Azienda unica a Catanzaro, il Consiglio vota la «svolta epocale» – VIDEO

Dopo mesi di confronto il disegno di legge ottiene il via libera dall’Aula. Critiche bipartisan al ministro Grillo. Guccione: «Atteggiamento insopportabile». Oliverio: «Grillo in continuità con i vecchi governi. La linea è la stessa. Sui nuovi ospedali sbagliate le vecchie gare»

REGGIO CALABRIA Dopo decenni di progetti sulla carta, di scontri e di contrapposizioni politiche, l’Azienda ospedaliera-universitaria unica di Catanzaro è realtà. Il consiglio regionale ha approvato all’unanimità la legge che determina la fusione tra il “Pugliese-Ciaccio” e la “Mater Domini”.
Un disegno di legge frutto di un confronto durato molti mesi e che, secondo il presidente della commissione Sanità, Michele Mirabello, «ha una grande importanza per l’organizzazione sanitaria della nostra regione, perché approda nella massima assise in seguito a una lunga gestazione, conseguenza di un metodo che ha prodotto un testo davvero bipartisan. L’integrazione avverrà nel rispetto delle vocazioni delle singole Aziende. È una svolta epocale che porterà alla creazione di un grande polo sanitario, un primo passo per una riorganizzazione complessiva della sanità calabrese».
Sulla stessa falsariga il capogruppo di Fi, Claudio Parente: «L’integrazione è stata vissuta in modo conflittuale per vent’anni. Oggi si realizza il sogno di tanti professionisti e studenti. È un riscatto della politica buona e credo che rimarrà il vantaggio per la popolazione calabrese che potrà usufruire di servizi sanitari sempre più eccelsi».
Tonino Scalzo (I moderati) ha ripercorso le fasi che hanno portato alla integrazione: «Non è stato facile, ma è l’unica scelta che può portare al rilancio del sistema organizzativo della Regione Calabria e della sanità ospedaliera».
«Questa legge è diventata una strada obbligata, non ultima la debolezza della sanità calabrese e della città di Catanzaro. L’integrazione avrà un suo percorso e le due aziende dovranno trovare una complementarietà», ha detto Sinibaldo Esposito (Ncd), che ha anche esortato Oliverio a rinnovare protocollo d’intesa tra Regione e università, fermo dal 2004. «Da oggi – ha aggiunto ancora – si deve sbloccare il capitolo relativo al nuovo ospedale di Catanzaro. Mi auguro che da domani si possa intavolare il discorso che dovrà portare alla sua realizzazione».

Arturo Bova (Dp) ha ritirato i suoi emendamenti per favorire l’approvazione della legge, mentre Mimmo Tallini (Fi) sottolinea «l’importante momento per la Calabria, forse il più importante dell’intera legislatura. Nasce la più grande azienda del Meridione».
L’integrazione, ha ribadito Mimmo Bevacqua (Pd), è un «esempio che qualifica l’attività di questo consiglio sia per la sinergia registrata sia per la scommessa che abbiamo messo in campo». Una chiosa polemica è dedicata anche alla recente visita del ministro Grillo in Calabria: «Inammissibile che un ministro venga in Calabria senza interloquire con il governo regionale».
Anche per Fausto Orsomarso (Fdi) «la legge sull’integrazione delle aziende di Catanzaro segna un passo avanti culturale, e soprattutto positivo. In tema di sanità dobbiamo essere tutti seri, e lo dico soprattutto al ministro Grillo e al Movimento 5 Stelle, perché non è giusto fare passerelle sulla sanità». «Apprezzamento per la concertazione tra tutti gli attori competenti» è stata espressa anche dal capogruppo della Casa delle libertà, Gianluca Gallo, secondo cui «l’integrazione tra le aziende ospedaliere di Catanzaro sarà l’occasione per razionalizzare servizi e spese, e questo accade nel momento peggiore per la sanità calabrese. Oggi il consiglio regionale dà un segnale forte anche di metodo». Ovviamente per Gallo il quadro complessivo è critico: «La gestione delle Aziende sanitarie è stata affidata a uomini inadatti». Riguardo agli ospedali, il capogruppo della Casa della libertà si dice pessimista: «In questa aula erano arrivate rassicurazione sulla chiusura dei lavori per i primi mesi del 2021; siamo ai primi mesi del 2019 e non sappiamo neanche quando apriranno i cantieri». La preoccupazione per la realizzazione delle nuove strutture è condivisa da Gianluca Pedà (Cdl): «L’integrazione di Catanzaro è un fatto importante ma anche territori come il Reggino hanno bisogno di una grande attenzione e bisogna fare chiarezza sullo stato dei progetti dei nuovi ospedali». 
Enzo Ciconte (Pd) plaude al percorso seguito ma la strada non è conclusa. «Siamo a un primo passo, fondamentale, verso la riforma sanitaria; si mettono insieme due mission, quello dell’assistenza del “Pugliese” e quella della ricerca dei Policlinico, in un’azienda unica nel panorama meridionale. Per questo va data pari dignità tra mondo ospedaliero e mondo universitario. Il vero nodo comunque resta il protocollo d’intesa, come ha evidenziato Esposito, ed è importante partire bene perché il percorso non sarà facile. Oggi comunque abbiamo sancito una sinergia che è il metodo giusto».

TUTTI CONTRO GRILLO Spazio anche per una polemica con il ministro della Salute Giulia Grillo, che nei giorni scorsi ha annunciato un decreto ad hoc per nominare i vertici delle aziende sanitarie e ospedaliere. Sugli scudi Carlo Guccione (Pd), che ha chiesto al Consiglio l’approvazione di un documento di protesta da inviare al presidente della Repubblica Mattarella e al premier Conte: «Non è sopportabile l’atteggiamento del ministro, né si può licenziare come semplice scortesia istituzionale: è un fatto grave. Il decreto verrebbe dopo 9 anni di commissariamento i cui vertici sono stati decisi dal governo. Il ministro è venuto qui a fare lezioni e vorrebbe commissariare i commissari».

OLIVERIO: IL MINISTRO GRILLO COME BERLUSCONI E MONTI L’intervento del governatore Oliverio rimarca la portata dell’evento. Il presidente della giunta regionale parla di una «pagina positiva» della politica e della sanità. E, per sottolineare la valenza del percorso bipartisan, lancia una stoccata al governo e al ministro Grillo: «La Calabria è in grado di autogovernarsi, bisogna chiudere la pagina dei commissariamenti». «Per oltre 25 anni – dice – la questione dell’integrazione non è stata portata a buon fine, perché è stato difficile trovare un punto di sintesi. Dico questo non perché rivendico un risultato importante, ma perché ora si apre la fase della costruzione del progetto e qui non c’è nulla di scontato, perché in questa fase dovremo fare i conti con tante questioni che per 25 anni sono state ostative». Le difficoltà nel passato, per il governatore «sono, nel rapporto tra azienda universitaria e ospedaliera, tipiche difficoltà di carattere politico: io fin dall’inizio ho detto che si doveva trovare un metodo per superare le divisioni, perché l’integrazione è un’operazione fondamentale per la riqualificazione del sistema sanitario non solo dell’area centrale ma di tutta la Calabria, diventando un potenziale enorme sul piano dell’offerta sanitaria, della sua riqualificazione e del suo potenziamento. Ecco perché è importante ciò che avviene oggi con il concorso di tutti. Da domani lo stesso metodo bisogna averlo per la riforma che abbiamo messo in campo per la rete ospedaliera, con l’accorpamento di hub e spoke, in modo da avere una governance unitaria». Poi l’affondo contro la linea seguita dal ministro Grillo: «In relazione all’esperienza che concretamente abbiamo alle spalle nella nostra Regione, contrassegnata da nove anni di commissariamento, la mia opinione è nota e non è riconducibile alle stagioni politiche e ai governi che si alternano. È una riflessione di fondo relativa all’istituto del commissariamento, che è fallimentare dappertutto, non solo in Calabria. Ripeto che il più inefficiente degli amministratori è migliore di un commissario, che non è chiamato a rispondere a nessuno. Mi meravigliano poi alcune considerazioni fatte per gettare l’acqua sporca con il bambino: si può avere una valutazione di merito critica e divergente con il governo della regione ma non si può non vedere quello che è stato un commissariamento che assorbe quasi pienamente le funzioni di governo del settore. Ricordo poi al ministro, proveniente da un’ondata populista che ha messo tutto in discussione, che lei è in piena continuità con cinque governi: da Berlusconi, a Monti, da Renzi, a Gentiloni a Conte oggi. La linea è la stessa. Il ministro che ha annunciato fuoco e fiamme è in piena continuità. Il ministro annuncia, e probabilmente non si è consultata con i suoi consulenti giuridici, ulteriori provvedimenti speciali per la Calabria, oltre ai commissari che sono già speciali. Abbiamo impugnato davanti la Corte Costituzionale la delibera governativa di nomina dei commissari, vedremo cosa dirà la Corte costituzionale a cui abbiamo chiesto di accelerare, ma sappiamo che per la Campania la Corte si è pronunciata dicendo che l’istituto del commissario non può essere un sostituto permanente». «Oggi il Consiglio regionale – continua –, in sinergia con la Giunta, dimostra che la Calabria è nelle condizioni di autogovernarsi nel settore della sanità, purché la si metta nelle condizioni di farlo e quindi dimostra che il commissariamento non è giusto, ma è fallimentare. C’è quindi da portare avanti un’iniziativa forte con il governo nazionale per chiudere questa triste pagina». Una riflessione amara anche sui nuovi ospedali: «Abbiamo avuto tre gare sbagliate nelle impostazioni, e tutte concluse nell’agosto 2014, malgrado questo abbiamo fatto di tutto per non perdere le risorse». Risorse che altrove sono a rischio: «Nella nuova edilizia ospedaliera programmata abbiamo 245 milioni fermi per l’ospedale di Cosenza perché il Comune non ha espresso parere sullo studio di fattibilità».







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