“Crisalide”, 43 condanne per le cosche di Lamezia. Assolti Ruberto e Paladino

L’ex consigliere e il padre dell’ex vicepresidente del consiglio comunale erano accusati di concorso esterno

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO
Assolti dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, perché il fatto non sussiste, l’ex consigliere di opposizione Pasqualino Ruberto e Giovanni Vincenzo Paladino, padre dell’ex vicepresidente del consiglio comunale di Lamezia Terme, Giuseppe. Anche Giuseppe Paladino è imputato con la stessa accusa ma sta seguendo il processo con rito ordinario. Mercoledì il gup di Catanzaro Pietro Carè ha emesso la sentenza di primo grado del processo denominato “Crisalide” istruito dalla Dda di Catanzaro contro la cosca “Cerra-Torcasio-Gualtieri” e i suoi sodali. Condannati gli esponenti di vertice della consorteria: Antonio Miceli, 20 anni, Nicola Gualtieri e Giuseppe Grande, 16 anni e 4 mesi. In totale il bilancio della sentenza è di 43 condanne, dagli 8 mesi ai 20 anni, e 9 assoluzioni.
Gli imputati sono, a vario titolo, accusati di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, traffico illecito di sostanze stupefacenti, possesso illegale di armi ed esplosivi, estorsione, danneggiamento aggravato, rapina, nonché la violazione delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle amministrazioni comunali. L’indagine, condotta dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Catanzaro e dalla Compagnia di Lamezia Terme, portò, il 23 maggio 2017, all’esecuzione di 52 fermi. Tra gli indagati, a piede libero, risultarono anche l’ex vicepresidente del consiglio comunale Giuseppe Paladino (che sta seguendo il processo con rito ordinario), insieme al padre Giovanni, difeso dall’avvocato Lucio Canzoniere, e l’ex consigliere comunale di opposizione Pasqualino Ruberto, difeso dagli avvocati Mario Murone e Giuseppe Spinelli, accusati di avere avuto contatti con la consorteria durante la campagna elettorale per le amministrative 2015 ponendosi quali politici e professionisti di riferimento della cosca. Questo particolare ha dato il via alla commissione d’accesso antimafia inviata dal ministero dell’Interno per indagare sull’operato dell’amministrazione comunale di Lamezia Terme. Il 24 novembre 2017, il consiglio comunale di Lamezia Terme è stato sciolto per infiltrazione mafiosa per una serie di atti amministrativi giudicati poco “trasparenti”. Un pronunciamento annullato dal Tar Lazio, che aveva reintegrato l’amministrazione guidata da Paolo Mascaro, e abbracciato invece dal Consiglio di Stato che ha disposto una sospensione cautelare della sentenza del Tar ritenendo, tra le altre cose, «che sono chiari indici sintomatici dell’infiltrazione della criminalità organizzata nelle maglie dell’ordinamento dell’amministrazione del Comune di -OMISSIS- (Lamezia Terme, ndr), quali il frequente affidamento delle gare alle stesse società, l’assegnazione di concessioni a soggetti privi di requisiti, la compravendita di voti finalizzata all’elezione alla tornata elettorale del maggio 2015 in favore di -OMISSIS- (Francesco De Sarro, ndr), poi eletto consigliere comunale e nominato presidente dell’organo consiliare, la posizione di -OMISSIS- (Marialucia Raso, ndr), che ha un ruolo attivo nella vita amministrativa del Comune, il cui fidanzato è interessato dall’operazione di polizia giudiziaria -OMISSIS- (Crisalide, ndr)».

LA COSCA La cosca – guidata da Antonio Miceli, che ne aveva preso la reggenza insieme alla moglie Teresa, dopo l’arresto e la condanna dei vertici con le operazioni antimafia Chimera e Chimera2 – gestiva il controllo del territorio attraverso le estorsioni, le rapine, il traffico di stupefacenti, la detenzione di armi e materiale esplosivo «di micidiale potenza» da utilizzare «per compiere danneggiamenti propedeutici alle richieste estorsive e rapine, nonché di amministrare la “cassa comune” nella quale confluivano i proventi derivanti dalle varie attività illecite della cosca».

«A LAMEZIA FACCIAMO FALCONE E BORSELLINO» Tanti gli atti intimidatori registrati dalla Dda di Catanzaro ai danni di attività commerciali a Lamezia Terme. E tanto doveva essere il materiale esplosivo a disposizione del clan, secondo l’accusa, per i danneggiamenti ai commercianti. Il 10 settembre 2016 Miceli viene intercettato mentre parla con il suo sodale Luigi Vincenzini. Devono ritirare armi e congegni esplosivi da un ignoto venditore. Miceli spiega di aver incaricato Antonio Mazza di bloccare tutta la partita che riguardava quell’armamento, senza badare a spese economiche. «E si … tra oggi e domani … mi fa sapere quanto vogliono. Gli ho detto o Cì quanto vogliono vogliono tu bloccali tutti … che facciamo Falcone e Borsellino a Lamezia».

LE CONDANNE
Antonio Miceli, 20 anni;
Nicola Gualtieri inteso “Nicolino”, 16 anni e 4 mesi;
Giuseppe Grande “U pruppo”, 14 anni, 6 mesi;
Vincenzo Grande, 10 anni, un mese, 20 giorni;
Teresa Torcasio, moglie di Antonio Miceli, 10 anni, un mese, 10 giorni;
Antonio Domenicano, 8 anni, 10 mesi;
Mattia Mancuso, 2 anni, 8 mesi;
Luca Salvatore Torchia, 8 mesi, 20 giorni;
Ottavio Muscimarro, 6 anni, 8 mesi;
Paolo Strangis, 2 anni 4 mesi;
Rosario Muraca, 10 anni, 2 mesi;
Domenico De Rito inteso “Tutù”, 10 anni, 20 giorni;
Alessio Morrison Gagliardi, 12 anni, 10 mesi, 10 giorni;
Fortunato Mercuri, 8 anni, 6 mesi, 10 giorni;
Salvatore Fiorino, 5 anni, 5 mesi, 20 giorni;
Carloalberto Gigliotti, 8 anni, 10 giorni;
Vincenzo Brizzi, 8 anni, 10 giorni;
Michele Grillo, 8 anni, un mese, 10 giorni;
Alessandro Gualtieri, un anno, 9 mesi, 10 giorni, 8000 euro di multa;
Claudio Vescio inteso “caio”, 8 anni, un mese, 10 giorni;
Giuseppe De Fazio, 6 anni, 6000 euro di multa;
Antonio Perri detto “Totò”, un anno, 9 mesi, 10 giorni e 8000 euro di multa;
Antonio Mazza, 5 anni, un mese, 20 giorni, 8000 euro du multa;
Pasquale Caligiuri, 10 anni, 10 giorni;
Antonio Saladino detto “birricella”, 10 anni, 3 mesi, 10 giorni;
Antonio Franceschi, 9 anni, 6 mesi, 20 giorni;
Rosario Franceschi, 8 anni, 10 mesi;
Massimo Gualtieri, 9 anni, 9 mesi, 10 giorni;
Vincenzo Catanzaro, 5 anni, 6 mesi, 20 giorni, 4000 euro di multa;
Antonio Gullo, 8 anni;
Guglielmo Mastroianni, 1 anno, 9 mesi, 10 giorni, 8000 euro di multa;
Antonio Paola “satabanca”, 8 anni, 5 mesi;
Antonello Amato, 8 anni, 2 mesi, 20 giorni;
Salvatore Francesco Mazzotta, 6 anni, 10 mesi, 4000 euro di multa;
Maurizio Caruso, 5 anni, 6 mesi, 30mila euro di multa;
Saverio Torcasio, inteso “geometra” cl.86, 8 anni, 4 mesi, 10 giorni;
Saverio Torcasio ’75, 5 anni, 6 mesi, 30mila euro di multa;
Francesco Gigliotti, 6 anni, 3 mesi, 6000 euro di multa;
Davide Belville, 6 anni, 3 mesi, 10 giorni, 6000 euro di multa;
Antonio Stella, 8 anni, 4 mesi;
Marco Cosimo Passalacqua, 8 anni, un mese, 10 giorni, 4000 euro di multa;
Luigi Vincenzini, 8 anni, un mese, 10 giorni;
Luca Torcasio, inteso “u cultellaro”, 5 anni, 6 mesi, 30.000 euro di multa;

LE ASSOLUZIONI E LE PARTI CIVILI Assolti Pasqualino Ruberto, Giovanni Vincenzo Paladino, Smeraldo Davoli, Pino Esposito, Davide Cosentino (difeso dall’avvocato Salvatore Cerra) Emmanuel Fiorino, Daniele Grande, Concetto Pasquale Franceschi, Daniele Amato.
Il gup ha inoltre stabilito il risarcimento per alcune delle parti civili. Diecimila euro all’Associazione antiracket lametina; 30mila euro a Luigi Angotti, assistito dall’avvocato Carlo Carere; 80mila euro per il Comune di Lamezia Terme, con l’avvocato Caterina Restuccia; 50mila euro per la Presidenza del consiglio dei ministri. Rigettate le domande di risarcimento avanzate dalla Comunità Progetto Sud, Francesco e Pasquale Butera e Antonio Crapella.
Nel collegio difensivo gli avvocati Francesco Gambardella, Teresa Bilotta, Giusy Caliò, Domenico Villella, Sergio Rotundo, Antonio Larussa. (a.truzzolillo@corrierecal.it)







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