Catanzaro, “ricette” nazionali per il futuro dell’area di Giovino

Abramo e l’amministrazione si confrontano con gli esperti degli Ordini e delle categorie professionali sullo sviluppo del “polmone verde” del capoluogo. Il sindaco ribadisce: «Non ci sarà nessuna cementificazione»

CATANZARO Ambiente, natura, cultura, turismo: sono le chiavi di volta del futuro di Catanzaro, che passa attraverso la valorizzazione dell’area di Giovino, straordinario “polmone” sulla costa jonica al centro di un dibattito che supera i confini regionali. Il sindaco Sergio Abramo, dopo aver insediato un tavolo di concertazione con le forze culturali, economiche, sociali e professionali del territorio, chiama a raccolta i massimi esperti nazionali per definire un’idea progettuale che faccia del capoluogo di regione un polo di attrazione. Un confronto lungo tre ore da quale l’amministrazione cittadina raccoglierà contributi e proposte da far confluire in una pianificazione concreta sull’area di Giovino. «Un’area che vogliamo preservare assolutamente», dice Abramo: «Già ho detto chiaramente, bocciando in passato varie lottizzazioni, che non voglio realizzare villaggi turistici o seconde case ma un’ideale progettuale che la valorizzi sul piano turistico e la preservi sul piano ambientale. Ho deciso di invitare i presidenti degli Ordini professionali, le categorie, le associazioni ambientalistiche per capire – spiega ancora il sindaco – se c’è un’idea progettuale da cui trarre un indirizzo per uno studio di fattibilità». Tanti gli interventi che si susseguono nel dibattito moderato dal presidente dell’Ordine dei giornalisti, Giuseppe Soluri. Giuseppe Capocchin, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli architetti, spiega: «Stiamo parlando di un’area molto vasta, e ci interessa capire come si muove l’amministrazione. Analizzando esperienze internazionali, abbiamo visto che le città e i territori sono in competizione: la competizione vince dove si creano qualità della vita e posti di lavoro, e in Italia, c’è la certezza dei tempi di esecuzione delle opere. Noi – prosegue Capocchin – riteniamo che il contenimento del consumo di suolo non si fa semplicemente con una legge, ma anche con politiche fiscali che favoriscano la rigenerazione, e questo all’estero è normalità». A sua volta, Carmela Pecora,  componente del Consiglio nazionale dei dottori agronomi e forestali, rimarca: «Dobbiamo avere la forza non solo progettuale ma anche di concertazione tra tutti gli stakeholder, la forza di saper coniugare l’aspetto ambientale, quello economico e  quello sociale». Secondo Francesco Violo, segretario nazionale dell’Ordine dei geologi, «l’area di Giovino ha una grande valenza paesaggistica, pertanto il compito principale,e  anche arduo, che ha l’amministrazione di Catanzaro è quello di preservarla. Nel campo della pianificazione adesso si punta non più sul consumo di suolo ma sulla rigenerazione e la riqualificazione urbana cercando di preservare le aree libere, da farne anche una grande risorsa». Gerlando Cuffaro, presidente dell’Ordine degli ingegneri di Catanzaro, ringrazia  il sindaco Abramo e l’amministrazione comunale «per l’apertura agli ordini, alle categorie, alle associazioni e per il coinvolgimento anche delle forze di opposizione, perché una proposta più è condivisa più è ricca di contenuti!, quindi rimarca: «Insieme alle altre  categorie, abbiamo ipotizzato un’area che sia volano non solo per la città ma per l’intera regione, un’area ancora vergine che ha bisogno di una previsione giusta, che deve mantenere il valore ambientale e paesaggistico e al contempo – aggiunge Cuffaro – sposare la possibilità di un’economia diffusa. Non si può pensare a realizzare costruzioni, fabbricati, nuovi insediamenti edilizi, ma neppure strutture ricettive nel senso stretto del termine perché queste non portano benessere». Al dibattito porta il suo contributo anche Josep Ejarque, esperto di programmazione e marketing turistico-territoriale di Confindustria-Federturismo: «Oggi per fare turismo non basta essere una città o avere un territorio, è necessario avere un prodotto e una destinazione. E allora la scommessa che deve fare Catanzaro per diventare destinazione turistica è decidere che tipo di prodotto turistico vuole organizzare. Il turismo del territorio ormai non funziona più, perché il mercato cerca il prodotto, le attività, le esperienze: pertanto – prosegue Ejarque – la strategia che dovrebbe avere Catanzaro come destinazione deve tendere a questo». A parere di Sergio Stumbo, del Centro studi turistici di Confesercenti, «l’amministrazione deve fare il suo corso così come organizzazioni come le nostre devono fare il loro compito nell’accompagnamento allo sviluppo economico del territorio. Catanzaro a mio avviso ha la necessità di costruire molto sull’identità di capoluogo di regione».  Infine, il punto di vista del vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini: «La Calabria – sostiene – è una delle regioni nelle quali c’è stata una maggiore devastazione del territorio, almeno il 60 per cento della costa è ormai completamente trasformata da case, alberghi, residence, porti. Dobbiamo tutelare quello che rimane. Catanzaro ha ancora la fortuna di avere un patrimonio libero vicino al mare e dobbiamo salvaguardarlo: questo ovviamente non toglie che si possa ripensare il patrimonio edilizio esistente o diversificare l’offerta, puntando su un turismo non stagionale e comunque di qualità. Questa – annota Zanchini – è la ricetta che in altre parti d’Italia ha pagato creando sviluppo e lavoro». Al dibattito intervengono inoltre anche i rettori dell’Università di Catanzaro, Giovambattista De Saro, e di Cosenza, Gino Mirocle Crisci, e Tommaso Manfredi, direttore di Dipartimento dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, quindi è Abramo a tirare le somme. Il sindaco ribadisce: «Il mio intento è condividere il futuro di Giovino con tutta la città. Non ho nessuna intenzione di fare speculazioni urbanistiche: politicamente, si è voluto fare una polemica inutile perché è sotto gli occhi di tutti che noi ci stiamo aprendo e confrontando con tutti per capire qual è la soluzione migliore per quell’area. Per questo – rimarca Abramo – vogliamo avere il contributo di grandi esperti nel settore turistico: non vogliamo sbagliare, non si può sbagliare, perché è l’ultima opportunità che abbiamo per Catanzaro. Raccoglieremo i contributi, le istanze e le proposte che arriveranno dagli Ordini, verranno elaborate nel tavolo di concertazione con gli Ordini di Catanzaro, verrà avvisata la collettività per capire cosa ne pensa la città, poi potremmo affidare un incarico per uno studio di fattibilità ma questo – specifica Abramo – avverrà nel momento in cui avremo le idee chiare sull’indirizzo da dare a quest’area fondamentale per lo sviluppo di Catanzaro». (antcant)







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