con una chiosa citazionista, un «Oliverio ti voglio bene» che ricorda il «Berlinguer ti voglio bene» di Giuseppe Bertolucci (ok, con le citazioni non avevamo finito).

FAKE NEWS 1: LA BUSTA PAGA Arriviamo così alla nomina di un personaggio “antisistema” nel cuore del sistema. Scelto dalla politica, Tansi diventa un dirigente della Regione. È da subito un burocrate sui generis: si scontra con i suoi colleghi, li dileggia sui social, promette di denunciarne le malefatte e di fare i nomi (più che altro farà i “nomignoli”: alcuni pure ben riusciti). Quando viene accontentato esulta («questi metodi funzionano»), quando non riesce a spuntarla minaccia le dimissioni. Succede spesso: in un caso il geologo-burocrate-attivista-antisistema-nominato-dalla-politica avvia un conto alla rovescia. Abbiamo cercato di seguirlo: è andato avanti spedito per qualche giorno, poi è tornato indietro calcolando i festivi e lo ha intervallato con qualche esternazione. Alla fine – avendo anche altro da fare – ci siamo persi. In tutto questo sbottare e scrivere e denunciare, Tansi rivede la pianta organica della Protezione civile, fa risparmiare alla Regione affitti consistenti. Mentre si sente messo in discussione, piazza il primo colpo del “metodo” che utilizzerà da qui in poi. Davanti alle telecamere di Presadiretta agita una busta paga che appare scandalosa: 6mila euro per un autista della Protezione civile. È uno di quegli scandali alla calabrese di cui noi giornalisti andiamo ghiotti. Ma la busta paga viene inquadrata velocemente, non c’è tempo di controllare le voci una per una. Qualcuno lo fa. E dà nome e cognome al dipendente “nababbo”. Si chiama Antonio Talarico: è un autista di 62 anni che lavora alla Regione dal 1984. Lo “scandalo” sono le spettanze economiche del mese di giugno del 2016. Sulla cartellina agitata dal manager c’è scritto “straordinari”. Ma nella busta paga non si parla di straordinari. Allo stipendio tabellare si aggiungono gli arretrati per “l’indennità di turno” e gli arretrati per la “reperibilità”, riferiti al periodo dicembre 2014-giugno 2016 e versati dalla Regione Calabria con due anni e mezzo di ritardo. Altre voci “aggiuntive” sono il rimborso per le “spese di missione”, addirittura anticipate dal dipendente nel novembre 2011 e restituite con la busta paga di giugno 2016 (dopo circa cinque anni) e infine gli arretrati della “produttività” dal dicembre 2014. La somma di queste voci “aggiuntive” è pari a 4.876 euro, che va sottratta all’importo totale pari a 6.094 euro: si arriva alla cifra di 1.217 euro. Più o meno quello che il dipendente percepisce ogni mese. Un po’ meno di 6mila euro. Tansi non risponderà mai nel merito, limitandosi a condividere video nei quali uno dei sindacalisti Cisal dice di essere distaccato nella struttura della consigliera regionale Flora Sculco. Scelto da un politico: come lui, in effetti.

FAKE NEWS 2: I MEZZI USAR Sempre a favore di telecamera, Tansi mostra tre mezzi del costo di 600mila euro, fondamentali nelle concitate fasi post-terremoto. Per il dirigente, alla data del suo insediamento, nel novembre 2015, non risultavano targati né immatricolati. Altro scandalo alla calabrese. In realtà le carte, cioè le copie dei libretti dei veicoli, dimostrano che sono stati immatricolati regolarmente il 24 aprile 2013. Il capo della Protezione civile non risponde, non replica. Si limita all’invettiva su Facebook.

FAKE NEWS 3: IL COMPLOTTO L’apoteosi delle invettive arriva con la sospensione per 45 giorni decisa dalla burocrazia della Cittadella dopo tre provvedimenti disciplinari. Tansi ne parla come di un complotto organizzato dai poteri occulti (cioè la Regione) per farlo fuori. Cosa, pure questa, «grave ma non seria». Lo stop per il dirigente arriva dopo una multa (gli stanno dicendo: fai un uso meno sbracato dei social) e un’ammenda (gli stanno dicendo: non offendere i tuoi colleghi su Facebook, altrimenti saremo costretti a sospenderti). Al terzo giro scatta il cartellino rosso. In sostanza, il geologo continua a fregarsene delle richieste. Se la prende con i consiglieri regionali e i manager, con i dipendenti; annuncia a giorni alterni blitz della magistratura. Insomma, un osservatore esterno che non sia un follower di Tansi potrebbe anche avere un dubbio: e cioè che al geologo non dispiaccia affatto dipingersi come la vittima sacrificale di un sistema “cattivo” e corrotto. In questi panni, Tansi sbarca a “Non è l’arena” (e sbarcherà ancora – lo ha annunciato ieri – il 2 dicembre).

COMPLOTTO BIS: LA MAIL Un martedì notte, dopo le 23,30, dalla posta elettronica istituzionale di Carlo Tansi è partita una mail diretta al Corriere della Calabria. La lettera ribadiva un concetto già espresso dal direttore della Protezione civile qualche settimana prima, e cioè che sarebbe tornato al Cnr al termine del suo mandato. Tecnicamente era la conferma di una notizia, niente di più. Dopo che l’abbiamo pubblicata, dal suo profilo Facebook Tansi l’ha messa più o meno in questi termini: dato che un giornale cattivo (e, all’epoca, innominato) scrive – mentendo e senza controllare le fonti – che non presenterò una candidatura per succedere a me stesso, io (forse per fare un dispetto al giornale?) mi “ricandiderò” tra qualche giorno. La cosa potrà anche avere una logica, che di certo sfugge alle nostre limitate capacità cognitive. Per dire: avrebbe anche potuto scrivere che erano passati diversi giorni e ci aveva ripensato e quel posto gli sarebbe piaciuto tenerselo perché si considera piuttosto bravo in quello che fa.

BREVE DIGRESSIONE SUI SOCIAL In Calabria, invece, funziona che se vuoi disperatamente candidarti a qualcosa (vale dai consigli di classe alla presidenza della Regione, passando per assemblee di condominio e primarie a scelta) devi trovare un certo numero di persone che ti chiedono di farlo, più o meno imploranti. Solo a quel punto, costretto dalla folla osannante (vanno bene anche 4-500 like), potrai scendere in campo. Corollario: più l’investitura è pubblica – a favore di telecamera è il top, come si usa dire – meglio è.
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Come funziona sui social il candidato-che-non-si-vuole-candidare-ma-è-costretto-a-farlo.
“I poteri oscuri della massomafiadeviata non mi vogliono”.
456 like, condivisioni: 113
“No, dai, siamo tutti con te”.
“Non mollare”.
“Come te nessuno mai”.
“La politica lo vuole fare fuori”.
“Ma è la politica che lo ha nominato”.
“I politici gli impediscono di lavorare”.
“Ma ha avuto carta bianca, dice pure che ha fatto una rivoluzione”.
“Servo dei potenti”.
“Allora è colpa della burocrazia malata”.
“Scusate ma tecnicamente è anche lui un burocrate, per di più scelto nella maniera più politica possibile”.
“Stronzo, prostituta, giornalista al soldo della massomafiaplutoburocraticodeviata”.
(Alla fine se sei fortunato ti bannano, e a pensarci bene è un vero sollievo)
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HACKER GENTILI Ma torniamo alla mail. Sempre senza nominare questo giornale cattivo, il capo della Protezione civile ha preso atto che non era stato il Corriere della Calabria a inventarsi la (sua) comunicazione. E ha spiegato, ancora su Facebook, che qualcuno avrebbe usato la sua mail per diffondere quella notizia «priva di ogni fondamento». Sottilizziamo: la notizia un fondamento lo aveva eccome, visto che l’aveva diffusa proprio Tansi il 18 ottobre (a meno che Tansi non abbia una scarsa considerazione di sé come fonte delle scelte che lo riguardano). Piuttosto, c’è da essere sollevati perché per scoprire chi – collegandosi alla posta della Regione – abbia inviato la mail, servirà qualche giorno, se non qualche ora (non dovrebbe essere difficile risalire all’indirizzo Ip di chi ha “bucato” la casella di posta elettronica). E il mistero potrà essere risolto con somma soddisfazione di noi tutti. Va detto che l’hacker (o gli hacker) sono stati pure garbati, per quanto ne sappiamo: con tutti i danni che potevano fare entrando nella mail di un alto dirigente della Regione, si sono limitati a mandare una lettera di “dimissioni”. Già annunciate, per giunta. Avrebbero avuto a disposizione opzioni ben peggiori: posto che per Tansi si tratta di poteri oscuri, con la sua posta a disposizione per una notte avrebbero potuto fare grossi danni, e meno male che non ne hanno fatti. Meglio così: la vita è già una faccenda piuttosto complicata. Noi, in realtà, avevamo un’altra speranza: che quella mail delle 23,32 smentisse la lettera in cui la società che gestisce la manutenzione dei pluviometri dichiarava la non perfetta efficienza degli strumenti dai quali dipende un pezzetto non trascurabile della nostra sicurezza. E invece niente. Ma in fondo lo sappiamo: chiedere rassicurazioni a un hacker è da pazzi.

redazione@corrierecal.it





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