Tra demoni e streghe, le suggestioni de “Le Indemoniate” al Festival d’autunno Off

La presentazione del libro di Maria Primerano nella sala espositiva del Museo delle Arti di Catanzaro

CATANZARO La scrittura per Maria Primerano – cardiologa e musicista, scrittrice e giornalista – è uno scudo, quasi uno strumento di “resistenza” al dolore, quello dei pazienti in cui si imbatte quotidianamente nella sua attività di medico, e quello sottile e subdolo che si annida negli animi sensibili. Creatività e gusto, oltre che meticolosità e competenza, emergono nelle suggestioni del secondo riuscito lavoro di Maria Primerano, “Le indemoniate”, presentato venerdì pomeriggio nell’ambito del Festival d’Autunno Off, nella sala delle esposizioni permanenti del Museo Marca. Un libro dedicato a sui padre Martino, originario di Soriano, il paese in provincia di Vibo Valentia in cui sorgeva il più importante convento domenicano d’Europa e dentro al quale si sono svolti la maggior parte dei fatti narrati.
E’ stato il direttore artistico, Tonia Santacroce, a pensare e volere questa presentazione non convenzionale, costruita seguendo il filo della musica, che è una costante nella vita e nel lavoro dell’autrice catanzarese pluripremiata anche per questo secondo libro ad un solo mese di distanza dall’uscita (ha ricevuto il premio Lord Byron di Porto Venere, il Premio Thesaurus Aulla di Massa, il Premio Locanda del Doge Lendinara di Rovigo, dove la scrittrice è stata definita la nuova Shéhérazade). Proprio Tonia Santacroce parla di un “libro pervaso da competenza medica e musicale” che raccontano di un’epoca tanto misteriosa quanto affascinante, il Seicento dove demoni e stregoni, esorcisti e donne possedute fanno parte di un vissuto talmente autentico da non lasciarsi amplificare dalla fantasia.
La musica – con l’interpretazione di alcune arie (“Se tu m’ami” di Giovanni Battista Pergolesi, “O mio Signor” e “Lascia che io pianga” di Georg Friedrich Händel) interpretate dal soprano Fernanda Iiritano, accompagnata dalla pianista Maria Scalzo – introduce e cadenza le vicende descritte nel testo arricchito dal lavoro certosino di Maria Primerano che ha condotto attente ricerche storiche. Ci hanno pensato gli attori Francesco Passafaro e Francesca Guerra del Teatro Incanto dare voce a quelle storie attraverso la lettura di alcune delle pagine più significative dei “Racconti fantastici di Tommaso Campanella al cardinale Richelieu”, sottotitolo del volume.
“Un romanzo storico – ha detto Antonietta Santacroce – su fatti accaduti e scientificamente riportati da Maria Primerano. Cardiologa, scrittrice e musicista, è proprio la musica ad essere il fil rouge del racconto che – ha proseguito – celebra i 450 anni dalla nascita del filosofo calabrese Tommaso Campanella, nato a Stilo e finito, dopo anni di prigionia, alla corte di Luigi XIII, a stretto contatto con il potente cardinale Richelieu.“Le indemoniate” è un racconto vero e fantastico insieme che ha come protagoniste donne religiose e aristocratiche, nobili e borghesi, ricche e povere, analfabete e popolane. Personaggi tratteggiati con arguzia e spirito critico dall’autrice, partendo da un’attenta opera di ricerca e documentazione storica”.
Maria ha mantenuto la promessa di scrivere un libro sul Convento domenicano di Soriano che diventa il fulcro di una storia che prende la sua strada da quel luogo per diventare altro. “Quando papà morì, mi ricordai di quella promessa e cominciai a studiare, appassionandomi, ad esempio, ai diari dei frati e ad alcuni eventi che in quegli scritti, in parte il latino e in parte in volgare, venivano raccontati – spiega ancora Maria Primerano -. Come la vicenda del quadro di San Domenico sotto il quale venivano portate le donne per essere esorcizzate”. Da quel convento passò anche Tommaso Campanella. Dopo aver trascorso 10 anni nelle carceri del Sant’Uffizio, tornò in Calabria per riscattarla dal giogo spagnolo. Tradito dall’amico Soldaniero, venne condannato a 27 anni di carcere per congiure contro gli spagnoli. Nel 1635 fuggì riuscendo a raggiungere la corte di Luigi XIII, in Francia. Le sue doti divinatorie e di astrologo lo porteranno a leggere la mano al re e a prospettargli l’oroscopo.
Nel libro si evidenziano anche i diversi approcci tra Calabria e Francia relativamente alle indemoniate: nella nostra regione erano portate nel convento per i riti di liberazione, oltralpe finivano sul rogo. “Campanella – ha spiegato l’Autrice – inizia una frequenza giornaliera con Richelieu ed entra in contatto con un mondo che voleva stupire e che racconto con dovizia di particolari: le danze, i cibi, le musiche. Il frate calabrese fa conoscere al potente cardinale il rito della “taranta”, una pratica liberatoria. Si tratta – ha concluso – di un flusso continuo di argomenti che riguardano sia la corte, sia il convento e in cui si alternano alta aristocrazia e i relitti della società”. Suggestioni, un po’ di brividi e non di freddo mentre fuori piove e le indemoniate ci guardano.

Maria Rita Galati
redazione@corrierecal.it







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