Il sentiero (strettissimo) imboccato dal Pd

L’identikit del candidato governatore. Il controllo di Oliverio sul partito. I protagonisti che si marcano tra loro (anche dietro le quinte). Da dove ripartono i dem nel tentativo (difficile) di ritrovarsi

di Pablo Petrasso
LAMEZIA TERME Solo il tempo, e non ce n’è molto, dirà quanto è stretto il sentiero imboccato dal Partito democratico nella notte tra venerdì e sabato. Solo i prossimi mesi chiariranno se il compromesso trovato alla fine della lunga riunione lametina sia un “tirare a campare” o l’inizio di un cambio di passo nei rapporti politici tra le correnti (che, nella serata del T-Hotel, più che correnti sono sembrate fazioni). Proposte alla fine della serata: una discussione sui risultati della giunta Oliverio prima di scegliere il nuovo candidato e l’individuazione di un nucleo che affianchi il commissario Stefano Graziano per vagliare alleanze, civiche e non, in vista delle prossime Regionali. Si parte da qui, ma attorno al tavolo (possibilmente «disarmati», ha chiesto il vicesegretario nazionale Andrea Orlando) ci si accomoderà da posizioni che più distanti non potrebbero essere.


L’IDENTIKIT DEL CANDIDATO L’identikit del candidato ideale tracciato da Orlando è una personalità «sostenuta dal Pd ma non del Pd», come Franco Roberti, il capolista alle Europee ed ex procuratore capo della Dna. È un candidato che aiuti il partito a non essere più percepito come establishment e renda possibile il ricambio generazionale (era una delle pre-condizioni poste da Oliverio prima della candidatura nel 2014), che realizzi l’equilibrio «tra rinnovamento e proposta politica» che i dem nazionali considerano vincente.

CHI CONTROLLA IL PARTITO Partendo da queste premesse, comunque, Orlando non ha chiuso a Oliverio. Tutt’altro. Gli applausi all’arrivo, il numero preponderante di interventi in suo favore, il sostegno dei sindaci: nella notte di Lamezia, il governatore ha dimostrato al vicesegretario che andare a una rottura significherebbe perdere il controllo del partito in Calabria e una grossa fetta di consensi. Dunque si discute: perché è giusto analizzare i risultati di cinque anni di governo e perché lo impone il contesto. E si discute con un governatore che, stando al numero e al tenore delle uscite ufficiali, si ritiene in piena corsa. Oliverio ha organizzato quattro incontri in una manciata di giorni per presentare i risultati della “sua” Regione. Ha ottenuto endorsement da diversi sindaci del Pd, con Giuseppe Falcomatà in testa. Per Giuseppe Aieta i risultati della giunta sono addirittura «epocali». Il campo dei suoi sostenitori non sembra affatto predisposto a un passo indietro.

COSA SI MUOVE DIETRO LE QUINTE Anche perché, in un partito in cui tutti si marcano e cercano di evitare sgambetti, Oliverio sa che dietro il richiamo al civismo si agitano in molti. E forse non è un caso che una stoccata – seppure indiretta – il governatore l’abbia riservata ad Agazio Loiero. «Sono stato alla ricerca di luoghi di confronto con i sindaci e i circoli, che ho chiamato sempre, a differenza di altri che, all’indomani di varie elezioni, hanno annunciato subito partiti personali: io non ho mai pensato di organizzare truppe di carattere personale, perché ho una storia politica che rivendico con orgoglio, la storia di un’appartenenza a soggetti politici». Si può interpretare come un riferimento al “partito personale”, il Pdm, fondato da Loiero all’indomani del successo elettorale del 2005? Ed è forse una stilettata all’attivismo sotto traccia dell’ex presidente della giunta regionale?


REALTÀ E PERCEZIONE Non è l’unico incrocio tra Oliverio e Loiero. Ce n’è anche uno che interseca le loro parabole politiche al crepuscolo delle due legislature. Loiero, nel 2010, scelse di ricandidarsi (e la spuntò) proprio partendo da un’analisi di quanto fatto nel corso della legislatura. Muovendo dai risultati raggiunti (in testa la creazione della Stazione unica appaltante e il no al megaprogetto di Europaradiso a Crotone), il governatore uscente decise di scendere in campo con forza. È un approccio simile a quello mostrato da Oliverio e dai suoi sostenitori. Il governatore (e non soltanto lui) parla spesso del lavoro intrapreso per buttare giù le lobby che comandano alla Regione. Le parabole – ci limitiamo a un’analisi della fase pre-elettorale – non sono molto diverse. Ma sulla distanza tra realtà e percezione ragiona – dopo la sconfitta alle politiche – proprio Orlando. «Quando abbiamo stabilito che la Calabria è stata governata benissimo, abbiamo la certezza di vincere le elezioni – è il ragionamento dell’ex ministro della Giustizia –? Io ho fatto parte di un governo che sembrava lanciato e non è andata bene. Il punto è: in questa fase storica i cittadini votano solo per come si governa o per altre variabili che vanno affrontate insieme?». Per valutarlo servirà fare ciò che tutti nel Pd si propongono da mesi, forse da anni: stare tra la gente. Un’urgenza ribadita anche venerdì notte, nel chiuso di un albergo, nel corso di un’estenuante assemblea in cui erano iscritte a parlare decine di dirigenti. (p.petrasso@corrierecal.it)







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