Cgil, Cisl e Uil lanciati verso la mobilitazione del 22 giugno: «Risposte per Sud e Calabria»

Attivo unitario a Catanzaro in vista della manifestazione nazionale di Reggio. Colla: serve un Rinascimento del Mezzogiorno. Biondo chiede al governo interventi straordinari. Mingrone: flop del reddito di cittadinanza, in tanti rinunciano

di Antonio Cantisani
CATANZARO Una manifestazione unitaria per far capire al governo che il Sud e la Calabria sono «una grande opportunità» per il Paese e hanno bisogno di qualcosa di più e di meglio di misure come il reddito di cittadinanza e Quota 100. Cgil, Cisl e Uil Calabria sono ormai lanciati verso la mobilitazione unitaria nazionale del prossimo 22 giugno a Reggio Calabria, battendo la regione con sorta di “chiamata a raccolta” guidata anche dai vertici nazionali delle confederazioni. È così anche all’attivo unitario convocato oggi a Catanzaro e irrobustito dalle conclusioni del vicesegretari nazionale della Cgil, Vincenzo Colla, che dice: «Veniamo al Sud perché abbiamo bisogno di fare il Rinascimento del Sud e perché si parla di autonomia differenziata, ma la secessione c’è già». E oltre alla Cgil, anche Cisl e Uil schierano lo “stato maggiore”, a partire dal segretario calabrese della Uil Santo Biondo e dal segretario generale della Cisl Magna Graecia Francesco Mingrone.

«UN PIANO STRAORDINARIO PER IL MEZZOGIORNO» È Biondo ad aprire i lavori dell’attivo unitario mettendo il fila la piattaforma della manifestazione del 22 giugno. «Il Paese – esordisce il segretario della Uil calabrese – sta ristagnando sul piano economico, crescono le diseguaglianze e si continua a negare il pesante rallentamento del Mezzogiorno. Mentre si registra questo rallentamento – ha aggiunto Biondo – il governo nazionale propone il regionalismo differenziato, che secondo noi è incostituzionale perché non guarda al Mezzogiorno, non salvaguarda i livelli essenziali delle prestazioni, nega la funzione perequatrice dello Stato. Ormai sono anni che i governi mettono in campo politiche economiche che di fatto non hanno riallineato questa parte del paese, a partire dalla Calabria, al resto d’Italia. Probabilmente, invece di differenziare, è arrivato il momento di mettere in campo un grande e straordinario intervento per il Mezzogiorno finalizzato a investimenti pubblici nelle infrastrutture, nella rete dei servizi essenziali come la sanità, settore che in Calabria vive una fase drammatica, che ci preoccupa fortemente. Il 22 giugno chiederemo che il Patto della Salute tra governo, Regioni, Comuni e parti sociali parta dalla Calabria, perché la Calabria è il punto più basso. Questo – rileva poi Biondo – è solo uno dei temi della piattaforma del 22 giugno, perché all’interno di un grande piano di intervento straordinario ci sono i temi calabresi, come la stabilizzazione definitiva di Lsu-Lpu: ieri abbiamo avuto un incontro al ministero allo Sviluppo economico che ci ha lasciato insoddisfatti, perché il reddito di cittadinanza non c’entra nulla con la stabilizzazione di 4500 lavoratori che 20 anni svolgono servizi importanti in Calabria. Siamo stati in piazza l’anno scorso e – prosegue Biondo – saremo ancora in piazza se il governo e la regione non metterà una parola definitiva sulla stabilizzazione di questi lavoratori, in un quadro di efficienza produttiva della pubblica amministrazione calabrese». Tra i temi che il 22 giugno saranno al centro delle priorità Biondo indica anche il porto di Gioia Tauro, «che – spiega – deve reinserirsi all’interno degli scambi internazionali. Il governo ha ben interagito nel garantire l’ingresso totale di Msc all’interno di Gioia Tauro, ma adesso il porto deve legarsi a una grande strategia di investimento nazionale sulla portualità, con il potenziamento della Zes e inserendolo Gioia Tauro negli scambi internazionali come la Via della Seta. Così come – sostiene il segretario della Uil Calabria – chiediamo un intervento straordinario del governo per la lotta al dissesto idrogeologico, per l’ambiente e per il recupero delle arre interne, che possono essere una grande risorsa nel Mezzogiorno e in Calabria».

«IL FLOP DEL REDDITO DI CITTADINANZA» Anche per Mingrone il 22 giugno «è un appuntamento dall’importanza straordinaria, perché i provvedimenti del governo non soddisfano il paese e soprattutto non soddisfano il Mezzogiorno e la Calabria, che sono completamente spariti dall’agenda politica nazionale. Quando alle forze politiche e di governo chiediamo come mai un tema così importante non viene trattato, ci dicono che sarebbe superfluo perché il Mezzogiorno fa parte dell’Italia e quindi è automaticamente coinvolto nelle dinamiche di crescita e di sviluppo del paese: invece – rimarca il segretario della Cisl Magna Graecia – secondo noi c’è un tentativo di eliminare la questione meridionale dal dibattito politico nazionale». Mingrone quindi aggiunge: «Non ci convincono i provvedimenti del governo. Non ci convince il Reddito di cittadinanza, che per noi è stato un grande flop: si poteva potenziare il “Rei”, che era uno strumento di vera lotta all’esclusione sociale, ampliando la dote finanziaria e allargando le maglie della ridistribuzione. Bisogna ricordare – evidenzia il segretario della Cisl Magna Graecia – che il “Rei” è nato grazie a un grande confronto e concertazione tra parti sociali e governo. In questi giorni presso i nostri uffici sono tante le richieste di persone che vogliono rinunciare al provvedimento perché la somma percepita è non considerevole, è ben diversa e più bassa delle aspettative. Non ci convince Quota 100: si poteva pensare di più ai giovani e alle donne, ma non è stato così. Quindi – sostiene Mingrone – il 22 giugno ci troveremo tutti insieme, Cgil, Cisl e Uil, per dare un grande segnale alla Calabria e all’intero paese, e un grande segnale alle istituzioni e alla politica, perché insieme a Cgil e Uil vogliamo creare le giuste condizioni di crescita e sviluppo di questo territorio».

«È L’ORA DI UN RINASCIMENTO DEL SUD» Anche secondo Colla, affiancato dal segretario generale della Cgil Calabria Angelo Sposato e dal segretario generale della Cgil Area Vasta Raffaele Mammoliti, «sarà una grande manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil. Veniamo al Sud perché abbiamo bisogno di fare il Rinascimento del Sud. Si parla di autonomia differenziata, ma la secessione c’è già, c’è negli indicatori dell’occupazione, degli investimenti, delle condizioni delle persone. Senza il Sud l’Italia non ce la fa. In più, in questa terra – dice il vicesegretario generale della Cgil – abbiamo un problema drammatico: il più grande investimento pubblico, e cioè i giovani laureati e diplomati, lo consegniamo agli altri paesi, se ne vanno e non tornano più. Li diamo alla Merkel, all’Inghilterra e alla Francia e competono con noi. Senza questi ragazzi dell’era digitale, non riusciremo a tenere le nostre catene del valore, quelle innovative. Abbiamo bisogno di investimenti strutturali per creare lavoro, altrimenti si vede il Sud come l’area per fare solo assistenza, e così l’Italia non può funzionare». Per Colla «Il Sud è la più grande opportunità per lo sviluppo del paese. Con il raddoppio del Canale di Suez, sta venendo su il mondo, l’Africa e l’Asia saranno i due continenti che cresceranno di più, e se non prendiamo quel movimento ci resta solo un’assistenza che prima o poi non si riuscirà più a fare. Quando si spegne la luce, c’è un problema di tenuta democratica e coesione sociale. Le campagne elettorali – osserva il vicesegretario generale della Cgil nazionale – finiscono, ma il pensare il paese nel futuro vuol dire avere un’idea corretta nel rapporto con la gente». In questo contesto anche Colla sottolinea la strategicità del proto di Gioa Tauro, il cui sviluppo – afferma – «è fondamentale. Si prenda la Via della Seta: quelli fanno l’investimento al Pireo, hanno triplicato gli investimenti e l’occupazione, stanno acquistando Savona e guardando a Trieste. Gioia Tauro era lì, è la porta più conveniente: noi dobbiamo utilizzare Gioia Tauro per la Zes, per far diventare quel porto la porta del Mediterraneo dell’Europa, non solo dell’Italia. Se guardiamo dalla Val Trompia questo paese, è come un pontile che entra nel mare, e vedo Gioia Tauro, Napoli, Taranto. Abbiamo salvato la siderurgia – ricorda il vicesegretario generale della Cgil – perché c’era il porto di Taranto. Se questi porti non li facciamo diventare patrimonio per il paese, non la risolviamo con il reddito di cittadinanza, perché prima o poi questo paese l’assistenza non è in grado di farla. Chi progetta Natale tutto ‘anno progetto un inganno. Noi abbiamo bisogno di creare lavoro e di far sentire la gente di questi territori utile al paese e al suo futuro. Non possiamo più permetterci di avere territori con la disoccupazione al 50%: il paese così – conclude Colla – non regge». (redazione@corrierecal.it)





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