Coraggio e irriverenza nei confronti del potere. “Mediterraneo” premia Paolo Pollichieni – VIDEO

Nel Complesso monumentale San Giovanni il riconoscimento per un grande giornalista. Il direttore del Corriere della Calabria Paola Militano: «Aveva un’autentica passione per la verità». Il procuratore Gratteri: «Eravamo liberi perché senza padroni. È sempre stato vicino alla giustizia e alla verità». L’arcivescovo Bertolone: «Da lui dobbiamo apprendere la capacità di saper discernere il bene dal male»

di Maria Rita Galati
CATANZARO La notte del solstizio d’estate catanzarese è calda e incredibilmente senza vento, a Catanzaro. Nel cuore del chiostro del Complesso monumentale San Giovanni campeggia il sorriso di Paolo Pollichieni. Aperto, sornione, amaro, abbozzato, accennato, malizioso: ma sempre affettuoso e amichevole se rivolto alle persone che avevano il privilegio di entrare nel suo cuore. Lo apriva sempre, senza aspettare che si chiedesse permesso con quella generosità autentica che lo contraddistingueva, mosso da sentimenti che declinava nella loro intensità, senza sfumature.
Ogni fotogramma del contributo video realizzato dalla redazione del Corriere della Calabria e de l’Altro Corriere TV è una fitta in mezzo al petto, struggente promemoria di un vuoto impossibile da colmare e nello stesso tempo alla responsabilità quotidiana da lui ereditata: quell’autentica passione per la verità che per ogni giorno della sua vita, fino allo scorso 6 maggio, «ha avuto il coraggio di cercare, trovare e raccontare».

Lo dice con la forza dell’affetto e tutto il peso della mancanza del grande amico e del riferimento saldo, il direttore ed editore del Corriere della Calabria, Paola Militano che ieri sera davanti a una platea gremita e commossa ha ritirato, per conto della famiglia, il Premio Mediterraneo istituto dall’editore e dalla redazione del mensile Mediterraneo e dintorni, Emanuele Bertucci, per festeggiare il primo compleanno della rivista che da 12 mesi porta avanti la mission di raccontare la Calabria positiva. Tra i riconoscimenti pensati per le cinque sezioni – Cultura, Turismo, Arti, eventi e società (che richiamano l’impostazione in cui si articola il mensile), il premio speciale alla memoria di Paolo Pollichieni è l’ennesimo tributo a un grande giornalista, cronista e direttore di testate calabresi e nazionali, che ha saputo raccontare con la sua penna straordinaria la Calabria senza sconti, e quindi nella sua bellezza autentica, capace di splendere nel bene e distinguersi nel male.
«Paolo era spinto da un amore incondizionato per la sua terra, che non ha mai lasciato, facendo la spola continuamente tra Roma e Calabria – afferma Paola Militano, chiamata sul palco dalla collega giornalista Rosalba Paletta che ha condotto la serata affiancata dal direttore della rivista, Fabio Lagonia, e dalla grafica Barbara Rotundo –. Non ha mai lasciato la Calabria nonostante tutto. Paolo nutriva un’autentica passione per la verità e aveva soprattutto il coraggio di cercarla, di trovarla e di raccontarla, un esercizio assai complicato in una terra come la Calabria. L’ha fatto fino alla fine perché ha sempre creduto nel suo lavoro che considerava una responsabilità e un privilegio, perché rispettava i suoi lettori. Spetta a noi ora portare avanti questo coraggio della verità. Intanto dico grazie a nome della famiglia, che voleva essere qui stasera ma non è stato possibile – ha detto ancora Paola Militano –. Dico grazie a nome dei colleghi del Corriere della Calabria all’organizzazione, all’editore, al direttore, alla sua redazione. E dico grazie a Paolo: è stato un privilegio conoscerti e lavorare con te».

A consegnare il premio – un ulivo simbolo del Mediterraneo realizzato dal maestro orafo Michele Affidato – è il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, grande amico di Paolo. «Quello che ci accomunava era di essere scostumati, nel senso di essere irriverenti al potere – racconta il procuratore Gratteri –. Ha imparato a fare il giornalista di cronaca andando sempre sul posto, mentre oggi si fa il giornalismo per telefono o per email, spesso si copiano le veline che scrivono le Procure o le agenzie. Lui arrivava anche prima delle forze dell’ordine, sapeva tutto e soprattutto non favoriva mai i mafiosi, perché oggi molti giornalisti pur di fare uno scoop bruciano le indagini». Frammenti di vita consegnati a tutte le persone che, anche senza conoscerlo, hanno pianto Pollichieni e già rimpiangono la sua lucidità, la sua schiettezza, quella sua capacità di vedere oltre per spiegarlo con franchezza e senza schermi.
«Mi rattrista pensare che non c’è, perché quando ci vedevamo ci raccontavamo tutto, eravamo davvero uniti, dissacranti nei confronti di chi detiene il potere, eravamo liberi perché non avevamo padroni – racconta ancora Gratteri –. Da Locri è arrivato a fare il direttore di testate importanti, e secondo me poteva aspirare a testate ancora più importanti, perché sapeva dirigere e descrivere quello che accadeva. È stato molto vicino alla giustizia e alla verità perché ha avuto il coraggio di essere rivoluzionario andando anche controcorrente. Aveva capito quello che stiamo facendo alla Procura di Catanzaro: noi abbiamo in testa un’idea, un progetto e lui con i suoi scritti lo ha sostenuto. Io sono ottimista e sono profondamente convinto che siamo sulla strada giusta, perché sempre più persone, funzionari, operatori della sanità vengono da noi a denunciare, perché i calabresi non sono masochisti, ma non sapevano con chi parlare e ora lo sanno».

L’intervento di monsignor Vincenzo Bertolone

E al fianco del Procuratore Gratteri non poteva mancare un altro grande amico di Pollichieni, che Paola Militano – nel richiamare la passione che aveva per la verità e il coraggio – ha incitato a salire sul palco: l’arcivescovo metropolita della Diocesi di Catanzaro-Squillace, monsignor Vincenzo Bertolone.
«Provo molta commozione, ho un’immagine di Paolo sul tavolo come fosse un santino che mi richiama a questi ideali. Stasera – ha detto Bertolone – quello che mi piace ricordare è la vena ironica che non l’ha mai lasciato, nemmeno gli ultimi giorni di vita: questo è uno dei segni dei grandi uomini. Da quest’uomo dobbiamo apprendere la capacità di saper discernere il bene dal male, in una Calabria dove spesso tutto è grigio di saper separare il bianco e il nero, è il messaggio più bello che ci ha lasciato se vogliamo cercare la verità con passione, amore e rettitudine».
La giuria del premio ha voluto tributare un premio speciale anche al procuratore Gratteri, partendo dalla straordinaria azione di formazione ed educazione alla legalità che conduce incontrando gli studenti. «Vado nelle scuole da più di vent’anni, cerco di parlare ai ragazzi e mettere nella testa il tarlo del dubbio, spiegando che non è conveniente delinquere, che non è conveniente fare gli ‘ndranghetisti, perché chi entra in ‘ndrangheta pensando di arricchirsi, pensando di acquisire potere, entra morto di fame e ne esce morto – ha detto ancora Gratteri –. Abbiamo bisogno di una scuola a tempo pieno, dove i ragazzi stiano il più possibile a scuola. In una casa normale mediamente stanno davanti al televisore a vedere trasmissioni stupide o su Facebook, ore intere e non studiano. Se provengono da una famiglia mafiosa, vanno a casa e si nutrono di ideologia, di modo di pensare, di quell’humus mafioso. Quindi abbiamo bisogno di una scuola in cui la mattina si insegnino gli strumenti per capire il mondo degli adulti e il pomeriggio ci si educhi a stare assieme. Per questo – ha concluso Gratteri – è importante andare nelle scuole, se iniziamo da oggi abbiamo bisogno di vent’anni per vedere risultati».
Una serata densa di emozioni, nel ricordo di Paolo, per il primo premio Mediterraneo che ha visto anche salire sul palco Simone Santi, al quale è andato il Premio della sezione Società per il progetto Colors; Roberto De Candia e il premio Caccuri per la sezione Cultura; all’archeologa Ilaria Fiore che ha raccontato la Napoli sotterranea il premio della sezione Turismo (ritirata dal papà Giuseppe, ex capo della squadra mobile di Napoli oggi questore ad Ascoli); Gianvito Casadonte, Chiara Giordano e Tonia Santacroce per la sezione Eventi e Massimo Sirelli e i suoi robot creati con materiali riciclati per la sezione Arte. A rendere ancora più piacevole la serata, la voce meravigliosa di Rossella Ruini, Laura Celletti, Francesca Romana Tiddi e Claudia Coticelli, le soprano de Incanto Quartet. (redazione@corrierecal.it)





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