Safe City, Abramo “sbotta”: sulla mia onestà nessuno ha mai dubitato

In consiglio comunale il sindaco di Catanzaro replica all’opposizione sulla controversa vicenda del progetto di videosorveglianza di matrice israeliana: «Tutto regolare, e dalla procura non ho mai ricevuto nulla»

CATANZARO «Faccio il sindaco da 15 anni, sono stato contestato più volte ma nessuno ha mai dubitato sulla mia onestà intellettuale e soprattutto amministrativa». Lo ha detto il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, intervenendo in consiglio comunale, con riferimento alla vicenda “Safe City”, un progetto di videosorveglianza proposto nel 2012 al Comune da una società israeliana. Il progetto è poi stato al centro di un iter amministrativo che non si è concretizzato ma che è finito sotto la lente della Procura del capoluogo calabrese, che aveva aperto un’indagine ipotizzando, a carico del sindaco Sergio Abramo e dell’allora giunta comunale, i reati di abuso d’ufficio e falso ideologico, e ad aprile lo scorso ha chiesto al gip l’archiviazione per intervenuta prescrizione. Sulla vicenda “Safe City”, nei giorni scorsi otto consiglieri comunali di minoranza hanno depositato un’interpellanza urgente, a risposta scritta, al sindaco Abramo, sottolineando che la Procura «abbia comunque espresso alcune censure all’operato dell’amministrazione comunale di Catanzaro, tra cui quella della previsione dell’attribuzione diretta e senza gara del progetto di videosorveglianza in favore della società israeliana». In consiglio comunale, oggi, Abramo, sollecitato sulla vicenda “Safe City” da alcuni consiglieri di minoranza, ha illustrato la sua posizione: «Esiste una legge dello Stato che prevede che un privato possa presentare un progetto all’amministrazione, l’amministrazione a sua volta valuta quel progetto, lo approva in Giunta, lo porta in Consiglio comunale, se il Consiglio comunale lo approva si fa una gara d’appalto, se partecipano più ditte a quella gara e se la aggiudica un’altra ditta deve rimborsare il progetto dell’altra ditta. È una legge dello Stato. La vicenda della videosorveglianza è stata portata – ha aggiunto il sindaco – all’attenzione del Consiglio comunale su proposta dell’associazione degli industriali di Catanzaro che lamentavano di essere vessati. Poi, giustamente, la ditta ci dice che “se volete il nostro progetto è un progetto a scatola chiusa essendoci il brevetto”, e quindi se lo volevamo, bisognava andare a trattativa privata, ma nulla impedisce all’amministrazione di fare una gara se c’erano altre società con brevetti: lo prevede la normativa. Quando la Regione stanzia fondi comunitari, sono stabilite anche le procedure».
Sempre su “Safe City”, Abramo ha poi specificato: «Ho chiesto al mio avvocato di prendere informazioni perché a me non è arrivato niente su questa vicenda, né un avviso di garanzia né un’informativa che c’era un’indagine, non mi è arrivato niente. Guardia di Finanza e carabinieri presero le carte dopo due mesi dall’approvazione della delibera: sono passati sette anni, se avessero trovato qualcosa sicuramente avrebbero fatto qualcosa. Ricordo poi – ha proseguito il sindaco – che il 6 settembre 2012 portai questo progetto all’attenzione del Comitato sull’ordine pubblico e sulla sicurezza, perché i sistemi di videosorveglianza compreso quello che abbiamo acquistato oggi nella città di Catanzaro, non vanno al Comune ma alla Polizia di Stato. L’approvazione di quel progetto l’avrebbe dovuta dare il ministero dell’Interno, e noi l’abbiamo portato in grande trasparenza al Comitato sull’ordine pubblico e la sicurezza, dov’erano presenti il prefetto e i comandanti delle forze dell’ordine. Faccio il sindaco da 15 anni, sono stato contestato più volte ma nessuno ha mai dubitato sulla mia onestà intellettuale e soprattutto amministrativa. Mai nessuno. Più volte – ha concluso Abramo – ho risposto in Consiglio comunale alle richieste dell’opposizione: comunque, risponderò all’interpellanza». (acant)





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