Doppia preferenza, il tandem Oliverio-Sculco non si ferma

Partecipata la convention promossa alla Cittadella dalla capogruppo di “Calabria in Rete” dopo la bocciatura del testo in Consiglio regionale. Il governatore: «La norma va approvata, no a pretesti e alchimie»

CATANZARO Flora Sculco non si arrende, non si arrende nemmeno il governatore Mario Oliverio e il centrosinistra che nell’ultima seduta del Consiglio regionale si è rivelato minoranza: «Sulla doppia preferenza di genere si deve andare avanti, senza se e senza ma». E’ questo il messaggio che è arrivato dalla “mobilitazione” che la capogruppo di “Calabria in Rete” ha organizzato alla Cittadella.

LA “CHIAMATA ALLE ARMI” DELLA SCULCO «Fino alla fine – ha esordito la Sculco – ho sperato e auspicato che il Consiglio regionale giungesse a miti consigli e che ogni collega responsabilmente votasse secondo coscienza, così non è stato. L’esito è stato veramente deludente, anche il voto di astensione è stato un camuffamento rispetto a un voto contrario per evitare la classica figuraccia. A me – ha aggiunto – dispiace molto, ho provato sentimenti di delusione ne amarezza, ma non di sconfitta. Ecco perché ho voluto convocare con immediatezza questo incontro, ritenendo necessario far sentire la voce, numerosa, delle donne e degli uomini calabresi al Consiglio regionale per l’approvazione di questa proposta di legge, che dev’essere approvata perché qualifica e amplia la partecipazione democratica delle donne alla vita della nostra regione, è un desiderio che non può essere disatteso e che va oltre i convincimenti di ognuno di noi. I consiglieri regionali – ha ricordato il capogruppo di “Calabria in Rete” – non siedono tra quei banchi per rappresentare loro stessi ma per rappresentare il popolo calabrese, che ha avanzato tante richieste, tra queste la doppia preferenza di genere. E noi non possiamo disattendere questa volontà e questo desiderio». La Sculco ha poi osservato: «La doppia preferenza di genere non punta a creare un privilegio per le donne, che non ne hanno bisogno, né tende a rappresentare una rivendicazione corporativa o una quota. E’ un meccanismo promozionale e non coercitivo, perché non forza l’elettore, non ne comprime le scelte: semplicemente, è una facoltà aggiuntiva per l’elettore, che è libero di scegliere chi votare. Lungi da noi voler comprimere la libera scelta degli elettori. La doppia preferenza di genere promuove la partecipazione democratica, è quindi un fatto di democrazia irrinunciabile per una regione come la nostra nella quale in Consiglio regionale attualmente siede solo una donna e nella storia del regionalismo calabrese la percentuale di presenza femminile si attesta a un misero 2%. E’ un dato – ha rimarcato il capogruppo di “Calabria in Rete” – assolutamente allarmante, che testimonia come in Calabria ci sia ancora un sottofondo maschilista che ha profonde radici culturali e rappresenta una barriera architettonica per la crescita di questa regione che va assolutamente eliminata”. Secondo la Sculco, “nel confronto sulla riforma della legge elettorale il tema della doppia preferenza di genere può diventare uno strumento poco nobile di ricatto, sarò attentissima su questo. Sulle modifiche della legge elettorale ho già detto cosa penso, perché a fine legislatura mettere mano a a una legge elettorale è molto rischioso, come ci insegna il passato. Io farò la mia parte nelle commissioni competenti per far valere questa mia posizione, ma intanto – ha spiegato il capogruppo di “Calabria in Rete” dobbiamo aprire di nuovo il dibattito sulla doppia preferenza di genere nelle commissioni. Saranno adeguatamente valutate le considerazioni dei consiglieri che, legittimamente, riterranno di abbinare la doppia preferenza di genere ad altre proposte di modifica della legge elettorale»

Lì INTERVENTO DEL GOVERNATORE Sulla stessa linea il presidente della Giunta Mario Oliverio, che la Sculco ha ringraziato per il suo impegno sul tema. «Partecipo – ha detto Oliverio –  per esprimere il nostro sostegno e la nostra convinta disponibilità a dare una mano affinché la doppia preferenza di genere possa arrivare in porto, e penso che ci siano ancora gli spazi perché questo avvenga. E’ stato un errore non aver votato questa legge già nella scorsa seduta del Consiglio regionale, ma – ha spiegato il presidente della Regione – le motivazioni con cui le forze politiche si sono opposte nella stragrande maggioranza non sono state di contrarietà: hanno osservato che bisogna inserirla in una riforma più complessiva,  e allora bene, se è così ci si diano dei tempi, al massimo entro un mese, per lavorare affinché si possa realizzare». Secondo Oliverio «non bisogna ricorrere né ad alchimie né a pretesti per evitare l’approvazione di una legge che è espressione, anche in Calabria, della maturazione di una condizione di pari opportunità.  D’altronde, la legge sulla doppia preferenza di genere non è un vincolo o una forzatura, è uno spazio di libertà perché – ha spiegato il presidente della Regione – agli elettori si dà la facoltà, nel caso di voler fare due preferenze, di esprimere due preferenze di genere diverso: se questa volontà non c’è, possono esprimere una preferenze scegliendo un uomo o una donna, insomma non vedo problemi. E’ un obiettivo che deve arrivare in porto perché, anche su questo versante, la Calabria deve rispondere ai profondi cambiamenti in atto nella società, e il Consiglio regionale – ha concluso Oliverio – non può restare dietro ai processi che sono maturati nella sanità calabrese». Molto partecipata l’assemblea, alla quale hanno partecipato, tra gli altri le assessori della Giunta Oliverio Angela Robbe, Maria Francesca Corigliano, Mariateresa Fragomeni e Antonella Rizzo, consiglieri regionali tra cui il capogruppo del Pd Sebi Romeo, il sindaco di Crotone, Ugo Pugliese, e la presidente della Commissione regionale Pari Opportunità Cinzia Nava, molto agguerrita: «Tutte le donne della Calabria – ha detto la Nava – devono unirsi per questo avanzamento culturale, e per dare una risposta all’arretratezza culturale evidenziata nell’ultima seduta del Consiglio regionale». (ant. cant)







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