La maratona (cinica) della vita in scena al Politeama

di Maria Rita Galati CATANZARO La dolcezza di Zeno. Per raccontare due ore di un incessante intreccio di musica e ballo che diventa una denuncia alla superficialità e al cinismo…

di Maria Rita Galati
CATANZARO La dolcezza di Zeno. Per raccontare due ore di un incessante intreccio di musica e ballo che diventa una denuncia alla superficialità e al cinismo dello show business, dobbiamo partire dalla fine, dal momento in cui il sipario cala su “Non si uccidono così anche i cavalli?”, lo spettacolo andato in scena ieri sera al Politeama ‘Mario Foglietti’ di Catanzaro, con l’inconsueto saluto del protagonista, un affascinate Giuseppe Zeno che rompe la quarta parete al momento dei saluti per abbracciare i suoi corregionali. Ringrazia il pubblico calabrese senza nascondere l’emozione di aver recitato nella regione in cui la sua famiglia e la sua storia affondano radici solide, e ringrazia il pubblico per la presenza. Perché quelle poltrone occupate significano un sostegno concreto al teatro. E questo Paese ne ha tanto bisogno. Ritmo e tensione emotiva, quindi, per uno spettacolo complesso e multidisciplinare, tra prosa, ballo e musica dal vivo che racconta un mondo di cristallo, pronto ad infrangersi sotto i colpi di una drammatica disillusione.
Lo spettacolo è tratto dall’omonimo romanzo di Horace McCoy per la regia di Giancarlo Fares (la traduzione è di Giorgio Mariuzzo). In scena anche Donato Altomare, Brian Boccuni, Alberta, Cipriani, Giancarlo Commare, Vittoria Galli,  Alessandro Greco, Salvatore Langella, Elisa Lombardi, Maria Lomurno, Matteo Milani, Pierfrancesco Scannavino,  Lucina Scarpolini, Viviana Simone.
«Cosa sei disposto a fare per realizzare i tuoi sogni?», esordisce Joe-Giuseppe Zeno, che interpreta il ruolo di mattatore e organizzatore della folle maratona di ballo al quale è affidato il racconto degli eventi, carnefice e vittima del mondo dello spettacolo. Assieme alla coprotagonista femminile, Gloria (Sara Valerio), che sposta il racconto incentrando il focus sul punto di vista opposto, si passano in rassegna i sogni, le ambizioni e le speranze che accomunano le coppie in gara che devono esibirsi ininterrottamente per giorni, può rappresentare il trampolino di lancio per chi ha sempre desiderato il successo. Lo scopo è quello di farsi notare da qualche regista o produttore presente in sala: è davvero un’occasione unica. Basta soltanto continuare a muoversi, qualsiasi cosa accada perché gli occhi vigili dell’organizzatore Joe sono sempre inchiodati sulla pista, non si possono poggiare le ginocchia a terra e si continua a girare follemente aspettando dieci minuti di pausa, ogni due ore. Mentre le note elettro-swing e jazz (suonate dal vivo dal Piji Electroswing Project: PIJI- voce, chitarra Gian Piero Lo Piccolo – clarinetto Egidio Marchitellli – elettronica & chitarra Francesco Saverio Capo – basso Andy Bartolucci – batteria) incalzano, i corpi dei ballerini si muovono sempre più veloci, sempre più esausti, ma attenti a non fermarsi e soprattutto pronti a rialzarsi, nonostante cadute e scivoloni.
La gara, iniziata da cento coppie, si prolunga per mille ore, giorno e notte in continuazione, si perde il senso del tempo, i ballerini non riescono a capire se è notte, o c’è il sole. Una gara massacrante che si dilunga oltre la sopportabilità fisica e psicologica. Ma the show must go on, perché «chi si ferma è perduto», come diciamo spesso attingendo dalla saggezza popolare. E questa frenetica maratona di ballo altro non è che una ‘maratona della vita’, un continuo rincorrersi di fatica, sacrifici, rinunce, studio, impegno per raggiungere l’obiettivo. Nel mondo dello spettacolo che diventa una pericolosa macchina di distruzione si resiste aggrappati alla forza del proprio sogno, che può diventare illusione. Il cinismo di Joe, e nello stesso tempo delle coppie rimaste in gara, dimostrano che la disperazione della corsa verso il sogno, verso cinque minuti di celebrità, rischia di far perdere contatto con l’umanità: se ci si vende, si passa sopra al prossimo perché la sfortuna dell’altro diventa la propria, e si scalcia come cavalli per arrivare primi, la vittoria non ha un prezzo troppo alto? Lo spiega ancora una volta Joe, continuando a dialogare, ad incitare il pubblico avido di sofferenza che diventa divertimento proprio: alla fine scopriamo di essere solo dei burattini guidati da gente avida per sollazzare gente ancora più avida, e peggio ancora si può perfino scoprire di non essere stati mai padroni del proprio destino. Anche quando si vince, si può perdere. È il caso di Gloria che alla fine resta in piedi, ma viene a conoscenza che i vincitori devono comunque rimborsare all’organizzazione della gara di ballo le spese di vitto e alloggio che, in definitiva, azzererebbero il premio finale. Una vera e propria truffa. Ma poco importa, alla fine è solo e sempre il pubblico a mettere la parola fine, quando non si diverte più. Serve solo un colpo secco così come si fa con un cavallo zoppo. (redazione@corrierecal.it)







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