L’affaire Lupacchini-Gratteri sul tavolo del governo

Interrogazione del deputato di Fdi Iannone al ministro della Giustizia. «Attivi i poteri ispettivi per verificare l’esistenza di eventuali disfunzioni nella gestione degli uffici giudiziari del distretto di Catanzaro»

LAMEZIA TERME L’affaire Gratteri-Lupacchini non è passato inosservato agli occhi della classe politica italiana. Poco più di una settimana fa è stata posta un’interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, nominato in seno al Movimento 5 stelle, chiedendo, tra le altre cose, «se intenda attivare i propri poteri ispettivi al fine di verificare l’esistenza di eventuali disfunzioni nella gestione degli uffici giudiziari del distretto di Catanzaro». L’iniziativa parte dal deputato campano di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone, il quale ricostruisce tutti gli atti della vicenda che vede coinvolti il procuratore capo della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, e il procuratore generale di Catanzaro Otello Lupacchini. Stesso distretto, rapporti poco sereni.

INAUGURAZIONE E TENSIONI Al deputato le vicende calabresi – benché archiviate dal Consiglio superiore della magistratura – non sono sfuggite, compresa l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2019 nel capoluogo calabrese nel corso della quale, scrive Iannone nella sua interrogazione, «il clima di tensione all’interno degli uffici giudiziari di Catanzaro si è manifestato in tutta la sua evidenza il 26 gennaio, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. L’intervento del procuratore generale Lupacchini si è concentrato sul tema degli innocenti colpiti da provvedimenti di custodia cautelare e dei soldi spesi dallo Stato per i risarcimenti per ingiusta detenzione, che secondo gli organi di stampa è sembrato un duro atto di accusa nei confronti del lavoro della Procura e dell’ufficio del giudice per le indagini preliminari, ancor più perché circostanziato dallo stesso procuratore generale a decisioni intervenute nel corso dell’anno 2017, ovvero in piena gestione Gratteri. Tale intervento ha richiesto un’immediata e determinata puntualizzazione da parte del presidente della Corte d’appello Domenico Introcaso, che ha ricordato come i dati dei risarcimenti per ingiusta detenzione citati dal procuratore generale coprono “un arco di tempo che va dal 2010 al 2014-2015”, quindi fino all’anno precedente all’insediamento del procuratore Gratteri». Nel prosieguo dell’inaugurazione dell’anno giudiziario (come abbiamo già avuto modo di scrivere qui) il procuratore Gratteri non deragliò dal proprio, successivo, intervento, rimanendo sui binari della propria relazione: un resoconto del lavoro del suo Ufficio.

AUDIZIONI AL CSM In quell’occasione – il 26 gennaio – il Consiglio superiore della magistratura aveva già archiviato il caso, salito agli onori della cronaca il 17 gennaio quando «”il Fatto Quotidiano” dava notizia di un’indagine da parte della Procura di Salerno, nei confronti di almeno 15 magistrati calabresi, alcuni con ruoli apicali, per vicende e reati diversi, alcuni gravi come il favoreggiamento mafioso, la corruzione in atti giudiziari e la corruzione». Non solo, il giornale «riferiva il contenuto dei verbali di audizioni secretate in seno alla prima commissione del Consiglio superiore della magistratura, dai quali emerge uno scontro molto forte tra il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri e il procuratore generale di Catanzaro Otello Lupacchini. La vicenda prende piede da una nota interna con al quale Lupacchini avrebbe contestato a Gratteri «di non rispettare regole di coordinamento con altri uffici giudiziari e di non aver inviato immediatamente alla Procura di Salerno gli elementi di indagine sui magistrati calabresi, ma solo dopo aver fatto delle verifiche». Vengono fuori, dunque, anche i verbali secretati delle audizioni del 25 luglio 2018 nel corso dei quali Lupacchini avrebbe riferito all prima sezione del Csm, riferendosi al procuratore Gratteri «”Solo lui era il verbo non solo nel distretto di Catanzaro, ma probabilmente in tutta Italia, nell’universo e forse anche in altri siti”. “Tutti sono farabutti all’infuori di lui, nessuno capisce nulla, perché il verbo giuridico è lui a possederlo”». Dal canto suo, il 26 luglio Gratteri ha spiegato, «che non poteva coordinarsi con la Procura di Castrovillari perché c’erano dei sospetti sugli inquirenti e che aveva mandato le carte a Salerno come previsto dal codice». Questo non coordinarsi con la Procura di Castrovillari, – in merito all’arresto per associazione mafiosa di un maresciallo dei carabinieri forestali che aveva eseguito indagini proprio con la Procura di Castrovillari – avrebbe procurato la nota interna del procuratore generale.

TIMORI «Nella stessa audizione – ricapitola Iannone –, nel riferire al Csm dei rapporti con il procuratore generale, Gratteri avrebbe espresso dei fondati timori: “Vorrei non avere ostile il pg. Non sottovalutate questa cosa. Se esce fuori la notizia che con il pg non ci sono più rapporti, dietro la porta della Procura generale faranno la fila per trovare il tallone d’Achille di Gratteri, per questo ho fatto quell’esposto”».
 Il giorno dopo la deflagrazione della notizia «il presidente della prima commissione Alessio Lanzi ha anticipato che il Csm avrebbe archiviato il fascicolo sullo scontro tra Gratteri e Lupacchini, e che quindi non si sarebbe proceduto ad alcun trasferimento per incompatibilità ambientale. I consiglieri della Prima commissione si sarebbero espressi all’unanimità in tal senso, poiché si sarebbe trattato di un caso circoscritto senza alcuna conseguenza sull’andamento della giustizia».



LE DOMANDE AL MINISTRO La notizia dell’archiviazione diventa ufficiale il 24 gennaio quando «il plenum del Csm ha effettivamente archiviato il fascicolo come proposto dalla prima commissione, senza avviare pertanto una procedura per incompatibilità ambientale o funzionale». 
Ci si avvia verso una inaugurazione di anno giudiziario senza tensioni ma la relazione del procuratore generale – e la puntualizzazione che ha suscitato nel presidente della Corte d’appello, davanti al rappresentate del Csm Fulvio Gigliotti, all’ex consigliere del Csm Massimo Forciniti, e a rappresentati delle istituzione tra i quali i deputati Giuseppe D’Ippolito e Dalila Nesci del M5s, o Wanda Ferro di Fdi – non passa inosservata. La notizia torna a brillare agli onori della cronaca. «Secondo alcuni autorevoli organi di stampa, sarebbe in atto un tentativo di frenare o delegittimare il lavoro condotto dal procuratore Gratteri, che fin dal suo insediamento ha coordinato decine di importanti inchieste che hanno portato a centinaia di arresti, ed ha avviato indagini che vedono coinvolti ‘ndranghetisti, ma anche esponenti politici, funzionari pubblici, imprenditori e professionisti: un lavoro che più organi di stampa definiscono come la “primavera” della giustizia calabrese», scrive il deputato Iannone il quale chiede al ministro della Giustizia di sapere «se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se risultino note le modalità di quella che il presidente della prima commissione del Csm definisce come “una fuga di notizie indebita su una pratica segretata”, e chi ne abbia avuto interesse; se intenda attivare i propri poteri ispettivi al fine di verificare l’esistenza di eventuali disfunzioni nella gestione degli uffici giudiziari del distretto di Catanzaro».
Ora si attendono le risposte.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto