«Le (tante) “osterie” abusive nella Cittadella»

Il sindacato Csa-Cisal denuncia le abitudini dei dipendenti-chef: «Fornetti, dispense, spugne e detersivi per i pasti “fai da te”». E c’è chi copre i rilevatori di fumo per nascondere i pranzi “clandestini”. «Paga tutto la Regione» – FOTO

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CATANZARO Che la mania della cucina sia una tendenza consolidata degli ultimi anni è un fatto. Che il piacere di preparare con le proprie mani una pietanza sia una della classiche abitudini italiane è riconosciuto. Che però in un ufficio pubblico documenti e computer siano soppiantati da provviste alimentari e strumenti da cucina, francamente, è un inedito. Eppure succede anche questo in Regione Calabria, dove è stata inaugurata la clandestina trattoria “Alla Cittadella”. Intere stanze del palazzo regionale – denuncia il sindacato CSA-Cisal – sono state “attrezzate” per ricreazioni culinarie.

LE OSTERIE ABUSIVE Non sappiamo se i dipendenti-chef siano vicini alla conquista della stella Michelin, quel che è certo è che le immagini sembrano essere tratte da una rustica osteria piuttosto che da alcuni locali (pure quelli usati dagli addetti alle pulizie) della Regione. L’assortimento di elettrodomestici è davvero di prim’ordine. Fornetti ventilati, microonde, piastre per riscaldare e, non potendo installare il caminetto, c’è pure la stufa alogena. La dispensa con le provviste è sempre rifornita con gli elementi essenziali come: zucchero, sale, caffè, olio, acqua e anche vino. Non mancano neppure piatti, bicchieri, posate, padelle, caffettiere, contenitori di alluminio, spugne e detersivi (per lavare). Segno che i pasti da ufficio “fai da te” sono frequenti, se non giornalieri. Potremmo continuare a lungo ma – aggiunge il sindacato CSA-Cisal – alla vena ironica della faccenda occorre presto mettere un freno: tutto ciò è profondamente sbagliato, contro le regole e, soprattutto, molto pericoloso.

RIVELATORI DI FUMO COPERTI Il vizietto di alcuni dipendenti era noto da tempo. Tanto che già nel 2017 il dirigente del settore “Economato, Logistica e Servizi Tecnici” e il dirigente generale del Dipartimento “Organizzazione e Risorse Umane” avevano ammonito i dipendenti con una disposizione di servizio. «Allo scrivente Dipartimento giungono sempre più spesso notizie di utilizzo, da parte dei dipendenti, di apparecchiature elettriche (fornetti, frigoriferi, macchinette da caffè) non compatibili con le destinazioni d’uso ambientali. Si rappresenta che tali situazioni comportano problematiche di varia natura inerenti la sicurezza dei luoghi di lavoro, l’indiscriminato aumento dei consumi energetici nonché l’alterazione del decoro degli ambienti». Facile intuire che i dipendenti abbiano fatto orecchie da mercante, proseguendo come nulla fosse. E capita così sempre più spesso che durante gli orari della pausa pranzo in alcuni corridoi della Cittadella – segnala il sindacato – si avvertano tipici odori da cucina, anche nelle giornate di ricevimento. Un’immagine degradante per il principale Ente pubblico calabrese. Tutt’altro che istituzionale. Cosa ancor più grave è la prassi, nelle stanze “convertite” in ristoranti, di coprire i rivelatori di fumo dell’impianto antincendio per evitare che i vapori da cucina possano smascherare i pranzi clandestini. L’operazione (come dimostrano le foto) può avvenire in diversi modi. C’è chi copre i rivelatori di fumo dell’impianto antincendio con l’ausilio di faldoni e chi addirittura usa il nastro isolante o la carta alluminio. È un delitto rischiosissimo commesso da autentici irresponsabili. Una stanza adibita ad archivio, pieno di carte e faldoni, si ritrova con una stufa alogena, due piastre e fili volanti. Nessuna precauzione è stata usata, la sicurezza è ad alto rischio. Agendo in questo modo dipendenti irresponsabili mettono quotidianamente a repentaglio la propria incolumità e la sicurezza di tutti. In postazioni pieni di carte, dove ci sono tante prese sovraccariche ci si permette il lusso di tappare i rivelatori di fumo? E se ci fosse un cortocircuito con propagazione di fiamme? Per mangiarsi la pasta a pranzo questi pochi “geni” hanno capito che pericolo fanno correre ad oltre 2 mila lavoratori (oltre ai visitatori occasionali)? Si rendono conto che mettono a repentaglio l’incolumità altrui e la pubblica sicurezza? Chiediamo – aggiunge il sindacato – che sia al più presto ristabilita la sicurezza e la sobrietà in questi luoghi di lavoro e non di ristorazione “fai da te”. Si proceda immediatamente ai sopralluoghi da parte degli uffici competenti accertando tutte (ed eventualmente le ulteriori) irregolarità nell’uso degli ambienti di lavoro. Il pericolo è lampante.

TANTO SONO SOLDI PUBBLICI Sembra scontato, ma non fa mai male ricordarlo, che tutti questi utilizzi impropri dei luoghi di lavoro con elettrodomestici attaccati alla corrente sono coperti con i soldi pubblici. I calabresi non pagano le tasse certo per queste attività culinarie extra alla Regione. Non è solo un problema di bollette ingiustificatamente più salate, ma anche di spese non previste per la manutenzione dell’impianto elettrico. L’Ente sborsa già – rivela il sindacato CSA-Cisal – oltre 104mila euro per questa voce, relativa alla sola Cittadella, che ricomprende la manutenzione ordinaria, programmata e, anche, straordinaria. Ad esempio, recentemente dall’ufficio tecnico (che è preposto ad incanalare le istanze a chi si occupa della manutenzione) è arrivata la seguente richiesta d’intervento: «sostituzione dell’interruttore magnetotermico differenziale che subisce spesso il distacco a causa di eccessivo assorbimento elettrico probabilmente dovuto all’uso di apparecchiature elettriche non consentite». È soltanto una delle richieste di questo tenore che in realtà si sono progressivamente moltiplicate. Sono costi evitabili che dovrebbero essere eliminati perché negli uffici pubblici non ci si può comportare come se si fosse a casa propria. Per il “presidio impianto elettrico”, l’ufficio preposto a risolverne le problematiche, si aggiungono circa altri 63 mila euro di costi. Per completezza, e restando agli uffici della Cittadella, la spesa per manutenere l’impianto antincendio è di oltre 56 mila euro, per quello di raffrescamento 85 mila e altri 95 mila per quello di riscaldamento.

COME SONO SPESI I SOLDI Di converso – scrive il sindacato – possiamo dire che la Cittadella fruisca di un servizio di manutenzione all’altezza dei costi? Fin qui abbiamo visto oggettive negligenze di dipendenti che vanno al più presto corrette. Ma siamo sicuri che la manutenzione dell’impianto elettrico (ma non solo), affidata ad una ditta privata, sia impeccabile? Il subappaltatore in questione è la Energy Max Plus, che ha ottenuto il subappalto dalla Manital. La Regione Calabria, in forza della convenzione, può contare su un presidio di manutenzione composto da sole tre unità lavorative. Una esclusivamente dedicata alla Cittadella e le altre due cosiddette “itineranti”, ossia oltre che ad operare presso la sede istituzionale principale devono coprire tutte le altre province dove ci sono uffici regionali. Si tratta di personale specializzato che possiede qualifiche come elettricisti, frigoristi, idraulici, caldaisti. È evidente però che soltanto tre lavoratori sia un numero del tutto insufficiente a garantire il servizio per tutto il territorio calabrese (Cittadella inclusa). Nonostante ciò i tre addetti del presidio hanno sempre agito con la massima professionalità pur non ricevendo dalla ditta lo stipendio addirittura dal mese di novembre dell’anno scorso. Se le capacità umane non si discutono – domanda il sindacato – l’azienda fornisce tutti gli strumenti necessari per assolvere il servizio di manutenzione pagato con risorse pubbliche? Parrebbe proprio che il magazzino sia sprovvisto del materiale essenziale per la manutenzione anche ordinaria (e figurarsi quella straordinaria): ferramenta, bulloneria, lampade al neon, prese elettriche, interruttori, componentistica elettrica varia. E non è solo questo. Per la regolazione dell’aria climatizzata ci sono una ventina di termostati non funzionanti senza essere mai sostituiti. Inoltre – aggiunge il sindacato –, cosa ancor più grave, non si riescono a sostituire una ventina di rivelatori di fumo guasti. È inaudito che non sia garantita la sicurezza degli uffici pubblici. In ballo ci sono responsabilità penali. Passi pure la mancanza del bullone, ma i rivelatori di fumo dell’impianto antincendio non possono non funzionare. Il dovere di rimpinguare il deposito per far fronte alle necessità del servizio non può essere aggirato dall’aggiudicatario perché invece le fatture, liquidate con i soldi pubblici, arrivano regolarmente. Tra manutenzione e presidio dell’impianto elettrico della Cittadella il contribuente calabrese versa l’abbondante cifra di circa 170mila euro all’anno. Sommandoli alla manutenzione degli impianti di antincendio, riscaldamento e raffreddamento (insieme altri 230mila euro) arriviamo a quasi un totale di 400 mila euro. Una cifra mica da ridere.  Siamo sicuri – evidenzia il sindacato – che tutti gli obblighi del contraente siano rispettati? Le spese sembrano un pozzo senza fondo eppure i materiali di sostituzione scarseggiano, come è possibile? Qualcuno ha responsabilità di questa penuria che provoca una manutenzione non pienamente efficace? Invitiamo l’Ente e la ditta privata a fare tutte le verifiche del caso sulla regolarità dell’esecuzione del contratto perché non se ne può più di servizi a singhiozzo però strapagati con i soldi pubblici.







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