Danilo Rea incanta il Politeama

La prima stagione sinfonica del teatro di Catanzaro si chiude in bellezza con il pianista jazz di fama internazionale

di Maria Rita Galati
CATANZARO Quando il jazz incontra la musica sinfonica, lettura e improvvisazione si incrociano in modo equilibrato, con la necessaria libertà di rispettare tanto l’estrosità del pianista quanto le regole dell’orchestra che suona List e Tchaikovsky, dalla stretta delle note non può che scivolare fuori una combinazione di emozioni e armonia. La prima stagione sinfonica del teatro Politeama “Mario Foglietti” – nata dall’intesa con l’Istituto superiore di studi musicali “Tchaikovsky” di Nocera Terinese, diretto dal maestro Filippo Arlia – si chiude in bellezza con Danilo Rea, pianista jazz di fama internazionale. Un artista straordinario che con curiosità ed eleganza ha saputo immergersi e lasciarsi contagiare dalle tutte le forme musicali possibili regalando al pubblico sempre eleganti esecuzioni e produzioni, con un segno emozionale non indifferente. Come è successo anche sabato sera nel corso di un concerto con l’Orchestra filarmonica della Calabria diretta da Arlia: “E il vento ti ascolterà”, “Fiori di Neve”, Giulia Morik” e “My man”, hanno accompagnato un applauditissimo ritorno sul palco in cui, variando il ritmo come ha fatto con la sua vita di musicista diplomato al Conservatorio di Santa Cecilia. Rea ha vissuto in pieno la crescita del jazz in Italia dagli anni Settanta in poi, quando alle intuizioni dei padri nobili formatisi nell’era dello swing si sono aggiunti anche da noi, dentro il linguaggio nato nel 1917, i portati innovativi tipici nel mondo della modernità del jazz. Studi classici, pop e rock seguendo il suo mantra: «Ogni improvvisazione deve restare aggrappata a una melodia. È lei il contatto. Il ponte con chi ti ascolta».
Quando ritorna sul palco, due volte, sue mani si incrociano sui tasti per incantare con melodie che fanno parte della vita e dell’anima di tutti, prima di tutto la musica di Fabrizio De Andrè, alla sua maniera. Del resto, in una recente intervista ha avuto modo di sottolineare: «Togliendo il testo resta la musica, e in De André ci sono melodie stupende. Aggiungo del mio, cercando di non spezzare quella magia». E così è stato.
Una stagione sinfonica di grande livello e fascino, che ha saputo conquistare Catanzaro in un crescendo di partecipazione e fidelizzazione. È grazie al talentuoso direttore d’orchestra e brillante musicista Arlia – affermato a livello internazionale, portando lustro alla Calabria nel mondo e il Conservatorio a Catanzaro visto che l’ente musicale nel Capoluogo di regione mancava – che il sogno di una Orchestra filarmonica della Calabria diventa una realtà sempre più concreta, capace di affascinare e coinvolgere un ampio pubblico. In platea e sui palchetti, con grande soddisfazione del sovrintendente della Fondazione Politeama, Gianvito Casadonte, in prima fila con il direttore generale Aldo Costa, si attesta la presenza coinvolta sempre più di giovanissimi che si lasciano conquistare dalla musica classica. Ricordando il maestro Franco Zeffirelli, che su quel palco diresse l’Aida.
L’esecuzione di Rea si incastona tra l’Overture-Fantasia “Romeo e Giulietta” (Tchaicovsky), il Poema sinfonico n.3 “Les Preludes” (List) e il saluto dell’Orchestra sinfonica della Calabria per una buona estate al suo pubblico che si delizia e canticchia ammirando anche le immagini del film Vincent Minnelli con Gene Kelly proiettate nel grande schermo che si cala sulle tavole del palco animato da strumenti e musicisti.
«Il nostro obiettivo – ha sempre sottolineato il direttore dell’Orchestra Filarmonica – è anche quello di avviare le attività di una Orchestra stabile. Nella nostra regione ci sono circa 4 mila giovani che studiano nei quattro conservatori esistenti, senza un’orchestra stabile dove poter esercitare la propria professionalità saranno costretti a lasciare la Calabria che sarebbe impoverita di cervelli e talenti. È quello che ci prefiggiamo di scongiurare». Ancora una volta Arlia ha dimostrato che la musica classica è molto più attuale di quanto si crede: anche i compositori del passato, anche quelli più lontani possono dire molto ai giovani. La musica classica ha solo bisogno di reinventarsi con i giovani. «Un popolo che ascolta musica classica è un popolo civile, un ragazzo che esce per andare a comprare un disco di musica classica difficilmente un domani avrà la tentazione di andare a rubare in banca, è una questione di forma mentis», ripete sempre con il suo sorriso contagioso Arlia, che nell’aria con la sua bacchetta disegna un futuro sempre più presente. (redazione@corrierecal.it)







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