Galati indagato per concorso esterno: «Politico di riferimento del clan Iannazzo»

Chiusa l’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nella sanità lametina. L’ex deputato, per la Dda di Catanzaro, era uno degli anelli di congiunzione tra il contesto ‘ndranghetistico e la dirigenza dell’Asp di Catanzaro. Nei guai anche gli ex manager Perri e Pugliese

CATANZARO L’ex deputato del centrodestra Giuseppe Galati è indagato dalla Dda di Catanzaro per concorso esterno in associazione mafiosa. L’accusa, nuova, emerge dall’avviso conclusione indagini notificato al politico e ad altre 21 persone nell’ambito dell’inchiesta Quinta Bolgia che nel novembre scorso portò all’arresto di 24 persone tra le quali lo stesso Galati, posto ai domiciliari. Il suo provvedimento fu poi annullato dalla Cassazione. L’inchiesta riguarda presunti illeciti nella gestione del servizio di ambulanze all’ospedale di Lamezia Terme.

LE ACCUSE ALL’EX DEPUTATO Nello specifico, secondo la Dda di Catanzaro, Galati era «considerato dai membri della cosca come un politico a loro disposizione». L’ex parlamentare si sarebbe profuso, secondo l’accusa, in più occasioni a favore dell’associazione criminale e dei suo membri, non solo con l’assegnazione di «gare, appalti o posti di lavoro in ambito sanitario ma anche presso la Sacal», società che gestisce l’aeroporto di Lamezia Terme. In cambio Galati avrebbe ottenuto un «costante impegno elettorale da parte degli esponenti della cosca a procurare più voti possibili ai fini dell’elezione, divenendo sostanzialmente il politico di riferimento della cosca». Galati finisce nell’inchiesta «in quanto nella sua qualità di membro della Camera dei Deputati del Parlamento italiano assumeva il ruolo di concorrente “esterno” della cosca confederata Iannazzo-Cannizaro-Daponte, in cui è inserito il sottogruppo ‘ndranghetistico “Putrino”, in quanto, pur non potendosi ritenere stabilmente inserito nella struttura organizzativa del sodalizio, nell’ambito di un legame privilegiato con taluni esponenti di rilievo della cosca in esame e, in particolare, con la famiglia Iannazzo, e – nell’ambio di quest’ultima – soprattutto con Vincenzino Iannazzo “u moretto” oltre che con Pietro Putrino, nonché con il politico locale Luigi Muraca (classe ’68, ndr), a sua volta legato allo stesso Pietro Putrino, forniva tuttavia un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo, di natura materiale e/o morale, avente una effettiva rilevanza causale nella conservazione o nel rafforzamento delle capacità operative dell’associazione». Un «patto elettorale politico-mafioso», quello tra Galati e gli Iannazzo, mettono nero su bianco i magistrati Elio Romano e Vito Valerio, che si sarebbe consolidato negli anni a partire dal 2004 permettendo alla consorteria di crescere economicamente affermandosi nel settore economico/finanziario.

IL CONTROLLO DELL’OSPEDALE Secondo l’inchiesta “Quinta Bolgia” la cosca Iannazzo-Cannizzaro-Daponte aveva instaurato nell’ospedale di Lamezia Terme un controllo totale, con l’occupazione manu militari degli spazi del pronto soccorso e medici e paramedici sottomessi. Un controllo reso possibile, secondo i magistrati della Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri ed i finanzieri del Comando provinciale del capoluogo e dello Scico di Roma, dalla compiacenza del management dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro ed all’aiuto di due politici, Galati e Luigi Muraca, componente del Consiglio comunale di Lamezia sciolto nel 2017 per infiltrazioni mafiose. Erano questi ultimi due, secondo l’accusa, l’anello di congiunzione tra il contesto ‘ndranghetistico e la dirigenza dell’Asp di Catanzaro.

MANAGER INDAGATI Nell’inchiesta sono indagati, tra gli altri, anche l’ex direttore generale dell’Asp di Catanzaro Giuseppe Perri, Giuseppe Pugliese, direttore amministrativo sino all’ottobre 2017, e ad Eliseo Ciccone, già responsabile del Suem 118 ed ora destinato ad altro incarico.
Dall’operazione Quinta Bolgia, compendio di due indagini, secondo l’accusa è emerso che gli Iannazzo-Cannizzaro-Daponte, grazie ai loro sottogruppi, avevano il controllo della fornitura di ambulanze sostitutive del 118, oltre che dei servizi di onoranze funebri, della fornitura di materiale sanitario, del trasporto sangue e di altro ancora. In tutto sono indagate 22 persone e 6 società: Pietro Putrino (considerato a capo del sottogruppo ‘ndranghetista); Diego Putrino, classe ’82; Diego Putrino, classe ’67, Vincenzo Torcasio, detto “Enzino”; Silvio Rocca; Pietro Rocca; Ugo Bernardo Rocca; Pietro Ferrise; Alfredo Gagliardi; Tommaso Antonio Strangis; Franco Antonio Di Spena, detto Tony; Pasquale Reillo; Roberto Frank Gemelli; Sebastiano Felice Corrado Mauceri; Giuseppe Galati; Luigi Muraca, classe ’68; Giuseppe Pugliese; Giuseppe Perri; Eliseo Ciccone; Giuseppe Luca Pagnotta; Italo Colombo; Francesco Serapide. Inoltre sono sotto inchiesta le società “Croce Rosa Putrino srl”; “La Pietà Putrino srl”; “Putrino Service srl”; “Rocca servizi sas di Pietro Rocca”; “Rocca snc di Silvio Rocca”; “Associazione Croce Bianca Lamezia”. (aletru)







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