Personale sanitario in Regione, incontro tra Belcastro e il sindacato

Il Csa-Cisal: «Situazione ereditata, il dg annuncia una razionalizzazione degli utilizzi». Il manager: «Nessuna delle pochissime unità di personale utilizzate nei primi mesi di quest’anno proviene da reparti ospedalieri o Pronto soccorso»

CATANZARO «Una pietra in uno stagno. La nostra recente nota in cui si denunciava il patologico ricorso presso il Dipartimento regionale di Tutela della Salute agli utilizzi “temporanei” di un ampio contingente di personale sottraendolo così alle Asp e aziende ospedaliere di appartenenza ha smosso le acque». È quanto si legge in un comunicato del sindacato Csa-Cisal. «Il dirigente generale dello stesso Dipartimento, Antonio Belcastro – continua la nota –, ha chiesto infatti un incontro al sindacato. La riunione si è tenuta nel pomeriggio di lunedì 3 giugno. Dopo un pacato e proficuo confronto grazie al quale si è entrati nel merito della vicenda, Belcastro ha assunto formale impegno di “razionalizzare”, quanto prima, il quantitativo dei dipendenti utilizzati al fine di rendere più efficace ed efficiente l’organizzazione del personale del Dipartimento di Tutela della Salute. Come più volte ricordato dallo stesso sindacato Csa-Cisal, esso rappresenta l’ufficio più “pesante” dell’intera macchina amministrativa essendo chiamato a gestire una larga fetta del bilancio regionale, per di più nel bel mezzo della lunga stagione del commissariamento governativo che a sua volta, ora, si appresta ad essere rafforzato dalle norme contenute nel cosiddetto Decreto Calabria in fase di conversione in Parlamento». Belcastro ha spiegato, poi, che da parte sua non c’è stato alcuno spostamento di personale in servizio nei Pronto soccorso tra i ranghi della burocrazia regionale.
Il sindacato, da parte sua, ha sottolineato che «nonostante tali gravosi oneri, il dipartimento di Tutela della Salute è stato colpevolmente trascurato, pensando che si potesse porre rimedio con la prassi dei “prestiti” da altri Enti producendo di conseguenza un senso di diffusa instabilità nell’ufficio; tanto è vero che ad oggi solo un terzo della dotazione organica dell’ufficio regionale dedicato alla Sanità risulta essere un dipendente di ruolo della Regione Calabria. Come si può programmare nel medio-lungo periodo – si domanda il sindacato – se i lavoratori non fanno parte in maniera stabile dell’Ente regionale, ma sono esterni? A maggior ragione quando, come è stato documentato, alcuni di questi “utilizzati” si recano in Dipartimento solo per qualche ora a settimana, non portando alcun beneficio né alla Regione né all’azienda sanitaria di provenienza. Il direttore generale ha assicurato che d’ora in avanti non saranno asseverati insensati dirottamenti di personale dai reparti degli ospedali o dagli uffici amministrativi delle altre aziende in direzione delle scrivanie della Cittadella».
«Prendiamo atto – continua la nota – della confortante manifestazione di volontà di cambiare rotta da parte del direttore generale Belcastro che, va ricordato, si è insediato da solo un semestre alla guida del dipartimento di Tutela della Salute. Notoriamente il sindacato Csa-Cisal ai proclami preferisce i fatti, quindi attenderemo che le parole si traducano presto in qualcosa di concreto. Vogliamo semplicemente precisare che i numerosi interventi del sindacato sul tema (vanno avanti da mesi) miravano a contestare la sistematicità perversa del prolungare senza soluzione di continuità un gran numero di utilizzi (ben 47), svilendo la stessa natura dell’istituto del passaggio da amministrazione all’altra che necessariamente presuppone l’osservanza di un limite temporale. Limite ampiamente violato. L’origine del male senza dubbio risale ad una fase e ad una gestione precedente a quella di Belcastro che, tuttavia, ha messo la firma sulla proroga di precedenti 42 utilizzi (prima fino a dicembre 2020, poi fino a giugno 2019; per di più con atti non privi di imperfezioni amministrative) aggiungendone nel frattempo altri 5 in bonus. Il direttore generale ha precisato che l’anticipazione al 30 giugno della proroga dell’utilizzo del personale dipendente delle aziende del Sistema sanitario regionale è stata dettata dall’accelerazione data dalla giunta al processo di riorganizzazione delle strutture e dei dipartimenti regionali, puntualizzando che nessuna delle pochissime unità di personale utilizzate nei primi mesi di quest’anno proviene da reparti ospedalieri, né tantomeno da settori dell’emergenza-urgenza. Sul punto il sindacato ha fatto notare che il contingente di medici, sanitari e tecnici trasferito in Dipartimento c’è e non è per niente, quantitativamente, irrilevante; soprattutto in questa fase in cui i reparti si ritrovano con il personale all’osso e la presenza o meno anche di un solo medico o di un’infermiera può determinare la funzionalità o la chiusura di un reparto. Basta vedere i curricula degli “utilizzati”, su cui invitiamo Belcastro a soffermarsi, per rendersene conto. Ad ogni modo, l’impegno assunto dal direttore generale durante il confronto del 3 giugno sembra poter essere il viatico ad una inversione di tendenza. Non ci resta quindi che vigilare sull’adozione di atti consequenziali a questi impegni assunti. Il sindacato Csa-Cisal manterrà i suoi punti fermi sull’argomento che ad altro non sono ispirati se non al buonsenso. Anzitutto, occorre mettere un freno definitivo alla selezione, per giunta discrezionale, fra i dipendenti di Asp e aziende ospedaliere in un momento in cui le stesse, fra blocco del turn over o comunque limiti alle assunzioni, non possono permettersi il lusso di perdere risorse umane. Infine, aspetto fondamentale: basta con il personale esterno che scavalca i lavoratori interni della Regione Calabria. Si proceda – ribadisce il sindacato – a bandire una manifestazione d’interesse rivolta ai dipendenti di ruolo affinché possano essere valorizzate le professionalità già presenti nell’organico dell’Ente regionale che può contare – ricordiamo – su oltre 2500 unità. Solo quando questi concetti troveranno attuazione il sindacato potrà dirsi soddisfatto».







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