Catanzaro, annullato daspo per uno dei tifosi

Il padre del ragazzo: «Gli è stata restituita dignità, è solo un tifoso che ama seguire i propri colori anche in trasferta senza essere autore né di violenze né di offese né di minacce verso terzi»

CATANZARO «Voglio intervenire, nella mia qualità di padre di Mattia Corsi, quest’ultimo ingiustamente oggetto di Daspo da parte della Questura di Catania per i noti quanto malamente ricostruiti fatti del 12 novembre 2018. Esprimo soddisfazione per la sentenza del Tar Catania con cui è stato annullato il Daspo nei confronti di mio figlio, restituendo allo stesso la serenità e soprattutto la dignità del vero tifoso della squadra catanzarese, e cioè del tifoso che ama seguire i propri colori anche in trasferta senza essere autore né di violenze né di offese né di minacce verso terzi». A parlare è Jonny Corsi, padre di Mattia, anche lui fra i 37 tifosi del Catanzaro che a novembre scorso sono stati colpiti da Daspo, per ordine del Questore di Catania, in seguito a disordini nati durante il trasporto dei giallorossi, su un autobus Atm, verso lo stadio “Massimino”. Nei confronti del tifoso, difeso dall’avvocato Pino Pitaro, come già nei confronti di altri tifosi, il Tar di Catania ha accolto il ricorso e annullato il Divieto ad accedere alle manifestazioni sportive (Daspo) per un anno. «Voglio ringraziare tutti coloro che, in questi mesi di vera sofferenza morale, sono stati vicini a mio figlio e alla mia famiglia, ed in particolare il difensore di mio figlio, l’avvocato Giuseppe Pitaro e il suo studio, che hanno fin da subito creduto nell’innocenza di mio figlio, avvocato da me scelto autonomamente e senza seguire consigli esterni. «Voglio ringraziare, per ciò che concerne il mondo della politica, solo l’onorevole Wanda Ferro per aver preso posizione politica fin da subito a difesa di tutti i tifosi catanzaresi. Sono, però, da una parte, preoccupato del fatto che alcune volte lo Stato, con le sue diramazioni poste a difesa dell’ordine pubblico, erra e colpisce indistintamente “nel mucchio” provocando nelle persone perbene dolore e sofferenza. Nell’occasione, registro che i ragazzi che hanno affrontato la trasferta di Catania, che sono anche i nostri figli, sono rimasti “figli di nessuno” da parte della città e delle sue istituzioni», conclude Corsi nella sua nota.







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