Comuni sciolti per mafia, l’Anci: «Stop allo strapotere dei prefetti»

Presentate proposte di modifica dell’attuale normativa. In Calabria il record negativo con 112 decreti di scioglimento emessi dal ’91 a oggi

CATANZARO Stop allo “strapotere” di prefetti e commissioni d’accesso e agli scioglimentI dei Comuni per mafia disposti con eccessiva disinvoltura e smania di criminalizzazione. È questo l’obiettivo che l’Anci Calabria punta a raggiungere attraverso una proposta di modifica della normativa sullo scioglimento degli enti locali per infiltrazioni mafiose.

L’OBIETTIVO DELLA PROPOSTA La proposta è stata presentata, in una conferenza stampa nella sede dell’Associazione dei Comuni calabresi a Catanzaro, dal presidente dell’Anci Gianluca Callipo, e dal sindaco di Rende Marcello Manna, coordinatore del gruppo di lavoro che ha preparato il testo. Il cui fine – si legge nella premessa introduttiva – è quello di «rendere lo scioglimento infiltrazioni mafiose una “extrema ratio”, uno strumento eccezionale» che si applica «in presenza delle situazioni più gravi e di rilevanza penale e solo quando ogni altro intervento non sia idoneo, a ristabilire la legalità della vita amministrativa».

I CASI LAMEZIA E MARINA DI GIOIOSA Callipo ha così illustrato le motivazioni alla base della proposta di modifica della normativa sul tema, contenuta nell’articolo 143 del Testo unico enti locali. «Di recente ci sono stati casi eclatanti come quelli dei Comuni di Lamezia Terme e Marina di Gioiosa Jonica, prima sciolti e poi reintegrati: si tratta francamente di casi piuttosto gravi perché configurano una lesione della democrazia con lo scioglimento degli organi elettivi che però poi vengono riabilitati. Sono situazioni – ha proseguito il presidente di Anci Calabria – che creano anche sfiducia nei cittadini e che impongono evidentemente una correzione della normativa». Callipo ha comunque specificato che «non vogliamo indebolire lo strumento normativo, nel senso che laddove ci sono elementi concreti e comprovati di condizionamento mafioso non c’è dubbio che un Comune vada sciolto, ma questo esito dev’essere meno automatico di quanto avviene attualmente, con scioglimenti che arrivano anche, a volte, con una certa facilità, bensì ci si deve arrivare attraverso una serie di bilanciamenti e garanzie».

I CORRETTIVI ALL’ATTUALE NORMATIVA Secondo Manna «oggi c’è un’attenzione sul tema che ci conforta, del resto il nostro obiettivo è quello di migliorare la normativa nell’interesse dei cittadini in modo da non incidere in modo spropositato sulla volontà popolare. Va fatta una riflessione complessiva che – ha rimarcato il sindaco di Rende – tenga conto dei principi costituzionali, che valgono per i singoli ma anche per gli enti pubblici». Nella premessa della bozza di revisione preparata dall’Associazione dei Comuni calabresi, si sottolinea in primo luogo la necessità di «contenere gli smisurati poteri di prefetto e Commissioni di accesso nella valutazione degli elementi sintomatici di un possibile condizionamento mafioso della vita amministrativa di un ente comunale o provinciale». Nel dettaglio, tra i correttivi individuati dall’Anci Calabria spiccano una sorta di contraddittorio con l’ascolto, da parte delle commissioni prefettizie di accesso, delle ragioni degli amministratori coinvolti nell’iter di accertamento dell’infiltrazione mafioso, con la previsione della nullità del procedimento se manca l’acquisizione degli elementi a discarico, un affiancamento dei Comuni per superare le criticità in modo da non arrivare allo scioglimento, una maggiore attenzione all’attività della parte amministrativa e burocratica dell’ente, un rafforzamento dei poteri dell’eventuale commissario insediatosi al posto del sindaco in modo da non limitarne le competenze alla sola ordinaria amministrazione. «Con quest’ultimo accorgimento – ha spiegato Callipo – si può evitare l’arretramento e quasi la rassegnazione della comunità amministrata, che può trovare rassicurazione in una maggiore presenza e capacità di intervento del commissario prefettizio». Inoltre – ha aggiunto Manna – «prevediamo che non possa costituire unico motivo di scioglimento il rapporto di parentela o affinità o frequentazione tra amministratori ed esponenti della criminalità organizzata, perché è necessario che questo rapporto si concretizzi poi in un effettivo condizionamento».

VIA AL CONFRONTO CON I PARTITI Callipo, infine, ha ricordato che «la bozza è frutto di un confronto tra i sindaci calabresi, e sul quale vogliamo confrontarci con l’Anci nazionale e con le varie forze politiche che stanno avanzando proposte. Penso alle iniziative della senatrice del M5S Silvia Vono, dei parlamentari di Forza Italia e penso anche – ha concluso il presidente dell’Associazione dei Comuni calabresi – alle recenti dichiarazioni del procuratore capo della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri sulla necessità di una revisione dello strumento normativo».

CALABRIA SEMPRE “MAGLIA NERA” Ovviamente, il tutto non può far passare in secondo piano un dato di fondo, la costante permeabilità degli enti locali calabresi all’inquinamento mafioso. Lo dice, del resto, un dato di fondo: dal 1991 a oggi in Calabria sono stati emanati 112 decreti di scioglimento di Comuni per infiltrazioni mafiose, rispetto ai 107 della Campania e ai 76 della Sicilia. Questo dato, reso noto dall’Anci Calabria, è determinato dall’elaborazione di un’analisi del Dipartimento Scienze politiche dell’Università della Calabria e dall’associazione “Avviso Pubblico”. «Purtroppo – ha commentato Callipo – la Calabria sotto questo aspetto si colloca al primo posto della non lusinghiera classifica nazionale per numero di Comuni sciolti: la Campania, a esempio, ne conta poco meno, ma con una densità di popolazione assolutamente incomparabile con la nostra. Ed è un tema che non riguarda solo i Comuni: pensiamo alla vicenda dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria, e questo testimonia che il problema è ricorrente in Calabria». Secondo quanto è emerso dalla conferenza stampa dell’Anci, inoltre, sono 9 i Comuni calabresi che hanno subito tre volte uno scioglimento per infiltrazione mafiose, 14 invece i Comuni sciolti due volte. Attualmente, sono 22 in Calabria i Comuni guidati da un commissario dopo lo scioglimento degli organi elettivi per infiltrazioni mafiose, in particolare 10 in provincia di Reggio Calabria, 5 in provincia di Crotone, 4 in provincia di Vibo Valentia, 3 in provincia di Catanzaro e 1 in provincia di Cosenza: a fine 2018 erano 24, ma di recente la magistratura amministrativa ha annullato gli scioglimenti del di Lamezia Terme e di Marina di Gioiosa Jonica.

Antonio Cantisani
redazione@corrierecal.it







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