«Battere la corruzione e le mafie? Soltanto studiando» – VIDEO

Sandro Ruotolo incontra gli studenti del Grimaldi-Pacioli di Catanzaro. E racconta il suo rapporto con la Calabria, la vita sotto scorta e le trappole del giornalismo “impiegatizio” e delle “fake news”

CATANZARO L’arma più potente per la criminalità organizzata oggi non sono più i kalashnikov. Non serve sparare quando c’è il passepartout della corruzione. È forse questa la lezione principe dell’incontro che si è tenuto sabato mattina all’istituto tecnico Grimaldi-Pacioli di Catanzaro. I ragazzi hanno incontrato il giornalista Sandro Ruotolo che da anni vive sotto scorta perché minacciato dalla camorra. «Non è una vita facile – ha detto agli studenti incuriositi dal suo status di uomo protetto –, riesco ad andare al cinema al massimo re volte al mese. Ma io sono un uomo libero, continuo a lavorare a fare le mie inchieste, Michele Zagaria (il boss dei Casalesi che, intercettato, ha detto che avrebbe voluto squartarlo vivo, ndr) finirà i suoi giorni al 41 bis. Il più ricercato oggi è Matteo Messina Denaro ma prima o poi li prendono tutti». Insomma, non conviene votarsi alla vita di clan, la fine è sempre quella del sorcio, che sia in una cella o in qualche bunker senza luce scavato chissà dove. Ruotolo torna a Catanzaro e ci torna con piacere. D’altronde sulle vicende calabresi è informato, ormai, quasi quanto su quelle campane. «In Calabria ho fatto uno dei miei primi servizi, per la precisione da Taurianova, su “Ciccio Mazzetta”», racconta.

CULTURA LIBERA TUTTI «Il problema è che non riusciamo a vincere questa guerra contro la corruzione e contro le mafie – spiega il giornalista – perché è una guerra che non è fatta solo di armi, non la vinciamo perché la specificità italiana è che la criminalità organizzata ha rapporti con il potere, si rigenera e rinasce anche se arrestiamo migliaia di mafiosi, camorristi o ‘ndranghetisti. Un altro dato su cui riflettere e da capire è che c’è più corruzione e più invadenza della criminalità organizzata laddove c’è più povertà: la Calabria sotto questo aspetto è l’esempio più emblematico». A chi gli chiede quali iniziative intraprendere per reprimere la corruzione Ruotolo risponde senza esitare: «Studiare». E rivolgendosi agli insegnanti: «Bisognerebbe studiare di più la Costituzione, che ha scuola non si studia, ma è importante, è la nostra Carta. Studiare significa creare una coscienza critica, coltivare anche la cultura del dissenso». L’appello di Ruotolo è accorato: «È importante mettere a disposizione le conoscenze perché conoscenza significa libertà e libertà di pensiero: la mafia e la corruzione ci tolgono felicità e libertà, ecco perché la conoscenza è la nostra forza. Una società sta bene se ognuno di noi sta bene, e se stiamo bene e stiamo insieme viviamo meglio, mentre mafia e corruzione portano non sviluppo ma miseria. La sfida riguarda tutti noi perché la mafia e la corruzione, infiltrandosi nell’amministrazione e nell’economia, tolgono lavoro e diritti a tutti i cittadini. La conoscenza è fondamentale per prende coscienza di questi fenomeni: nella mia regione, la Campania, per i rifiuti tossici nascosti sottoterra sono morte migliaia di persone, tra cui tanti bambini, questa è la storia, e noi abbiamo saputo della “Terra dei fuochi” grazie alle mamme che si sono organizzate per protestare, così abbiamo saputo di Cosa Nostra quando venne ucciso un magistrato molto amato Giovanni Falcone. La nostra battaglia di libertà è far tornare i nostri fratelli nelle nostre terre: e purtroppo non torneranno se non c’è sviluppo, e non c’è sviluppo se c’è la mafia. La legalità può sembrare una parola vuota è invece è ricca di valori e di sogni». «Incontri come questi non vogliono essere e non sono una passerella ma l’occasione per rendere protagonisti i nostri ragazzi», ha detto la preside Maria Levato. «Il nostro obiettivo – continua il professore Gaetano Mancuso – è far comprendere che la corruzione e la mafia sono la negazione del futuro dei giovani».

IL MESTIERE DEL GIORNALISTA «Ci sono giornalisti giornalisti – spiega Ruotolo a chi gli chiede se esista una stampa libera – e giornalisti impiegati. Per fare il giornalista devi metterci la passione, se fai l’impiegato non vai da nessuna parte. Il problema è che mancano editori puri e il rischio è che il bavaglio arrivi proprio dagli editori. Per questo è importante che ci siano più testate, per differenziare, anche se il problema è che oggi i giornali chiudono, vanno in crisi». Ed è pericoloso in una società in cui si spendono 6 ore al giorno per stare collegati, in una società che “beve” ogni genere di fake news, molto spesso pilotate. Una società con sei milioni di analfabeti e un numero crescente di persone che non sono in grado di distinguere una notizia vera da una falsa. La soluzione, secondo Ruotolo, per informarsi bene, è leggere le testate regolari, soprattutto quelle che hanno una storia alle spalle. (acant-aletru)





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