Foibe, Catanzaro ricorda con i sopravvissuti

CATANZARO Silenzio. Ma non solo quello calato per decenni su «una tragedia nazionale, per troppo tempo accantonata, sulla quale non sono ammissibili riduzionismi o negazionismi», come ha detto il presidente…

CATANZARO Silenzio. Ma non solo quello calato per decenni su «una tragedia nazionale, per troppo tempo accantonata, sulla quale non sono ammissibili riduzionismi o negazionismi», come ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. È il silenzio sull’esodo degli istriani, dei fiumani e dei dalmati italiani costretti a lasciare le loro terre durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato secondo dopoguerra solo perché hanno scelto di essere italiani. È il doloroso silenzio dei parenti delle vittime e i sopravvissuti che sono rimasti avvolti per anni in un cercato “non dire”, quasi come un muro di protezione respingente della crudele immagine di uomini e donne, giovani e anziani, inghiottiti dalle strette lande del Carso. Lo racconta Lucilla Crosilla, esule da Canfanaro (Istria), che della terribile realtà delle foibe ha scoperto leggendo i diari del padre, solo dopo la sua morte. Lo spiega Silvano Scheri, esule da Fianona che a casa tiene un pezzo di roccia della sua casa istriana, recuperata in un viaggio a Istria nel 1979. Assieme a Maristella Benco, figlia di una coppia di esuli che vive a Crotone e in collegamento telefonico con Annamaria Bruno, figlia di un poliziotto infoibato, il “Giorno del Ricordo” prende corpo nella Casa delle Culture “Calderazzo” della Provincia di Catanzaro, davanti a decine di studenti delle scuole primarie e secondarie del Capoluogo di regione, per una manifestazione voluta dal Comune di Catanzaro, che vede il patrocinio – oltre che della Provincia – del ministero dell’Istruzione e dell’Università, dell’Ufficio scolastico regionale, della Federazione dell’associazione degli esuli istriani, fiumani e dalmati, dell’Associazione nazionale Venezia-Giulia e Dalmazia, del Comitato “10 febbraio” di Catanzaro. Il Comune di Catanzaro ha voluto organizzare questa giornata per ricordare più di 10mila Italiani (stima presunta, ma si dice che il numero delle vittime sia stato in realtà molto superiore) vennero uccisi dai partigiani comunisti di Tito, per ragioni etniche e politiche, nella maggior parte dei casi dall’Armata Popolare di Liberazione della Jugoslavia. Vennero trucidati anche cittadini di nazionalità slovena e croata, oltre che di nazionalità tedesca e ungherese residenti a Fiume e Pola. Una vera e propria pulizia etnica. Una tragedia poco conosciuta: la memoria si è smossa negli ultimi quindici anni: con la fine della guerra fredda e la necessità di omaggiare queste vittime innocenti. A salvarsi furono in 350mila. Ma abbandonarono tutto, scegliendo l’esilio dall’Istria. Con legge 30 marzo 2004, n. 92 il Parlamento italiano ha istituito – per il 10 febbraio di ogni anno, appunto – il “Giorno del Ricordo” in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati. Perché proprio il 10 febbraio? Lo spiega bene al termine dell’excursus storico la professoressa Cinzia Calizzi, docente del liceo classico “Pitagora” di Crotone: «Il 10 febbraio 1947 venne ratificato il Trattato di pace di Parigi che sanciva il passaggio alla Jugoslavia delle ex province italiane dell’Adriatico, terre da secoli e secoli abitate da genti appartenenti alla nazione italica, da quando furono costituite province romane. Abbiamo il dovere civico di ricordare questa triste pagina della nostra storia per troppo tempo dimenticata, anche dai libri e dal mondo dell’istruzione».
Con le toccanti testimonianze di esuli che vivono in Calabria, si è consumato questa mattina il secondo dei momenti che hanno caratterizzato l’evento alla cui organizzazione è stato delegato il consigliere comunale Eugenio Riccio. Il primo, infatti, si è tenuto ieri con la deposizione di una corona di fiori nel Piazzale Martiri delle Foibe, nel quartiere Lido di Catanzaro, e il secondo un convegno dal titolo “La Storia sconosciuta” nella Casa delle Culture. «Quando siamo scappati non avevamo nulla se non il bene più prezioso, la libertà, un bene che ancora oggi va costantemente e tenacemente difeso. Noi – ha raccontato Scheri – abbiamo pagato la guerra sulla nostra pelle, ma abbiamo scoperto l’umanità del popolo del Sud che ci ha accolto».
«Vi racconto quello che è accaduto ai miei genitori come se fossi la vostra nonna, come farò con le mie nipoti che oggi hanno 4 e 2 anni – dice Maristella Benco –. I miei genitori sono arrivati a Crotone dove sono stati accolti, ma hanno portato sempre la loro terra nel cuore. Ma solo nel 1993, dopo la morte di mio padre ho saputo quello che era successo».
Fabio Lagonia, referente del Comitato “10 febbraio” di Catanzaro, ha evidenziato «il valore inestimabile di queste testimonianze, perché – ha detto – non c’è niente di meglio, per imparare, che ascoltare le parole di chi i fatti li ha vissuti sulla propria pelle. Questa dunque è una giornata importante, per ascoltare, imparare, conservare la memoria, riflettere, dicendo stop alle divisioni politiche su questi temi”. Concetto, quest’ultimo, ripreso, anche dal presidente del Consiglio comunale di Catanzaro, Marco Polimeni, secondo il quale “non c’è più spazio per strumentalizzazioni politiche: il messaggio giusto da far passare è che non ci sono morti di destra o di sinistra ma persone che, come le vittime delle foibe o gli esuli istriani e dalmati, devono essere onorate dal popolo italiano per il loro sacrificio e per il loro anelito alla libertà». All’incontro hanno partecipato anche gli assessori comunali Concetta Carrozza e Danilo Russo, mentre il saluto dell’Ufficio scolastico regionale è stato portato da Maria Marino.

Maria Rita Galati
redazione@corrierecal.it







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